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Una vita in circolo

30.07.2018

Ivano e Lauro
sono la
memoria storica

I laboratori per i bambini organizzati per la festa del patrono
I laboratori per i bambini organizzati per la festa del patrono

Come in ogni Circolo, anche a San Martino ci sono alcuni associati che sono un po’ la memoria storica del «Noi», che conservano le tradizioni e sono stimolo per gli ultimi arrivati. Tra questi possiamo annoverare Ivano Modena. Ecco la sua testimonianza. «Il nostro Circolo è nato come Anspi nel 1997. Il parroco dell’epoca era don Angelo Castelli; ma devo dire che il vero promotore era stato don Moreno Roncoletta, che aveva un grande seguito tra i ragazzi e gli animatori. C’è stata comunque, fin da subito, visto che era nata l’Unità pastorale, l’esigenza di raggruppare le cinque parrocchie di San Martino, Cristo risorto, Ferrazze, Mambrotta e Marcellise e di unificare anche i gruppi, che erano molti e che coltivavano il loro orticello. «Io non faccio più parte del Direttivo, sono un semplice iscritto. Diciamo che faccio il fiancheggiatore», spiega Ivano. Che aggiunge: «Quando l’Anspi nacque, non avevamo alcun ambiente a disposizione. E scontiamo anche adesso il fatto di non avere una sede. La parrocchia ci ha messo a disposizione uno spazio al terzo piano, ma non è ben identificabile e dove possiamo accogliere gli associati... E non abbiamo il bar. Quando l’Anspi è nato le attività erano quelle legate al Grest, avevamo una sala giochi all’epoca gestita dai genitori il venerdì, sabato e domenica; facevamo le classiche biciclettate. Per capirci: era più un oratorio che un Circolo. In seguito è stato ristrutturato lo stabile e l’Anspi è stato in standby prima del passaggio al Noi. Con don Flavio Miozzi siamo ripartiti». Secondo Ivano Modena, «il Noi dovrebbe uscire un po’ dal ristretto ambito “oratoriano” e buttarsi su qualche attività sociale. Anche perché adesso le esigenze sono un po’ diverse. Comunque, devo dire che nel Circolo ho conosciuto persone valide, che mi hanno insegnato tante cose. Io continuo a frequentarlo e mi sento ben accetto; se posso, offro il mio contributo». Altra testimonianza importante è quella di Lauro Motta, attuale vice. «Sono diventato presidente nella tornata precedente, quando si è manifestata l’esigenza di trovare una persona disponibile in seguito al ritiro, per motivi famigliari, del presidente precedente. Io ero già attivo nella parrocchia di Cristo risorto e sono stato identificato, in quel momento, non come la figura più adatta, perché non avevo esperienza, ma la più disponibile. Mi ero avvicinato perché ho progettato la sede del Noi Verona. Scegliendo me il Direttivo ha fatto un atto di fiducia enorme. «La mia è stata un’esperienza unica», sottolinea Motta, «anche nelle difficoltà, perché nel Direttivo nel quale tutti siamo volontari non abbiamo filtri di opportunità: se ci dobbiamo dire delle cose, ce le diciamo chiaramente. Ecco perché, giunto alla fine del mio mandato, ho creduto opportuno di rimanere nell’ambito del Circolo. La mia è stata un’esperienza positiva, innanzitutto nei rapporti. Esclusivamente in quelli. Non tanto per la visibilità che potrebbe dare la carica. No! Proprio per la bellezza dei rapporti: con le persone, la parrocchia, gli iscritti». Quali esperienze le hanno dato più soddisfazione? «I risultati degli eventi influiscono. Non essendo riusciti, quest’anno, ad organizzare il torneo di calcetto, c’è stato da parte di tutti quasi un senso di sconfitta... Abbiamo perso una battaglia, non la guerra. Sul versante religioso in me c’è stata una crescita: forse la vicinanza al parroco o a don Paolo, che ci accompagnava nei pellegrinaggi, ha fatto emergere l’aspetto religioso oltre che culturale». • G.B.M.

G.B.M.
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