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Le partite

28.09.2010

Ruggito di Leon E fa festa anche la Spagna

Una schiacciata di Leon, autore di 24 punti contro il Brasile. FOTOSERVIZIO EXPRESS
Una schiacciata di Leon, autore di 24 punti contro il Brasile. FOTOSERVIZIO EXPRESS

La partita che nessuno voleva perdere è stata vinta dalla Spagna. La partita che tutti volevano vincere è stata persa dal Brasile campione del mondo in carica. Il PalaOlimpia ha chiuso così ieri le sue serate iridate con l'eliminazione della Tunisia ed il trionfo di Cuba. I caraibici pongono con forza la loro candidatura alla finale di Roma. Non solo perché hanno spedito i rivali brasiliani nel girone di ferro con Polonia e Bulgaria: se ne qualificheranno due alla fase successiva e nessuno potrà fare passi falsi. I giovani cubani hanno anche dimostrato di non essere così fragili caratterialmente come le precedenti due partite avevano mostrato. Anche perché la partita è stata davvero uno spot della pallavolo. Anzi: della migliore pallavolo. E gli oltre seimila spettatori che hanno riempito il PalaOlimpia hanno mostrato di gradire, sposando la causa cubana ma non rispasrmiando applausi per le belle azioni dei brasiliani.
Cuba e Brasile si sono affrontate al meglio. Entrambe volevano vincere ed entrambe hanno dato il massimo. Mettendo in campo ogni arma: tecnica, tattica e nervosa. Splendidi i duelli rusticani tra Murilo e Leon, che si sono sfidati come due cow boy all'Ok Corral: il primo lo ha spesso puntato con le sue battute velenose, e lo ha anche messo in difficoltà; il secondo ha replicato con schiacciate potentissime sparate da altezze incredibili. Alla fine sarà parità: 24 punti a testa per la coppia che ha guidato gli assalti ed i controassalti nei cinque set combattutissimi. Il primo addirittura terminato sul 34-32, dopo che il Brasile ha sbagliato 5 set ball mentre Cuba l'ha fatto suo al quinto tentativo. Più scontato il secondo, che ha visto i campioni in carica prendere subito il largo sull'8-13 e poi gestire il minibreak fino alla fine senza permettere il rientro dei cubani. Finisce 18-25 e sembra far presagire il solito crollo nervoso più che fisico dei giovanissimi caraibici che nel terzo set, invece, tengono testa alla miglior fase brasiliana. Gli scambi diventano lunghi e spettacolari. Addirittura il punto del 12-5 fa scattare la standing ovation del pubblico che assiste alla frazione mozzafiato con il punteggio che pende ora a favore dell'una e ora dell'altra. Sul 23-23, però, prima Murilo brucia il muro avversario, poi la battuta di Lucas mette in difficoltà la ricezione cubana.
È il 23-25 che sembra chiudere i conti. Ma nella quarta frazione Cuba appare davvero scatenata. Praticamente la conduce dall'inizio alla fine e, oltre a Leon e Simon trova un Hernandez che alla fine risulterà il miglior realizzatore (25 punti). Il Brasile non riesce mai ad agguantare la parità e perde il set 25-21. Tie break, dunque. Ed i cubani dimostrano di esserci sia fisicamente che con la testa. Dopo il 3-3 iniziale prendono l'abbrivio, mettono il punteggio in loro favore e non mollano più la presa replicando colpo su colpo, muro su muro, schiacciata sui schiacciata, battuta al salto su battuta al salto. Il 15-12 finale fa scattare l'ultima e più sentita ovazione del palazzetto.
Nel pomeriggio l'altra partita aveva regalato il passaporto per il girone successivo alla Spagna, che ha mostrato gli stessi limiti dei precedenti impegni contro Cuba e Brasile, ma che è stata capace di non crollare alla distanza. Anche se la Tunisia è andata vicino al colpaccio riuscendo quasi a rimontare allo 0-2 iniziale. Così le Furie rosse accedono al turno successivo come terze: giocheranno nel girone di Catania, assieme a Russia ed Egitto. Gli africani tornano invece a casa portandosi in valigia la buona impressione lasciata non tanto per il gioco - troppo scolastico ed ancora lontano dagli standard delle squadre di medio-alto livello - quanto per la grinta mostrata.
La partita inizia con un lungo scambio e il punto della Tunisia di Kaabi. Un imprinting che segnerà l'intero match, giocato punto a punto per tutti i quattro set. Gli africani staccano gli avversari fino al 6-11 poi si fanno raggiungere dalle bordate di Hernan (28 punti per lui alla fine) e della coppia Sevillano-Noda (15 a testa) con il primo capace di chiudere il 70 per cento degli attacchi. L'equilibrio regge fino al 21-21. Poi la Spagna mette a segno il mini-break che le regala il primo punto: 25-23 con la schiacciata di capitan GarçiaTorres da posto 2. Il secondo set è, se possibile, ancora più equilibrato. Le due contendenti si staccano al massimo di tre punti fino al 19 pari, quando la pessima ricezione tunisina permette ai palleggiatori spagnoli di servire palle facili da schiacciare a terra. La Spagna vola sul 24-20, spreca 2 set point e poi ringrazia Kadhi che manda a rete la battuta del 25-22.
Ma chi si aspetta una Tunisia sulle ginocchia fisicamente e moralmente commette un errore pacchiano. Lo stesso, probabilmente, fatto dagli spagnoli. I quali, nonostante le urla di Velasco dalla panchina, non riescono a dare il colpo di grazia. Anzi. In un finale concitato (dal 19-19 avanti fino al 25-25 con un punto per parte) la Tunisia prima annulla due match point sul 24-23 e sul 25-24, poi infila tre ricezione-alzata-schiacciata perfette per il 25-27 ed il set della speranza. Il quarto set è una copia conforme. Punto a punto ma anche molti errori. Dovuti alla stanchezza, certo, ma anche alla poca dimestichezza soprattutto degli africani a palcoscenici così importanti. La Spagna mette una manciata di punti tra lei e la Tunisia dall'11-11 e poi amministra fino al 25-23 con il punto che vale la qualificazione.

Bruno Fabris
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