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Porta Postumia

30.04.2012

La Porta Postumia affiorata dal garage

La base di una delle torri che costituivano l’antica Porta Postumia posta al passaggio dell’omonima via romana in uscita dalla città FOTOSERVIZIO DIENNEFOTO
La base di una delle torri che costituivano l’antica Porta Postumia posta al passaggio dell’omonima via romana in uscita dalla città FOTOSERVIZIO DIENNEFOTO

La storia romana dove meno te l'aspetti: nel garage di un'elegante palazzina di Veronetta. Anzi, in quello che doveva essere un garage ma che la forza della storia ha fatto diventare un altro gioiello dell'antichità messo al sicuro dalla Soprintendenza ai Beni archeologici. In questa tappa del nostro viaggio nella Verona sotterranea andiamo a scoprire l'antica Porta Postumia e lo facciamo grazie alla cortesia e alla pazienza dei proprietari della palazzina di via Redentore 9 che ci aprono le porte di casa e ci permettono di ammirare un angolo quasi sconosciuto della Verona romana. Ringraziamo il signor Giampietro Carrara, titolare dell'omonimo studio di mediazione che si trova al pianterreno, e la signora Antonietta Veronese Dimer che abita sopra, per aver dato a L'Arena questa rara opportunità.
LA SCOPERTA di questo sito archeologico è un ritrovamento casuale durante i lavori di ristrutturazione dell'immobile tra il 1990 e il 1993. Ad accompagnarci in questa visita è l'archeologa della ditta Multiart Paola Fresco, l'architetto e restauratore Franco Olivieri e Carlo Furlan che ci ha guidato nelle visite ai sotterranei delle mura magistrali. Entrando dallo studio Carrara, scendiamo una rampa di scalini e ci troviamo a circa cinque metri sotto il livello della strada. Si apre una porta scorrevole e si resta di stucco: davanti ai nostri occhi si apre l'intero basamento di una delle due torri della Porta Postumia, realizzata nel primo secolo avanti Cristo, che era posta sul passaggio dell'omonima strada in uscita dalla città. Per intenderci siamo tra l'imbocco dell'Interrato dell'Acqua Morta e il Teatro Romano.
UNA PASSERELLA ci permette di affacciarci sul sito archeologico e di ammirarne le componenti. All'estrema sinistra si notano i resti originali dell'antica strada romana in lastroni di calcare rosato, incassati nel muro, mentre verso il centro si apre la spettacolare base circolare della torre. Spostandoci verso destra di alcuni metri si scendono pochi scalini e ci si affaccia, letteralmente, su un'altra area dello scavo. Sulla sinistra si nota il basamento della torre circolare realizzato a strati: il più basso è, tecnicamente, a getto di ciottoli, l'intermedio è invece realizzato in grossi conci di tufo squadrati e l'ultimo in mattoni sistemati a strati. L'utilizzo dei mattoni, fa notare l'architetto Olivieri, dava più duttilità al lavoro ai costruttori per adattarsi meglio alla curva della torre.
LO SCAVO ha messo in luce il basamento della torre sudoccidentale profilato da riseghe, precisa l'archeologa Fresco, «con pianta a 16 lati su uno zoccolo circolare di nove metri. In età Claudia probabilmente anche questa porta, come Porta Borsari e Leoni, ebbe le facciate rinnovate con paramenti in calcare bianco. Questa porta, in particolare, doveva essere molto simile a Porta Leoni».
UN MURO realizzato in grossi blocchi tufacei si nota invece sulla destra della nostra postazione. «Si tratta di una costruzione precedente alla Porta», spiega Paola Fresco. «Probabilmente era quello che doveva difendere il primo nucleo abitativo della Verona pre-municipale». Si tratta di una parte di cinta muraria in opera quadrata che doveva proteggere l'oppidum intorno al 90-80 avanti Cristo. È un tratto di una quindicina di metri, alta cinque metri, spessa circa due metri e mezzo e costituita da grossi blocchi in pietra «galina», la pietra di Avesa, non legati da malta. Dietro a questo muro, separato da un profondo taglio, una specie di stretto corridoio in mezzo a due alte pareti, si nota un altro muro, realizzato in maniera molto diversa, con grossi sassi tondi di fiume e mattoni. Anche questo è un reperto imponente collegato alla torre della Porta Postumia.
A QUESTO PUNTO va ricordato che a fianco di questa porta si trovava in epoca romana il ponte Postumio che era la prosecuzione del decumano massimo, come si vede nelal ricostruzione delle mappe della città antica. Del ponte non c'è più traccia da secoli, a differenza del vicino ponte Pietra, a sua volta rimaneggiato e ricostruito, tranne una targa sistemata sul parapetto del lungadige che ne ricorda l'esistenza. «C'è chi afferma che, quando l'Adige è in secca, sul fondo si notano parti del ponte Postumio», riferisce Paola Fresco, «ma io non le ho mai viste».
LA RICOGNIZIONE in questo sito archeologico, oggi méta di pochi studiosi ma di fatto preclusa al grande pubblico per motivi di accessibilità e di sicurezza, comprende anche una grossa lapide, che si trova a circa metà della passerella, alle spalle dei visitatori che ammirano i resti della torre. «È un'epigrafe che probabilmente era posta sulla porta», precisa l'archeologa.
IL SITO è mantenuto in un ambiente climatizzato, che ripari i reperti dall'aggressione dell'umidità e delle muffe. La Soprintendenza ai Beni Archeologici ne cura regolarmente la manutenzione. Ma per i proprietari, questo prezioso ma ingombrante «ospite» è una scocciatura o un motivo di orgoglio? «Quando dovevamo realizzare i garage la scoperta è stata una doccia fredda», ammette la signora Veronese. «Ovviamente la Soprintendenza bloccò i lavori e i garage dovemmo farli altrove. Ma oggi sono orgogliosa di tutto questo. Ogni tanto vengo a vederlo e a controllare che l'impianto di condizionamento funzioni. Se qualcosa non va chiamo subito la Soprintendenza».3-continua

Elena Cardinali
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