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Una vita in circolo

25.03.2019

Qui si mette
in circolo
il meglio

Alcuni membri del direttivo con i due sacerdoti
Alcuni membri del direttivo con i due sacerdoti

Don Giampaolo Marcucci è nato nel 1966 a Bussolengo. È stato ordinato sacerdote nel 1991. Durante il suo ministero ha prestato servizio in varie parrocchie della diocesi veronese ed è stato per una decina d’anni anche incaricato della pastorale vocazionale del Seminario vescovile. A partire dal 2010 ha trascorso sei anni alla guida della parrocchia del Buon Pastore a San Giovanni Lupatoto. Dal 2016 presta servizio nell’Unità pastorale della Val d’Adige. Con lui collabora don Giorgio Ferrari, 69 anni, originario di Valgatara. Don Giampaolo, può darci qualche impressione della realtà socio-economica dei comuni di Dolcè e Brentino Belluno, nei quali sono presenti le vostre comunità? «I comuni contano circa 3.500 abitanti. Si nota una certa vivacità; infatti sono numerose le associazioni che aggregano le persone, intorno a diversi centri d’interesse. La vita economica è imperniata ancora in buona parte sull’agricoltura; mentre parecchi si spostano quotidianamente per lavoro. C’è un buon rapporto con le amministrazioni comunali e in particolare con i sindaci, che si mostrano disponibili a collaborare». Quali caratteristiche ha rilevato nelle comunità parrocchiali? «Noi ormai ci muoviamo non più nell’ottica solo parrocchiale, ma in quella dell’Unità pastorale della Val d’Adige, che abbraccia Dolcè, Ossenigo e Peri; e nel comune di Brentino Belluno le comunità di Belluno Veronese, Brentino e Rivalta. Sono sei parrocchie per un totale di circa 2.300 abitanti. Si tratta ormai di una realtà “storica“, nata più di 30 anni fa. Partì nel 1986 quando il vescovo mons. Amari chiese a don Franco Falconi parroco di Peri, don Alberto Carcereri di Rivalta e don Aloisi di Dolcè, di iniziare una nuova modalità pastorale». Le Unità pastorali sono nate dal fatto che si è manifestata una penuria di sacerdoti? «Il calo delle vocazioni e di quanti frequentano le parrocchie è il dato più visibile, ma non l’unico, nel determinare la scelta delle Unità pastorali. È il modello di parrocchia gestita dal solo parroco, e definita entro confini precisi, a non essere più in grado di interagire in maniera propositiva con l’attuale contesto». C’è il pericolo che le singole parrocchie, con le loro tradizioni e le loro identità scompaiano? «L’Unità pastorale può essere una “palestra” per allenarci a superare eventuali campanilismi e l’abitudine a trovare tutte le proposte pastorali in ogni parrocchia. La gente ormai si sposta per motivi familiari, lavorativi, ricreativi e quindi può farlo anche per esperienze di fede. Chi è impedito a farlo per età o condizioni di salute, va aiutato a non sentirsi escluso, ma partecipe. Questa potrebbe essere una bella sfida nella quale metterci in gioco». Con questa impostazione come organizzate, per esempio, la catechesi? «Il cammino di iniziazione cristiana dei fanciulli è unitario: c’è il servizio di pulmini che passano a raccogliere i bambini e i ragazzi nelle varie parrocchie e insieme vivono gli incontri nella canonica di Ossenigo. Gli adolescenti si ritrovano a Rivalta, i giovani aderiscono ad iniziative vicariali e diocesane; agli adulti proponiamo percorsi formativi». Durante l’estate offrite ai ragazzi il Grest e i campi scuola? «Il Grest viene proposto a Dolcè per tutti i ragazzi dell’Unità pastorale, con qualche presenza anche da Volargne e Ceraino; il campo scuola per i ragazzi di quinta elementare, prima e seconda media viene proposto per una settimana in luglio in una casa nel Trentino; per i ragazzi di terza media e gli adolescenti viene offerta l’esperienza dei campi Saf». A Dolcè avete il Circolo Noi Valdadige, l’unico ormai in tutta la vallata. Qual è la sua funzione? «A dire il vero un Circolo Noi ha prestato servizio anche a Rivalta con delle valide proposte; stiamo andando comunque verso l’unificazione di un unico Circolo con sede a Dolcè. In ogni circuito, tipo quello automobilistico, vince chi taglia il traguardo e lascia dietro tutti gli altri. Il Noi (Nuovi Oratori Italiani) è invece un Circolo nel quale non contano tanto i risultati, ma le relazioni. Lo scopo dell’esperienza che proponiamo è mettere in “circolo” il meglio della vita umana a servizio di tutti». • G.B.M.

G.B.M.
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Articoli
La sfida del Noi: ripartire dai giovani
«Le famiglie, la nostra anima
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Tante idee nel
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don Guerrino
Giovani, anziani e
«lontani» l’importante
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Unità nella fede, una
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Due paesi che
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Quelli di Pozzo,
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Nuova chiesa,
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«Il Sole»
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sempre al centro
Il Noi, il nostro luogo d’incontro
«Sei più», ma
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merita un nove
«Camminiamo
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«Qui sai che ti puoi fermare»
Poggi: «Questa
è la casa
delle famiglie»
«Il Noi aiuta a creare relazioni»
Dall’oratorio al bar,
qui tutti si sentono
come a casa loro
«Un luogo
accogliente
per tutti»
Nella «casetta»
il Noi continua
a crescere
La fede
si rafforza
con i campi
Angiari, quelli
del Noi sono
una garanzia
L’accordo e
l’amicizia ci
fanno crescere
Dolcè, un quarto
di secolo da
protagonisti
Qui si mette
in circolo
il meglio
Circolo Noi,
ripartenza grazie
alle donne
Barbara e Cristina:
noi ci siamo. Franco:
«Aumentati i giovani»
Il Noi, grandi
cose con umiltà
e impegno
Dalla Befana al Grest
e al Palio un anno
vissuto intensamente
Novaglie, il
«Noi» è sempre
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Lavorare
insieme
per crescere
Corsi, idee,
proposte a misura
di famiglie
Alleati per far
crescere il paese
Lo spirito del Noi:
al centro
della comunità
Dal country a
triathlon,
largo alle idee
Allo Stadio
il gioco di squadra
mette le Ali
«Un ambiente
sereno
per i figli»
Spazi e idee,
il «Noi» fa
crescere Casette
«È un ponte
con la comunità»
Passioni e tempo libero moltiplicati per tre
Catechesi, le
famiglie al centro
Salus, il primo
ad accettare
la sfida del Noi
Salizzole, quelli
del Noi hanno
fatto tredici
«Il Circolo e i volontari
sono già il nostro futuro»
San Rocco, la grande
famiglia del «Noi»
Grest e campi scuola
si fanno in tre a Marano
«Carnevale e sagra,
Fagnano siamo Noi»
«Un super grazie
a chi crede in
questa realtà»
«Per divertirsi
il cellulare
resta a casa»
«Se non ci fosse il
Circolo si dovrebbe
inventarlo»
«C’è un sentire comune
fa bene anche alla fede»
Tante idee per
frenare la fuga
della gioventù
Erbè, la rinascita
e tante idee
per crescere
«Presenza significativa
Il Circolo serve a tutti»
Corno-San Vito,
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«Il Circolo
è la nostra
frontiera»
Tomba Extra,
uno spirito
da protagonisti
«Siamo un ponte
fra strada e chiesa»
Gli adolescenti al
centro: «Sono
la nostra priorità»
Giovani e adulti,
a Soave si
sono fatti in due
«Partiamo dalla
famiglia per
diffondere la fede»
Vicini nel segno
dell’Amicizia anche
quando l’età avanza
«Noi», lo spazio
dove si cammina
insieme
Casa don Bosco, la vita
comune che fa crescere
Non solo «bar dei
preti» ma una
palestra di vita
«La Sorgente», tanto calcio ma non solo
«Siamo un condominio
al servizio dei ragazzi»
Al «Noi» le volontarie
fanno la differenza
«Un ambiente familiare
che dà fiducia ai genitori»
Il primo impegno?
Aiutare la comunità
«Noi», il volontariato che fa bene a Lazise
Teatro, corsi e cene: partecipare è bello
«Coinvolgere
i genitori così il
Circolo è di tutti»
San Martino,
il Noi moltiplicato
per cinque
Ivano e Lauro
sono la
memoria storica
«Senza sede,
ogni luogo è
occasione d’incontro»
A Illasi il miglior
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la gioventù»
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squadra che fa
vincere il «Noi»
Il Perdon d’Assisi
all’origine
della sagra
Unità pastorale,
la sfida di un
cammino comune
Amanda, nata
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papa Paolo VI
«Uno spazio di
relazioni dove
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I volontari fanno
grande l’estate
del «Noi»
Grest, 200 giovani
nel segno d i«Yubi»
Star, un unico
percorso per
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Sognare insieme,
così cambiamo
il paese
Quelli del «Noi»,
volontariato
senza colori
Dai giovani al teatro
l’importante è esserci
Amicizia e rispetto:
«Qui ci si sente
a proprio agio»
Al Circolo tutti
sono al centro
del mondo
«Volontari e creativi
qui nasce la comunità»
Si investe sui
bambini coinvolgendo
le famiglie
Dai Primi passi al
Grest vince lo
spirito di gruppo
Qui si offre l’ambiente
giusto per i ragazzi
«A Santa Maria
il punto fermo
siamo Noi»