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V.V.B. PER LA VITA

21.11.2018

Offrono gioia
a piccoli malati

I volontari di Ops Clown (foto Marchiori)
I volontari di Ops Clown (foto Marchiori)

A volte un sorriso fa meglio di una medicina. E loro ne distribuiscono a piene mani ai bambini ricoverati in ospedale e agli anziani nelle case di riposo. Sono i volontari dell’associazione Ops Clown onlus, nata nel 2003 quando un gruppetto di amici diede vita all’associazione culturale Ridoridò. Obiettivo dei volontari era portare il sorriso e dedicare il proprio tempo tra le corsie degli ospedali. Loro la chiamano la terapia del sorriso.

 

Ops Clown è una delle cinque associazioni veronesi che beneficiano dell'iniziativa di solidarietà di Athesis «VVB».

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Nel 2009, con un cammino di clown in corsia sempre più delineato e con un’identità sempre più consolidata, il sodalizio diventa Ops Clown onlus per il Sorriso, un’associazione di volontariato a tutti gli effetti, con un preciso cammino formativo, che si svolge in sedi diverse, con cui si accompagnano i volontari per dar loro gli strumenti necessari per svolgere il servizio in ospedale.

 

La formazione è un punto focale dell’attività dell’associazione, che parte da un’attenta analisi delle capacità del candidato seguendone poi tutte le tappe necessarie. Alla fine una pallina rossa sul naso, vestiti in modo buffo, una gag e qualche magia: e diventano i clown che regalano un sorriso ai piccoli pazienti, ai loro genitori e anche ai pazienti adulti.
I clown volontari svolgono settimanalmente servizio nella Casa di riposo di Isola della Scala, Zevio e Bovolone e dal 2017 hanno seguito il trasferimento dei reparti di Pediatria, Oncoematologia Pediatrica e Chirurgia Pediatrica dal Policlinico di Borgo Roma all’Ospedale di Borgo Trento dove svolgono servizio con cadenza settimanale. La presidente è Elena Ferrari, nome di battaglia «Pan di Stelle», vicepresidente è Gianni Veronese Gianni «Budino», segretaria Diana Mesaroli «Guizzo», tesoriere Mirco Galbier «Birillo», consiglieri Filippo Zampieri «Pasticcio», Antonio Fochesato «Baracca» e Michela Bighellini «Briscola». In tutto l’associazione conta una sessantina di volontari, che si mettono in gioco di solito la sera nelle corsie ospedaliere.

 

Oltre all’attività in ospedale e nelle case di riposo, l’associazione collabora con le scuole primarie, quando ne fanno richiesta, per organizzare dei momenti formativi con i bambini. «Con il Progetto Scuole portiamo l’attività di clowneria nelle classi», spiega la presidente Ferrari. «L’obiettivo è creare coesione tra gli alunni, farli giocare con la fantasia per superare le difficoltà di relazionarsi tra di loro. A volte ci sono dei bambini che all’inizio restano in disparte, non vogliono partecipare ai giochi che proponiamo loro. Ma poi si “sciolgono“ e si divertono con gli altri. Ed è questa condivisione il risultato più bello».


Elena Ferrari «Pan di Stelle» ha 33 anni e nella vita fa la consulente per la qualità nelle aziende. Nata come scout, che ha svolto tra gli otto e i 18 anni, ha poi scelto di continuare a fare volontariato, avvicinandosi al gruppo dei clown. «All’inizio non è semplice», spiega, «perchè devi capire che clown sei, come ti puoi esprimere meglio. I corsi formativi, gli allenamenti, servono anche a questo. Ma soprattutto al volontario che vuol fare il clown con i bambini, ma anche con gli anziani, serve una sensibilità particolare».


Non tutti i candidati a diventare clown poi riescono ad arrivare in fondo. «Di solito gli aspiranti sono una trentina per corso, ma alla fine arrivano mediamente in una ventina», spiega «Pan di stelle». «Serve una motivazione molto forte, soprattutto per entrare a contatto con realtà come l’Oncoematologia pediatrica, e un’altrettanta grande capacità di intuire i sentimenti di bambini e genitori quando si entra in una stanza. Servono una grande cautela, molta attenzione e dolcezza. E anche una rigoroso rispetto delle regole sanitarie e igieniche. Bisogna essere preparati al fatto che in qual momento i piccoli pazienti non hanno nessuna voglia di giocare o di vedere qualcuno che non siano la mamma e il papà. E, per contro, bisogna essere pronti ad ascoltare i bambini come i loro genitori».


A volte si viene a contatto con situazioni così difficili e dolorose che i genitori si sfogano con i volontari, aprendo il loro cuore. A volte le degenze durano settimane, mesi, e i volontari di Ops Clown diventano delle presenza abituali, quasi rassicuranti. «Non ci stupisce il fatto che quando proponiamo di entrare in una stanza, con tutte le cautele necessarie, in punta di piedi, parlando sottovoce, ci dicono anche di no», aggiunge un’altra volontaria, Diana Mesaroli «Guizzo», che nella vita è logopedista. «Ma è altrettanto frequente che poi ci ripensino e ci richiamino indietro, magari solo per fare un saluto. E poi succede che i bambini cominciano a raccontarti tutto quello che sono bravi a fare, a disegnare, a giocare con il computer. Il nostro “lavoro“ è fatto di questi strumenti, empatia, ascolto, rispetto».


In una stanza dell’Oncoematologia pediatrica di Borgo Trento incontrano un adolescente di 14 anni, arrivato da qualche giorno. Si chiama Mirko, è uno studente di un corso professionale tecnico ed è bravissimo a suonare la chitarra. «Ci suoni qualcosa?» chiedono i clown. E lui sorride, prende la chitarra e suona un brano di un valzer spagnolo, incantando il suo compagno di stanza, che ha appena cinque anni, e lo ascolta stando in braccio al papà. Poi tutti applaudono, piano piano per non disturbare quelli delle stanze vicine, e lo «spettacolo» si conclude con molti sorrisi. 

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