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L'Italia

25.09.2010

Il Gabbiano d'argento da oggi volerà per l'oro

La gioia dei pallavolisti azzurri dopo la vittoria in semifinale con Cuba ai Mondiali del 1978 (foto tratta da Pallavolo SuperVolley)
La gioia dei pallavolisti azzurri dopo la vittoria in semifinale con Cuba ai Mondiali del 1978 (foto tratta da Pallavolo SuperVolley)

«Quelli che avevano le magliette con le maniche lunghe ed i pantaloncini corti corti. Quelli che schiacciavano palloni rigorosamente bianchi. Quelli che infiammavano il pubblico. Quelli che sono da imitare. Quelli che ai Mondiali 1978 a Roma giocavano per l'oro». Quelli che il mensile «Pallavolo SuperVolley» ricorda così sono gli azzurri che 32 anni fa persero la finale dei primi Mondiali giocati in Italia. Mai una sconfitta fu così celebrata: otto anni prima, per dire, gli azzuri del calcio che avevano dato vita all'epico Italia-Germania 4-3 e poi perso la finale con il Brasile più forte di tutti i tempi erano stati accolti all'aeroporto con minacce e pomodori in faccia. Ma quella finale di Roma giocata l'1 ottobre 1978 segnò il tempo della pallavolo mondiale come uno spartiacque: prima e dopo. Prima c'era un'Italia che al massimo poteva figurare come comparsa nei tornei internazionali, dominati dalle nazioni dell'Est Europa e da quelle latinoamericane e caraibiche, Cuba su tutte. Dopo cominciò a crescere un movimento che di lì a poco si ritrovò tra le mani la «generazione di fenomeni» che lasciò solo le briciole olimpiche agli avversari per più di un decennio.
«Ma quella era la pallavolo dei pionieri», ricorda Gabriele Cottarelli, allora giovane speranza veronese ed oggi direttore generale di BluVolley. «Quel secondo posto fu veramente una sorpresa incredibile. Quella squadra ha fatto dell'essere il paese ospitante la vera arma in più. Aveva una grinta notevole, abnegazione sul lavoro, un gruppo compatto che voleva arrivare per far vedere che il volley era una disciplina alla portata di tutti. Anche in Italia. Oggi noi che viviamo di questo sport e con questo sport dobbiamo ringraziarli, perché quel secondo posto fu l'inizio del movimento che ha portato l'ItalVolley sul tetto del mondo». Dopo quei mondiali la gente nei bar cominciò a parlare ed a familiarizzare con la pallavolo. «Ma il vero salto di qualità tecnico arrivò grazie a Julio Velasco», continua Cottarelli. «Certo, trovò un ottimo materiale umano a disposizione. Ma il contributo del tecnico argentino fu indiscutibile. Fu come quando arrivò Sacchi al Milan: dopo due anni tutti i giocatori erano fuoriclasse, ma molti di loro c'erano anche prima come Evani e Buriani. I tre olandesi non hanno quasi mai giocato assieme perché erano spesso infortunati. E ricordiamo anche che Rijkaard arrivò pagato pochissimo e solo perché Sacchi lo impose a Berlusconi che, invece, voleva Borghi. Scelte tecniche decisive: come quelle di Velasco».
Da oggi l'Italia - non più di Velasco ma di Anastasi - proverà a ripetere l'impresa. Non è più la Cenerentola del volley mondiale, ma deve ricostruirsi una vocazione vincente. Lo pensa lo stesso Cottarelli: «Stiamo costruendo una squadra che in un futuro prossimo potrà riportarci in alto», sottolinea. «Basti vedere i vari Parodi, Savani ed altri giovani che con Anastasi potranno fare bene». L'Italia, insomma, sta riemergendo. Ed il ruolo di paese ospitante può di nuovo fare il miracolo. «È vero», continua il dirigente di BluVolley. «Potrebbe colmare il gap che oggi divide gli azzurri da almeno cinque nazionali: Cuba, Brasile, Stati Uniti, Russia e Bulgaria sono, infatti, sulla carta più forti in questo momento. La carica del pubblico di casa può essere davvero decisiva per farli arrivare tra i primi quattro. Anche perché il gruppo azzurro ha fatto un buon lavoro: si stanno preparando bene e c'è stata una crescita dall'inizio della preparazione ad oggi. Spero di vederli a Roma».
Magari con Michal Lasko a buttare palloni a terra senza soluzione di continuità. «Il nostro opposto può dare molto, in termini di punti ma anche di grinta ed entusiasmo», ammette Cottarelli. «Anastasi sa che quando lo richiama dalla panchina ha un giocatore in grado di dare il suo contributo massimo sempre e comunque, perché Micha è molto generoso». Gli fa eco Bruno Bagnoli, nel 1978 studente delles cuole medie di Mantova, più propenso a giocare a calcio che a volley, ed oggi allenatore della Marmi Lanza Verona. «Lasko è il primo cambio di Fei. Nela fase a punto, muro e pallaa lta, può dare un contributo notevole all'Italia di Anastasi». L'Italia piace molto al coach gialloblù: «Sulla diagonale Vermiglio-Fei esprimiamo una palla davvero straordinaria. Secondo me possiamo fare bene, anches ulla spinta del pubblico di casa». Bisognerà imitare gli eroi del 1978: la squadra di Carmelo Pittera che la stampa di allora battezzò «Gabbiano d'argento». Primo turno con tre vittorie su tre: le prime due facili con Belgio ed Egitto (entrambe 3-0) e poi il 3-1 fuori pronostico sulla Cina. Nel girone di secondo turno l'Italia debuttò con il forte Brasile compiendo un mezzo miracolo e vincendo in cinque set: poi ancora altra grande vittoria inattesa con la Germania orientale (3-1), facile 3-0 sulla Bulgaria e primo ko (0-3) nell'ultima gara del girone contro la fortissima e favoritissima Unione Sovietica. Nonostante la sconfitta l'Italia accede alla semifinale contro Cuba e vince 3-1 tra lo stupore di tutti gli appassionati di pallavolo del mondo. In finale c'è di nuovo l'Urss che bissa lo 0-3 precedente.

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Bruno Fabris
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