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Una vita in circolo

15.10.2018

«Siamo un ponte
fra strada e chiesa»

Alessio Mantelli, ingegnere, tecnico informatico, 37 anni, è l’ideatore e il promotore, nel 2008, della convention fondativa di «X Noi», il Progetto Educativo Ragazzi. «Questa iniziativa, che riguarda i ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori, è nato dieci anni fa dopo aver ascoltato le richieste e le esigenze delle famiglie della parrocchia e della nostra associazione», spiega Mantelli. «La progettazione è iniziata nel 2008: le prime carte che noi troviamo riguardano la convention del 2 ottobre. Abbiamo capito che questa associazione, nata dall’Anspi, aveva del fermento sotto; ci siamo resi conto che non era più il caso di andare avanti a lavorare attività su attività a testa bassa. Abbiamo tirato una riga e abbiamo cominciato a pensare. «Il primo appuntamento di pensiero forte è stato appunto il 2008, quando abbiamo organizzato una convention», sottolinea Alessio. «Ci siamo presi una giornata con il direttivo e i collaboratori. L’abbiamo ripetuto l’anno dopo con l’intento di far conoscere ai collaboratori e alla parrocchia cosa sia questa associazione con riferimento allo Statuto in cui è chiaro il concetto che il Circolo ruota nell’ambito territoriale della parrocchia, ma con autonomia statutaria, autonomia economica contabile e patrimoniale. Queste sono le premesse fondamentali per poter lavorare insieme». Si lavora insieme «perché si “vuole” lavorare insieme, non perché si è costretti: il Circolo senza parrocchia non avrebbe senso, ma una parrocchia senza Circolo si troverebbe cieca, sorda... Poi ci siamo messi a riflettere sulle finalità dell’associazione e siamo partiti alla ricerca di un senso del nostro lavorare insieme proprio per uscire della mentalità del lavoro a testa bassa. E ne è uscito un percorso verso la formazione e verso “un fare pensato”». Chiarisce Mantelli: «Ci siamo serviti del contributo e della collaborazione di professionisti che operano nel sociale, specialisti nell’ambito oratoriano, per fare un oratorio moderno che, per noi, è un ponte tra strada e chiesa. Fondamentalmente il primo passo è l’accoglienza dei giovani che si trovano alla periferia, quelli che troviamo là sulla strada, al limite del cortile. Alla base di questa progettazione c’è tutto un sistema abbastanza sofisticato. Il nostro progetto è diventato un progetto pilota che non prevede un oratorio classico come quello salesiano degli anni Cinquanta. Il nostro Centro è discontinuo, non è sempre aperto. Gli spazi sono gestiti solo in alcuni momenti. Ha delle specificità. Si chiama, come detto, “X Noi” ed è lo spazio dove si svolge la maggioranza delle attività. Noi lo chiamiamo “il Posto”». E conclude: «Abbiamo iniziato a fare questo tipo di attività con i ragazzi, anche solo come gioco occasionale ma gestito, nel cortile, quando ancora non esisteva la struttura, e addirittura per strada durante la festa di fine estate. Inizialmente sembravano non coordinati questi interventi ma poi, abbiamo cercato di coordinarli in un progetto più ampio. Contemporaneamente abbiamo ristrutturato gli spazi». • G.B.M.

G.B.M.
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