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Una vita in circolo

30.04.2018

Tempo libero
formativo su
misura per le famiglie

I due coparroci: don Antonio Sona e don Pietro Pasqualotto
Il corso per imparare a costruire un presepe
I due coparroci: don Antonio Sona e don Pietro Pasqualotto Il corso per imparare a costruire un presepe

Don Antonio Sona è nato nel 1964 a Verona. È stato ordinato sacerdote nel 1989 e, subito, è stato destinato come curato nella parrocchia di Lugo di Grezzana, per due anni. In seguito è stato padre spirituale nel Seminario Minore per quattro anni; per sei anni, poi, è stato segretario del Vescovo. Quindi è tornato a Lugo come parroco, per altri sei anni e, dal 2007, guida la parrocchia di Lugagnano. Ci può dipingere un quadro del paese? «Lugagnano è abbastanza nuovo. Infatti fino al 1975 l’attuale territorio comunale era suddiviso su Sona, Verona, Bussolengo e Sommacampagna. La chiesa che noi chiamiamo nuova, anche se ha 65 anni, ora in territorio di Sona, era nel comune di Sommacampagna. Nel 1975 questo territorio trovò unità e fu trasferito sotto il Comune di Sona. Inizialmente il paese era piccolo. Nell’arco di 45-50 anni la popolazione è triplicata: oggi è un paese di novemila abitanti. L’economia era legata quasi esclusivamente all’edilizia e alla campagna; ma con il sopravvenire della crisi ne ha risentito e si sono evidenziate grosse difficoltà per il lavoro. Oggi possiamo dire che è un paese composito, un po’ disomogeneo perché la popolazione è la sommatoria di famiglie che provengono dai limitrofi San Massimo, Sommacampagna, Caselle e Bussolengo. È difficile da catalogare perché con 9mila abitanti, 3.300 famiglie...». Lei è qui da dieci anni. Che tipo di religiosità ha notato in questa gente? «Il cattolicesimo è radicato; gli stranieri, che sono circa 500, aderiscono ad altre confessioni o religioni. E parecchi frequentano le loro chiese di appartenenza andando magari a Verona. Noi calcoliamo che i praticanti che frequentano la messa della domenica si aggirino intorno al 20-25%, un po’ di più rispetto alle comunità vicine. Abbiamo una bella presenza giovanile anche in seguito alle “Missioni giovani”, curate dai “Servi di Nazareth”. Questo ha dato una buona vitalità alla realtà giovanile. Anche il Circolo Noi svolge una notevole attività». Come pensate di raggiungere coloro che non frequentano, visto che la missione della Chiesa è l’evangelizzazione? «Oltre alle missioni degli anni scorsi, visitiamo le famiglie. Fino a qualche anno fa questo era il compito principale. Ma ora siamo presenti anche nella scuola materna parrocchiale con sette sezioni e 160 bambini; la scuola è gestita dai genitori. E questo ci permette un incontro abbastanza frequente proprio con le famiglie». Veniamo alla catechesi... «Ha ancora una forma tradizionale con il catechismo settimanale, che si svolge nelle varie giornate della settimana. Mentre abbiamo conservato la formula delle classi per quanto riguarda la scuola primaria, alla scuola media proponiamo gruppi misti più ristretti rispetto alle sezioni scolastiche perché vogliamo rompere lo schematismo catechismo-scuola. La frequenza al catechismo coinvolge il 90% dei bambini che frequentano la scuola; abbiamo 70-80 bambini per ogni annata anche se notiamo un calo demografico. Gli adolescenti, dopo il percorso catechistico, mostrano alcune defaillances nella presenza». Come avete cercato di mantenere il contatto? «Impieghiamo i mesi di aprile e maggio nella preparazione degli adolescenti che desiderano fare gli animatori al Grest; per cui durante la stagione cosiddetta morta gli adolescenti ritornano perché sono orgogliosi di fare l’esperienza al Grest. Il nostro Grest comprende dai 300 ai 350 bambini e ragazzi che sono seguiti da un centinaio di animatori, più una trentina di genitori per i laboratori. Vi partecipano anche bambini di altre religioni, sia perché amano stare con i loro amici sia perché i genitori lavorano. «Dura quattro settimane», ricorda con Antonio, «mattina e pomeriggio con sospensione nel momento del pranzo (che non siamo ancora in grado di organizzare). È un momento molto atteso dai ragazzi, ma anche dagli adolescenti perché si sentono responsabili dei più piccoli. Si crea, infatti, un’aggregazione felice. Qualche adolescente, addirittura, si mette a disposizione per fare il catechista ai bambini che ha conosciuto in estate durante il Grest». Torniamo al Noi. Cosa significa per una parrocchia avere al suo interno un Circolo? «Il Noi ha a che fare con il tempo libero. Organizza anche iniziative culturali: per esempio il Cineforum per gli adulti o il film della domenica per i ragazzi, prima e dopo Natale. Altro esempio: è terminato un corso sulla dottrina sociale della Chiesa. Il Circolo non organizza solo il tempo libero distensivo ma anche quello formativo». • G.B.M.

G.B.M.
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