23 settembre 2019

Cultura

Chiudi

13.07.2013

Sparirà la casa dei murales di Blu

Il dipinto murale di Blu nel 2007 in via Cesari (Borgo Venezia)
Il dipinto murale di Blu nel 2007 in via Cesari (Borgo Venezia)

Ha scelto di chiamarsi Blu il più famoso writer italiano, oggi tra i più quotati al mondo. La sua vera identità la conosce Francesco Pandian di Artericambi, che lo chiamò alla sua galleria di ricerca e sperimentazione artistica in Borgo Venezia nel 2007. «Aveva allora 27 anni, Andrea», dice Pandian, ma non rivela il cognome, «era molto timido, non ancora famoso nel mondo com'è oggi. Lavorò a volto coperto per tre giorni, anche sotto la pioggia battente, per realizzare il dipinto murale che poi donò a Verona. Blu viveva nella mia galleria, dormendoci di notte nel suo sacco a pelo». Quel gigantesco dipinto — uno degli umanoidi tipici di Blu, dai connotati sarcastici o drammatici — ora non c'è più. O meglio: c'è ancora, ma sotto la mano di tinteggiatura che l'ha ricoperto, sulla facciata dell'edificio in via Antonio Cesari che ospita Artericambi. È una palazzina sorta su una villa in stile razionalista, fatta costruire in una traversa di viale Venezia nel 1929 dalla famiglia Bonazzi e riedificata nel primo dopoguerra. Dell'edificio originale restano solo i seminterrati, ora sede della galleria Artericambi: furono rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, poi magazzino veronese della Ferrero (la bellissima scritta-logo della ditta dolciaria, nel cortile, è stata coperta da una mano di bianco: genius loci) infine tipografia. «Entro l'anno dovremo andarcene», dice Pandian, «e come noi gli altri inquilini». Segno probabile di una imminente demolizione, che farebbe definitivamente sparire anche il dipinto. L'omone di Blu, in effetti, non è stato fortunato. «Pare che delle signore si fossero lamentate con il padrone di casa», ricorda Pandian, «sostenendo che quell'immagine turbava i loro figli. Così, dal 2010, è arrivata la vernice grigia a coprire tutto». Blu aveva dipinto a tempera, con pennelli e rulli montati su bastoni telescopici, tecnica che gli ha permesso di ingrandire smisuratamente la superficie pittorica. Per tre anni, chiunque passasse da via Fiumicello non poteva non soffermarsi a guardare quel gigantesco uomo corazzato, con un laccio giallo in mano, alla ricerca di prede immaginarie. «Quel murale introduceva una mostra», prosegue il gallerista, «in cui esponevo otto disegni su carta, sempre di Blu. Li ho venduti tutti. Allora costavano 700 euro, oggi ne valgono 7.000; i suoi murales, invece, vengono pagati centinaia di migliaia di euro». Oppure, a Verona, cancellati. Dopo aver condiviso la sua creatività con altri giovani writers — Dem, Sweza, Run, ma soprattutto Ericailcane, compagni di incursioni pittoriche notturne — Blu inizia nel 2005 il suo viaggio nel mondo. A Bologna, dove Blu è cresciuto (si dice che sia nato a Senigallia, Ancona) i suoi murales tappezzano i muri della stazione, sono nei quartieri e nei centri sociali; a Milano, sulla facciata del PAC, alla Bicocca e alla stazione di Lambrate. La critica ai governi e alla società consumista ispira i suoi lavori. Come in uno dei suoi capolavori, ribattezzato dalla stampa l'Hombre Banano, richiamo alle lotte per i diritti dei bananeros, in un luogo simbolo del Nicaragua, l'Avenida Bolivar. In Brasile, a San Paolo, Blu realizza un murale in cui Cristo Redentore, simbolo di Rio de Janeiro, è sommerso da una montagna di armi da fuoco; a Lima, in Perù, sull'intera facciata di un palazzo storico nell'Avenida Arenales, narra la storia del continente Sudamericano, segnato da conquistadores antichi e moderni. Non poteva mancare il muro di Palestina, simbolo del conflitto che da anni insanguina quei territori: là lo street artist dipinge un ragazzo che cerca di abbattere il muro con un dito. L'Europa non è da meno; Spagna, Germania, Portogallo e numerosi paesi dell'Est conservano sue opere famose, ma pure i musei se lo contendono. A Londra, nel 2008, è invitato dalla Tate Modern a dipingere una grande porzione della facciata del museo. Ma l'universo artistico di Blu va oltre la strada completandosi con un sapiente uso del mezzo digitale. I suoi video (il più famoso si intitola Muto), sono cliccati da milioni di visitatori. Entrando nel blog blublu.org, da cui abbiamo preso le immagini di questa pagina, si scoprono schizzi, appunti visivi, note appuntate su quaderni che spesso fungono da canovaccio per le improvvisazioni su parete. Bozzetti delle tante opere che appaiono improvvisamente nel paesaggio urbano e che altrettanto velocemente possono sparire. Verona docet.

Maria Teresa Ferrari
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1