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L'arte

13.10.2008

Un capolavoro celato nel Palazzo delle mostre


 La Cappella dei Notai nel Palazzo della Ragione
La Cappella dei Notai nel Palazzo della Ragione

Soltanto da un paio di anni, è stato riscoperto un angolo veramente nascosto di Verona, anche se nel cuore della città e del potere «medievale»: la Cappella dei Notai, all'interno del Palazzo della Ragione. Questo edificio venne eretto dal Comune di Verona, nel XIII secolo, nell'area dell'antico Foro romano, per svolgere tutte le funzioni civili e commerciali. Quando, nel '400, il potere politico-amministrativo passò nella Loggia del Consiglio in piazza dei Signori, questo palazzo divenne sede del tribunale e fu chiamato in veneto «el palasso de la rasòn», il palazzo della Ragione. Rimase tribunale fino agli anni '80 del '900. Sul piano architettonico, nel corso dei secoli ebbe la sola aggiunta della facciata neoclassica. In questi ultimi trent'anni è rimasto abbandonato, fino al recente restauro di Tobia Scarpa e alla sua nuova destinazione museale. Il cuore artistico di questo palazzo è la Cappella dei Notai, un gioiello del '700 veronese, riccamente decorato con volte affrescate, con lavori di alta ebanisteria e con le tele di Louis Dorigny che rappresentano gli esorcismi di San Zeno. Ma questa cappella vanta origini di tre secoli più antiche rispetto alla decorazione pittorica.
Infatti, fu edificata al primo piano della torre della Masseria nell'antico palazzo del Comune, tra il 1408 e il 1419, su incarico del Venerabile Collegio dei Notai, che la dedicò ai santi Zeno e Daniele. Sviluppata su pianta quadrangolare, si articola in quattro locali comunicanti, coperti con volte a vela, impostate su arco gotico, di cui solo tre si presentano attualmente decorate.
Nel corso dei secoli, in seguito a crolli e incendi, andarono perdute le decorazioni pittoriche quattrocentesche e dell'arredo più antico rimase solo una pala d'altare di Ruggero Loredano, La Madonna col Bambino e i Santi Zeno e Daniele, ora nei depositi del Museo di Castelvecchio, datata 1600. La Cappella subì poi numerosi interventi di restauro non documentati, fino all'ultimo decennio del '600, quando si intraprese un ambizioso intervento decorativo compiuto a spese del Collegio dei Notai tra la fine del '600 e l'inizio del '700, come testimonia un'iscrizione del 1703, affrescata su uno dei sottarchi. Una seconda iscrizione, recante la data 1737, ricorda l'anno del compimento dei restauri, seguiti all'incendio avvenuto nel 1723.
Il compatto e unitario complesso decorativo segue la struttura architettonica, sviluppata sulle volte a crociera ed è costituita da interventi distinti. Nel 1703, il padovano Andrea Zanoni realizzò gran parte delle quadrature pittoriche murali, cioè decorazioni di carattere illusionistico a finte architetture e prospettive. Alcuni brani di scorci prospettici e il Padre Eterno con angeli in gloria al centro della volta della prima sala, furono invece affrescati successivamente all'incendio del 1723 da un pittore veronese non ancora identificato, che dovette concluderli entro il 1738. Per la decorazione pittorica mobile, i Notai chiamarono quattro artisti di sicura fama: i veronesi Alessandro Marchesini, Giambattista Bellotti, Giambattista Canziani, Santo Prunati e il parigino Louis Dorigny, il più affermato del gruppo, già attivo con successo in territorio veneto da circa un ventennio.
I temi di questa raffinata decorazione affidata a più pittori sono incentrati su alcuni episodi della vita dei santi titolari Zeno e Daniele, a cui è dedicata la cappella, sui temi della giustizia nell'antico testamento e della salvezza, simboleggiati dagli episodi dell'Annunciazione, della Natività, della Presentazione di Gesù al Tempio. Sono del 1693 le tre grandi lunette di Louis Dorigny con San Zeno ordina al diavolo il trasporto della coppa di porfido e San Zeno arresta il carro tirato dai buoi indemoniati, collocate nella prima sala, e Daniele discolpa Susanna, esposto nella seconda sala vicino a un altro soggetto tratto dall'Antico Testamento, il Sacrificio di Isacco di Giambattista Canziani, datato 1700. Nella terza sala, da ammirare le grandi lunette di Giambattista Bellotti del 1699, con un'Adorazione dei magi e un'Adorazione dei pastori di Alessandro Marchesini. Agli inizi del '700 si collocano sulle vele delle volte gli 11 ovali minori, nove di Bellotti e due di Canziani, raffiguranti scene bibliche ed episodi della vita di San Zeno.
È possibile ammirare la Cappella, con ingresso da via della Costa, tra piazza Erbe e piazza dei Signori, in occasione di mostre ed eventi temporanei.
Per informazioni, telefono 045. 800. 1903.

Emma Cerpelloni
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