05 luglio 2020

Cultura

Chiudi

03.10.2015

Vitturi, dal sacro all'amore per Verona

Verona e ponte della Vittoria in un'opera di Vitturi
Verona e ponte della Vittoria in un'opera di Vitturi

Albano Vitturi (Verona 19 dicembre 1888 - San Bonifacio 11 agosto 1968): presente alla Biennale di Venezia (sotto giuria, ma anche su invito) del 1924, 1926, 1930, 1934, 1935, 1936, 1948; alla Prima Quadriennale di Roma del 1931; alle mostre di Ca'Pesaro della Fondazione Bevilacqua La Masa 1923 (invitato da Semeghini e Zamboni), 1924, 1925, 1926, 1927, 1928, 1929, 1932, 1934, 1939, 1943 e alla Biennale di Verona dal 1921 ininterrottamente fino all'ultima del 1961, spesso chiamato a far parte della commissione di accettazione. Nella grande e completa mostra antologica del 1991 (Palazzo Forti 15 marzo - 12 maggio 1991, catalogo A. Mondadori) erano chiari il percorso e i periodi della sua sessantennale attività di pittore colto, sensibile e sempre attento alle novità: era stato prima assistente quindi vicedirettore del museo civico di Castelvecchio; si era laureato in Giurisprudenza a Padova, il 14 novembre 1927 con la tesi «Per migliorare il nostro commercio di riproduzioni d'arte»; e, soprattutto nei primi anni Venti, aveva compiuto numerosi viaggi in Italia, a volte accompagnato dagli amici artisti del futuro "Gruppo Veronese", annotando le impressioni su piccoli album e quaderni che hanno sempre accompagnato, insieme con annotazioni critiche, la sua ricerca pittorica.Un primo periodo quasi esclusivamente dedicato all'aeropittura (come Guido Trentini, Umberto Moggioli, Angelo Zamboni a ciò chiamati dalle esigenze belliche di verifica dall'alto del territorio) che va dal 1916 al 1920, con alcune tele dedicate al suo servizio militare in Albania (puntualmente raccontato nel diario di guerra pubblicato nel catalogo del mostra del 1991) come Marcia sulla neve e Verso Valona- Serbi in ritirata del 1916.Segue un secondo periodo dedicato ai temi della pace e della ritrovata serenità con il rientro in patria: Siesta (1920), Vendemmia (1921), Il cieco e Cortili (1922).Album di guerra del 1922 anticipa il terzo periodo, nel quale Vitturi, recuperando una solida classicità dell'impianto (era attento lettore della rivista "Valori Plastici") e una visione incantata di quanto dipinge, si accosta al movimento europeo criticamente definito "Realismo Magico", con alcune tele, più volte esposte in mostre nazionali (e riportate anche nella prestigiosa collana Electa dedicata alla pittura del Novecento, tomo Primo) quali Madre e figlia (1924) Donne e violini (1925). Sono questi gli anni, fino circa alla metà degli anni Trenta, che vedono Vitturi realizzare una serie di tele di sicuro successo critico (lo segue con attenzione Giuseppe Marchiori, ed Ugo Nebbia stronca de Chirico ed esalta Vitturi per la tela Madre e figlia alla Biennale di Venezia del 1924): Cartoccio di frutta e Pinocchio del 1926: temi che i pittori veronesi riprenderanno più volte. Ed una luminosa serie di paesaggi marini quali Spiaggia assolata (1929) e Tele sulla spiaggia 1930.Quindi il periodo più singolare che copre circa un quinquennio: sulla scorta di una rilettura di Nolde e Ensor, Vitturi dipinge una serie di tele dedicate al sacro (per questo, con il saggio critico di Cortenova, questi quadri furono esposti alla VII Biennale d'Arte Sacra di San Gabriele per la Fondazione Stauros Italiana), da Ultima cena del 1934 a San Sebastiano del 1935 a Ingresso in Gerusalemme dello stesso anno: un tema su cui Vitturi ha lavorato a lungo con riprese ad olio e una ricca serie di disegni a inchiostro e a matita, preparatori, secondo un suo costume per il quale elaborava le bozze della tela ad olio indicando anche i colori che avrebbe usato. E una intrigante stupenda tela del 1935/36 (esposta alla Biennale di Venezia del 1936, ma non in catalogo): L'Arca di Noè, argomento decisamente controcorrente, pensando che quelli sono gli anni della massima adesione al regime e Vitturi, invece, con doviziosa ricchezza di particolari (e una copiosa serie di disegni preparatori) pensa al diluvio universale!Quindi l'ultimo periodo che si apre con le riprese dalla grafica veronese dell'Ottocento (Piazza erbe e Allarme in piazza Erbe del 1943) e l'amorosa attenzione alla campagna di Colognola ai Colli dove passava frequenti periodi. Quasi in contrapposizione con il tema agreste, le ultime tele dedicate al freddo delle grandi città, come una tela del 1965: Cemento e asfalto. Dal primo olio, Ritratto del 1904 a quest'ultima tela sono trascorsi più di sessant'anni, di questo artista che, insieme con Orazio Pigato, Angelo Zamboni e Guido Farina aveva formato quello che la critica nazionale (Corriere della Sera, L'Ambrosiano, L'Italia Letteraria) per alcuni anni aveva definito "Gruppo Veronese": insieme dal 6 al 21 aprile 1931 avevano esposto alla prestigiosa galleria milanese del Milione, con chiaro successo di critica: per Guido Farina anche di vendite, non per Vitturi che non amava separarsi dai suoi quadri e, per questo, dichiarava cifre decisamente esagerate.o

Francesco Butturini
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Necrologie