18 luglio 2019

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Una vita in circolo

01.10.2018

Non solo «bar dei
preti» ma una
palestra di vita

Don Giuseppe Andriolo è nato a Pontepossero di Sorgà il 5 settembre 1958. Ordinato sacerdote nel 1985 ha svolto i suoi primi otto anni di ministero sacerdotale a Sanguinetto e poi a Rivoltella. È stato parroco per due anni a Castion, poi dal 2000 al 2010 ha retto la parrocchia di Caldiero. Prima di essere nominato a Cerea, nel 2012, ha guidato la comunità di Legnago Duomo per due anni. Don Giuseppe è il presidente del Circolo Noi e, a proposito di questa realtà, esprime il suo parere. «Il Circolo Noi, in una parrocchia, contribuisce all’animazione del tempo libero e fornisce un grande aiuto principalmente all’attività rivolta ai ragazzi. Noi annunciamo il Vangelo e, in questo settore, ci serviamo del servizio dei volontari del Circolo Noi. È un contributo prezioso che va avanti da più di 40 anni. «Il Circolo è chiamato, con un’espressione normalmente usata, il “bar dei preti” anche se raggiunge tante altre attività. Io personalmente lo ritengo prezioso perché è nel tempo libero che una persona si manifesta per quello che è. Non la riconosci solo quando fa i suoi doveri o va a scuola ed è sotto un maestro o un professore. Quindi, nell’ambito del tempo libero, si offre spazio alla libertà e alla creatività personale». L’obiettivo è chiaro: «Cerchiamo di rendere il Circolo Noi un’opportunità favorendo l’incontro anche con la gente che fa più fatica a vivere l’esperienza della fede... magari può essere invogliata ad avvicinarsi per dialogare, per incontrarsi, per stare insieme. Un esempio: da tre anni abbiamo avviato il cinema all’aperto, in concomitanza o al termine del Grest. È un'iniziativa che è diventata motivo di aggregazione anche per le famiglie di Cerea o anche delle parrocchie vicine. Un’altra realtà che mostra la collaborazione tra parrocchia, Circolo Noi e famiglie è quella del Grest». A proposito del Grest: come è organizzato? «Mentre negli anni scorsi era solo il pomeriggio, quest’anno l’orario è continuato dalle 8 alle 17.30 compreso il pranzo. La presenza al Grest è più che raddoppiata: i bambini sono più di 280. È certamente un modo per andare incontro alle esigenze delle famiglie ma, soprattutto, permette ai bambini di fare esperienze vere. In questo contesto si è inserito l’apporto dei genitori, che si sono attivati per il servizio della mensa, nella segreteria del Grest, nei laboratori dei ragazzi e, perché no, nella pulizia degli ambienti. Poi c’è tutta la dinamica dei campi scuola e, da cinque o sei anni, offriamo l’opportunità delle vacanza per le famiglie in Val Aurina». Che paese è Cerea? «L’impressione che ho avuto quando, sei anni fa, sono arrivato, è stata quella di un paese vivo nel senso che c’è della gente dinamica e non rassegnata alla crisi. C’è molta piccola e media industria; c’è gente che ha il coraggio di intraprendere e secondo me è una cosa positiva. Poi ho sempre trovato gente libera e nel contempo rispettosa». Dal punto di vista pastorale come giudica la sua comunità? «Cerea è una bella parrocchia. Siamo in una fase nella quale raccogliamo molto dalla tradizione degli anni passati durante i quali i preti, nostri predecessori, hanno lavorato in profondità... Per esempio, riguardo ai numeri della presenza alla messa, pur risentendo delle difficoltà di questi tempi, si nota una certa tenuta: non so quantificarne la percentuale, ma certamente è abbastanza soddisfacente. Anche la presenza giovanile si è molto incrementata. Cerchiamo di coprire anche altre esigenze a cominciare dalla carità, che svolgiamo attraverso la nostra San Vincenzo». Difficoltà particolari nella pastorale? «È chiaro che adesso stiamo affrontando una nuova fase: c’è la difficoltà della fede per tanta gente e per i nuovi arrivi. Dall’anno scorso abbiamo messo la parrocchia “in stato di missione”, creando anche l’evento della “Missione popolare” con la presenza di cinque frati. La missione ci è servita per dare il segnale che bisogna sempre ripartire non per risolvere tutti i problemi ma almeno per conoscerli e cercare di affrontarli. A questo lavoriamo noi tre preti presenti in parrocchia. «C’è anche una casa di suore, che gestisce attività come un consultorio, parecchio frequentato; le suore gestiscono una casa per mamme in difficoltà e anche un doposcuola. Da trent’anni la parrocchia ha una “Piccola fraternità”. Abbiamo anche il “Mignon”, il cinema parrocchiale, che offre alla popolazione, tra l’altro, un ciclo di cineforum qualificato. Negli ambienti delle suore c’è una scuola materna gestita da genitori e, per statuto, è previsto, nel direttivo, anche la presenza del parroco». Negli ultimi anni «abbiamo instaurato rapporti anche con gli altri gruppi del paese», ricorda don Giuseppe, «come gli alpini e i quartieri e, durante la festa annuale della comunità, cerchiamo di avvicinare tutti gli altri gruppi presenti in paese. Abbiamo, comunque, delle testimonianze che attestano la vivacità della nostra parrocchia e questo ci conforta nel nostro lavoro e ci sprona a lavorare sempre meglio». • G.B.M.

G.B.M.
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