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Alluvione Est

04.11.2010

Gli abitanti della corte: «Lasciati a noi stessi»

Un’idrovora dei vigili del fuoco all’opera per svuotare un garage allagato
Un’idrovora dei vigili del fuoco all’opera per svuotare un garage allagato

Cala l'acqua e sale il malcontento man mano che la gente si riprende: pulendo casa, cercando quanto si è potuto salvare dalla devastante doppia alluvione del Tramigna e dell'Alpone, crescono anche i risentimenti. Facile bersaglio, purtroppo, come sempre del resto in queste occasioni, chi anche si dà da fare fin dalle prime ore, come pompieri e Protezione civile, e poi gli uffici comunali che subentrano nel post emergenza. Ma la rabbia e lo sfogo sono comprensibili, in una situazione che avrà sicuramente strascichi e giornate di discussione sugli interventi futuri.
L'HOTEL. L'Hotel Roxy Plaza ha offerto il fianco alla rotta del Tramigna che è entrato dalle vetrate della sala congressi uscendo dal lato opposto. «Abbiamo trovato poltrone e divani fino a un chilometro di distanza», assicura Micaela Ferroli, figlia del titolare, l'imprenditore Roberto. «Solo l'anno scorso erano intervenuti sugli argini, ma hanno sistemato quello di sinistra perché il destro secondo loro era sicuro ed ecco il risultato», denuncia, guanti fino al gomito e stivaloni. L'acqua ha distrutto la sala congressi, la hall, la cucina, la sala da pranzo, tutti gli uffici del pianterreno, i bagni e i garages dove sono rimaste intrappolate quattro auto. I 17 ospiti che erano stati svegliati alle 2.35 dai guardiani notturni dopo che la Protezione civile aveva avvertito del rischio esondazione, hanno avuto appena il tempo di scendere le scale e trovarsi di fronte all'allagamento con 1,5 metri d'acqua. Sono ritornati ai piani superiori e solo nel pomeriggio alle 16.30 hanno potuto essere sfollati al Cangrande. «Non abbiamo ricevuto aiuto da nessuno e i condomini dei piani superiori che volevano lasciare la casa sono stati trasferiti a spalle da mio cognato Alberto Novarin», denuncia Ferroli. Otto dipendenti dell'albergo andranno in cassa integrazione e molti altri che lavoravano nell'indotto non avranno alternative: «Entro sabato vorremmo pulire tutto e chiudere», annuncia il titolare Roberto Ferroli, che denuncia almeno due milioni di euro di danni non coperti da assicurazione, «ma per riaprire dovremmo aspettare che siano risolte le questioni idrauliche del Tramigna e dell'Alpone: è come ripartire dopo un terremoto. Lo si fa solo se c'è la certezza di costruzioni antisimiche», dice.
IL RISTORANTE. Dentro le mura medioevali il ristorante Al Gambero lunedì è stato invaso da un metro e mezzo di acqua e fango: «Abbiamo perso tavoli, sedie, frigoriferi. Si sono salvatesoltanto le celle frigo», fa sapere il giovane titolare Stefano Piave mentre sposta un carrello di sacchetti di sabbia, «ma tutto il contenuto è andato a male perché siamo rimasti 24 ore senza energia elettrica».
LAVASECCO. Cristina Valentini e Daniela Billo, socie contitolari della Lavasecco Moderna hanno già pulito l'interno del loro locale ma sono bloccati i motori di tre grosse lavatrici, di un'asciugatrice e di due banchi da stiro. «Siamo assicurati ma sui danni che produciamo noi sui capi dei clienti, non contro eventi naturali di questo tipo», dicono, mostrando abiti già pronti per la consegna e rovinati dall'acqua entrata nel negozio. Nel dramma hanno avuto la fortuna che tutte le prese elettriche per norma di sicurezza sul lavoro sono ad altezza superiore al metro e così hanno salvato l'impianto.
RECIOTO A BAGNO. Virgilio Molinarolo. 86 anni, viticoltore, non ha memoria di una simile disastro: mostra il cancello scardinato dalla furia dell'acqua penetrata in azienda dove ha invaso tutto: garage, cucina, sala termica, porticato, depositi di gasolio. Tre automobili sono bloccate, ma ha salvato il trattore perché l'ha lasciato nel campo. Non si sono salvate 8 delle 10 galline del pollaio e l'uva messa ad essiccare sui fili, lambita fino a un metro dall'acqua limacciosa del Tramigna.
CORTE QUARANTA. A Corte Quaranta, in via San Matteo, hanno dovuto arrangiarsi da subito. Quasi tutti delle 10 famiglie che vi abitano non hanno sentito l'allarme lanciato per strada con l'altoparlante dalla Protezione civile. Luigina Betteli invece si è alzata ed è passata a suonare a tutti i campanelli della corte. La sua buona azione le è costata di non poter più rientrare in casa sua perché l'acqua le aveva bloccato la porta. È stata accolta in casa da Marco Gritti e sua moglie Michela fino alle 10.30 del mattino quando sono riusciti ad allontanarsi con l'aiuto di parenti. Giancarlo Murari e Alberto Pasini, con altri, si sono industriati per bloccare l'accesso dell'acqua alla corte: «In Comune abbiamo dovuto litigare per avere i sacchetti di sabbia, perché non erano previsti per i privati. Alla fine li abbiamo ottenuti, ma vuoti e allora siamo andati a rubare la sabbia da altri posti», raccontano ancora furiosi per il trattamento ricevuto. Jasna Kotar, di origine slovena, infermiera, vive separata con i due figli di 18 e 16 anni e sta facendo ordine in casa: «Ho perso mobili, frigo, lavatrice, ma si ricompra tutto: sono invece irrecuperabili le foto dei ragazzi quand'erano piccoli ed essere derubati dei ricordi è la cosa peggiore».

Vittorio Zambaldo
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