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Una vita in circolo

03.06.2019

«Qui sai che ti puoi fermare»

Due volontarie del Noi in servizio al bar del Circolo
Due volontarie del Noi in servizio al bar del Circolo

Don Gianluca Cassin, 45enne originario della parrocchia di Santa Teresa, è stato ordinato sacerdote un anno fa, il 19 maggio 2018, ed è stato inviato come vicario parrocchiale a Ca’ di David. «Mi sto muovendo, ma non voglio bruciare le tappe per cercare di conoscere tutto subito o avere in mano le soluzioni per rimettere in moto un ingranaggio che non funziona o trovare qualcosa che prenda i ragazzi. Serve tempo, perché le persone si sentano accolte nel loro bisogno di far festa e di trovare spazi». Spiega don Gianluca: «Ca’ di David mi pare una realtà molto vivace, in parrocchia esistono tante associazioni e movimenti che promuovono la preghiera, l’adorazione eucaristica, il volontariato e le feste. Insomma, la gente ha voglia di vivere l’aspetto spirituale ma anche quello culturale e, diciamo, godereccio». La parrocchia contribuisce quindi a far vivere meglio il paese anche dal punto di vista culturale? «Tutta la vita di Ca’ di David con i suoi 7 mila e più abitanti si concentra in piazza, per il resto non ci sono grandissime attrattive. Proprio per questo il parroco don Ottavio, un decina di anni fa, aveva pensato di ristrutturare il teatro per creare un punto d’incontro per vedere un film o partecipare a un cineforum. Quindi, dal giovedì alla domenica ci sono sempre proposte. In estate la parrocchia propone il Grest, a settembre la Sagra. Ci sono poi altri momenti, come il Palio del Salame, al quale partecipano sempre numerose autorità, ad esempio Giovanni Rana. C’è poi la Festa degli aquiloni, la Festa al campo sportivo di via Turati. Ci sono le scuole, dalla materna alle medie... Per cui il paese offre molto ai residenti». Viviamo in una società completamente secolarizzata. Ca’ di David risente di questo clima oppure la religiosità si manifesta in controtendenza? «Direi di no. Per quanto riguarda la frequenza alla messa domenicale saremo tra il 15 e il 20% della popolazione. C’è però una cosa che vorrei sottolineare: la messa delle 10 è vivacizzata da un gruppo di famiglie, nato spontaneamente. Ci sono tanti bambini e questa è una scintilla che sveglia questa società che è altrimenti addormentata o, a mio avviso, anestetizzata nel bisogno di fare festa. Sia chiaro, non una festa qualunque. Per festa intendo momenti di incontro, stili di vita di persone che annunciano anche la fede. È questo che sta catalizzando la nostra realtà: il gruppo Agape e il Noi hanno come mission quella di gestire i momenti della festa. I cristiani si sono sempre distinti per questo bisogno di appartenenza, e questo fa in modo che ci sia un luogo dove questa domanda trova una risposta». Come è organizzata la catechesi? «È un argomento sensibile, noi ci troviamo un po’ nelle sabbie mobili. La catechesi dei bambini è affidata a don Ottavio, che li incontra ogni due settimane, il giovedì. Credo che abbia pensato che questa sia la modalità migliore; ma si richiede la costanza perché, altrimenti, un bambino lo vedi una volta al mese. L’impegno quindicinale aumenta all’approssimarsi dei sacramenti. I bambini delle elementari sono 50-60 per annata. «Io gestisco i ragazzi delle medie: con loro gli incontri sono settimanali, il venerdì; una volta in parrocchia e una volta in famiglia. L’incontro in famiglia è quello più fecondo, nel senso che i ragazzi si sentono più ascoltati. Qui in parrocchia si incontrano, tra prima e seconda media, 120-130 ragazzi. Desideriamo che il cammino, in famiglia e in parrocchia, sia abbastanza continuativo. Mettiamo anche in conto che i ragazzi non sempre siano presenti, ma questa è la fatica ma anche la bellezza per chi, invece, apprezza il cammino e ci tiene a frequentarlo». Chi si prende cura degli adolescenti? «Gli adolescenti, divisi in tre gruppi a seconda delle annate, hanno un incontro settimanale. Per loro ci sono dei cammini specifici con animatori. In prevalenza vengono in parrocchia e una volta al mese vanno in famiglia. Ci accorgiamo, però, che in parrocchia l’incontro è dispersivo. Più importante è l’incontro personale. Per esempio: la preparazione dei campi estivi si gioca tanto sulla persona, che curiamo con particolare attenzione». Durante l’estate c’è il Grest. «Dura tre settimane, quest’anno dal 24 giugno al 12 luglio, solo al mattino. I bambini l’anno scorso erano dai 270 ai 300. Assicuriamo un servizio alle famiglie, dando un luogo sicuro e protetto ai loro figli. Ma anche un luogo per gli animatori che, già dalla formazione, vengono introdotti all’ascolto. Devono rendersi conto che c’è qualcuno più avanti di loro che li guarderà e li ascolterà. Serve disponibilità di tempo e forza. La formazione degli oltre 110 animatori per il Grest non la facciamo sulle competenze ma su questa richiesta: tu come pensi di arrivare al Grest? E glielo facciamo mettere per iscritto. Se poi durante il Grest notiamo negli animatori comportamenti inadeguati, cerchiamo di ricordare la coerenza con quanto hanno scritto durante la formazione». E i campi estivi? «Li organizziamo noi: le elementari fanno il campo a giugno con don Ottavio; prima e seconda media insieme a Ferrara di Monte Baldo, come quelli di terza. Gli adolescenti vanno in Trentino, a Stenico». Il Circolo Noi come lo vede all’interno della parrocchia? «Ha gli spazi, ripensati proprio per una gestione ottimale, dove accogliere i bambini, ma anche gli adulti, per dare una risposta all’esigenza di aggregazione, di appartenenza, di voglia di fare festa di cui la comunità ha bisogno. È importante sapere che c’è un punto che ti offre uno spazio, dove sai che ti puoi fermare, dove puoi portare tuo figlio o la famiglia. È una ricchezza. Se non ci fosse, ce ne accorgeremmo». • G.B.M.

G.B.M.
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