16 ottobre 2019

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Una vita in circolo

07.10.2019

«Il Noi può offrire
opportunità anche
lavorando con i gruppi»

Il parroco don Elio Aloisi e il curato don Alberto Bianchi
Il parroco don Elio Aloisi e il curato don Alberto Bianchi

Don Elio Aloisi è nato a San Zeno di Montagna ed è stato ordinato sacerdote nel 1971. Ha svolto il suo primo incarico pastorale per sei anni a Belfiore, trasferito poi a Tomba Extra vi è rimasto per quattro anni. Successivamente è stato alla Fraternità di Golosine per altri cinque anni per andare poi a vivere undici anni in comunità con altri due sacerdoti in Val d’Adige. Quindi è stato inviato come parroco a San Massimo (14 anni) per approdare, nel 2011, a Pozzo. Don Elio, come descriverebbe il paese? «Pozzo conta circa seimila abitanti, è una frazione di San Giovanni, e si è sviluppato molto in questi ultimi 40 anni: perciò si è sentita l’esigenza, a inizio anni ’90, di costruire una nuova chiesa. Gran parte della popolazione è costituita da persone che si sono spostate dalla città o dai territori circostanti. C’è anche una presenza moderata di famiglie che vengono da paesi stranieri: nella nostra scuola dell’infanzia o nella primaria ci sono alcuni bambini che provengono da queste famiglie e mi pare siano ben inseriti». Che dice della comunità cristiana? «C’è un nucleo abbastanza legato alla parrocchia per storia e tradizione; una buona parte che è venuta nel corso degli anni si è inserita anche grazie ai bambini che frequentavano il catechismo, si nota ancora una parte che è rimasta legata ai luoghi di provenienza e quindi incontra qualche difficoltà a inserirsi attivamente. «Sono contento della parrocchia, che senz’altro esprime accoglienza verso tutti, comunione tra i gruppi, vitalità nelle varie proposte. C’è anche un buon movimento di famiglie giovani, mentre con gli adolescenti abbiamo colto la sfida di camminare insieme alla parrocchia di Raldon, qui vicina. Siamo nell’Unità pastorale comprendente anche la parrocchia del Battista, di Gesù Buon Pastore e di Santa Maria Maddalena di Raldon. «Alcune iniziative come la pastorale per i Battesimi, le “Dieci Parole”, le Cfe, i Seminari di Nuova Vita, il corso pre-matrimoniale le facciamo insieme; altre, invece, continuano il loro percorso nelle parrocchie. Per dare un nuovo slancio abbiamo organizzato insieme quattro anni fa la Missione Popolare per due settimane, ospitando una ventina di frati francescani e una quarantina di laici. «Abbiamo anche una bella scuola dell’infanzia parrocchiale con 175 bambini provenienti anche dai paesi vicini. Ha un suo Comitato, del quale fa parte anche il parroco e un presidente, Luca Brina, nostro diacono permanente. Possiamo contare anche sul prezioso aiuto di tre suore indiane». La vostra organizzazione cosa prevede? «Ci sono incontri formativi per le varie età, dalla scuola primaria alle superiori con gli adolescenti e con diversi giovani che prestano servizio come animatori. Per gli adulti c’è la proposta dei tempi forti dell’Avvento e della Quaresima, del Vangelo nelle case, del cammino neo-catecumenale, di conferenze e altro. Ci sono poi, come abbiamo detto, altre iniziative a livello di Unità pastorale. I bambini della scuola primaria che frequentano il catechismo sono una quarantina per ogni annata (in calo in questi ultimi anni) e si ritrovano settimanalmente al venerdì o al sabato. I ragazzi della prima e seconda media, anch’essi si ritrovano nelle stesse giornate, mentre quelli della terza media si incontrano il venerdì sera; infine gli adolescenti il giovedì sera insieme a quelli di Raldon». E durante l’estate quali proposte fa la parrocchia per i ragazzi? «Da anni abbiamo la tradizione del Grest; dura tre settimane e si svolge dal mattino fino al pranzo con la possibilità di fermarsi per il doposcuola. La frequenza era di 100 partecipanti. Questa attività è seguita dal curato don Alberto Bianchi, coadiuvato da una quarantina di adolescenti collaboratori. Seguono i campi scuola per qurta e quinta elementare in montagna, a Fai della Paganella; prima e seconda media sono andate a San Zeno di Montagna, quelli di terza sono andati insieme con i ragazzi di Raldon a Breonio; gli adolescenti, con il curato, hanno fatto il percorso fino alle foci dell’Adige in canoa». Cosa significa la presenza del Circolo Noi il Ponte nella vostra parrocchia? «Il Circolo Noi è una bella realtà che ho trovato con soddisfazione. È un bell’ambiente, accogliente, luminoso con un gran cortile. È un luogo di aggregazione e di promozione umana che accompagna e sostiene tutta l’attività pastorale della parrocchia. Funziona bene, ma potrebbe offrire ancora nuove opportunità con l’aiuto e la collaborazione dei gruppi e delle istituzioni presenti sul territorio. «Un grazie sentito e doveroso», conclude don Elio, «ai tanti volontari che con disponibilità e passione portano avanti questo prezioso servizio a favore della comunità e in particolare dei ragazzi e delle famiglie». • G.B.M.

G.B.M.
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