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Alluvione Est

04.11.2010

Fra la gente in lacrime. «Abbiamo perso tutto»

Case invase dall’acqua, gommoni nel paese allagato trasportano persone e cose verso una strada rimasta agibile FOTOSERVIZIO DI VINCENZO AMATO
Case invase dall’acqua, gommoni nel paese allagato trasportano persone e cose verso una strada rimasta agibile FOTOSERVIZIO DI VINCENZO AMATO

Dominano frustrazione, disorientamento, rabbia. Ieri, al terzo giorno dopo l'alluvione, i garage e gli scantinati di Monteforte erano ancora completamente allagati. Ci si è rassegnati a lasciare le cose là dentro, mobili, utensili e provviste, tutto in ammollo. Spesso anche le stesse auto di famiglia. E chissà, quando l'acqua si ritirerà, quanto si potrà salvare: forse poco o nulla. Ma c'è a chi va assai peggio, perchè in alcune vie centrali del paese, nei pressi di chiesa e municipio, e soprattutto nella parte bassa e più danneggiata, come il quartiere Aldo Moro, moltissime abitazioni sono ancora sommerse fino al primo piano e oltre. La corrente, il gas, il telefono, perfino l'acqua potabile sono staccati: una situazione invivibile. Si infila qualche vestito di ricambio in un sacco di plastica e ci si fa trasportare all'asciutto sui gommoni dei soccorritori, per poi cercare ospitalità da parenti o amici, oppure per recarsi nel presidio per sfollati al Palaferroli di San Bonifacio.
PAURA E DISAGI. La gente di Monteforte scende in strada, in mezzo a protezione civile, vigili del fuoco, polizia, esercito. Un brulichio che va avanti da mattina a sera. Si vorrebbe sapere di preciso cosa fare, quando i soccorsi arriveranno con le idrovore a svuotare le case allagate una per una, quando saranno ripristinati energia e altri servizi fondamentali. Ma le informazioni sono parziali e confuse, perchè le operazioni si concentrano prima sullo svuotamento e la pulizia delle grandi arterie, in particolare il tratto d'autostrada A4, ieri ancora invasa da acqua e fango e riaperta solo in serata.
Si vedono persone piangere, sfinite dalla paura, dallo sconforto e dal caos. Tra loro, qualcuno ha perso tutto. Anche chi finora ce l'ha fatta a non abbandonare il proprio appartamento, non volendo spostarsi a causa dell'età avanzata o per timore di furti, adesso deve fare i conti con riserve domestiche di cibo e acqua sempre più scarse. E così, ieri mattina, capitava di vedere figli e nipoti, con stivali da pescatore ai piedi o addirittura a gambe nude, «guadare» le vie del paese per recapitare qualche provvista ai parenti più anziani bloccati in casa.
E le testimonianze mettono in luce tutta la drammaticità della situazione. «Poche ore dopo l'alluvione, quando ci siamo resi conto della gravità della situazione, siamo scappati via in tutta fretta, dimenticando in appartamento le medicine per i nonni, i pannolini per i bambini, i vestiti di ricambio... Insomma, un disagio enorme», raccontano due giovani coniugi. «Poi, ospitati alla spicciolata da partenti e amici, chi a Monteforte e chi a San Giovanni Lupatoto, abbiamo potuto sistemarci un po'. Ma tuttora non abbiamo idea di quando potremo fare ritorno a casa nostra».
Una ragazza ha le lacrime agli occhi, quando smonta dal gommone della protezione civile e si dirige verso la piazza della chiesa. «Non so assolutamente cosa fare», dice. «La mia casa è una delle più colpite: non è sott'acqua solo la cantina, ma anche il piano abitabile. Sono andata a recuperare almeno un ricambio d'indumenti», dice alzando il sacchetto di plastica che tiene in mano. «Ma mi chiedo: dopo essere rimaste sommerse per giorni, le nostre case torneranno agibili? E dove li troveremo i soldi per fare le riparazioni?»
PROBLEMA AUTO. In via Dante, dove l'acqua arriva ancora al ginocchio, i residenti spazzano fuori dalla porta almeno il fango. «Fosse solo per l'acqua: qui è tutto unto di carburante», dice un agricoltore indicando, nella sua corte più simile a una piscina, le macchie di gasolio che galleggiano fra i trattori e i furgoni. «Le macchine emergono solo ora, dopo essere state semi sommerse per tutto questo tempo. Forse non ne ripartirà nemmeno una». Appunto. Molte persone, oltre al disagio dell'inagibilità della casa, sono rimaste pure senza automobile. Colte alla sprovvista il giorno dell'alluvione, le hanno viste investire e rovesciare in strada dall'onda d'acqua. «Non ho nemmeno finito di pagarla», dice un uomo, mostrando la sua, col cofano bottato e schiacciato contro un muretto.
STRADE. Ma anche per chi ha un mezzo, spostarsi non è facile. Ieri tra l'uscita della tangenziale e San Bonifacio si viaggiava a passo d'uomo. Stessa cosa sulla strada Porcilana, invasa dai mezzi pesanti.
SCUOLE. Gli istituti superiori del circondario, da Soave a San Bonifacio, ieri erano chiusi. Solo le scuole con un'utenza prettamente locale, come le elementari o le medie, hanno cercato di non sospendere le lezioni, per quanto questi restino giorni d'emergenza in cui studiare è molto difficile.
CRITICHE. «Quando l'Alpone è straripato, perchè non siamo stati immediatamente avvertiti? Cosa si è aspettato?», sbotta la gente prendendo a bersaglio autorità e soccorritori. «Ci arrivavano solo notizie sconnesse sull'argine rotto», spiega una signora, «ma nessuno pensava che l'acqua avrebbe invaso il paese, alta oltre un metro. Altrimenti ce ne saremmo andati prima».© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lorenza Costantino
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