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25.11.2011

Zora come Achiko veglia la tomba delle sue padrone a Arcole

Hachiko, protagonista di un film commovente
Hachiko, protagonista di un film commovente

L’unica cosa certa, e viva, è il cane. Che  è una cagna, Zora, tipo Lassie, pastore scozzese da greggi di pecore. Irrompe in villa col suo compagno di giochi, si blocca a studiarci, si avvicina incerta, guardinga ma mite, dolcissima, mesta si direbbe, in cerca di conferme. E di coccole. Prima era nel parco stupendo della villa ai Ceriani di Colognola ai Colli nel sole tiepido, adesso è qui con la testa sulle mie ginocchia che ascolta la sua storia.

La signora  Delfina Baroni, figlia del prof. Carlo Vanzetti, lo storico dell’agricoltura che per 27 anni   ha retto la Presidenza dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di via Leoncino 5 in città, affabula ed affascina con la figlia Maria Alessandra.

Non possiamo non riandare ad un film giapponese visto, “Achiko”, interprete principale un cane di  razza Akita, coprotagonista Richard Gere, 60 anni, l'attore di  American gigolò,  uno che potrebbe anche girare una pellicola leggendo l’elenco telefonico che avrebbe  le sale piene in tutto il mondo. Un successo mondiale dalla regia di Lasse Hallstrom  tanti pianti  nei cinema e un ricordo struggente, l’aureo Umberto D  di Vittorio De Sica del 1951. Achiko  e  Zora (Alba, in croato) hanno una storia simile, via che lei è ancora viva, è piena di ricordi, ma felice della sua esistenza attuale.

Ad Arcole se la ricordano ancora. Prima a spasso per il paese con le sue padrone, due signore in età, zia e nipote, molto riservate, poi con una delle due ogni giorno al cimitero sulla tomba dell’altra. Poi da sola, ogni giorno, al cimitero a trovare entrambe. Rinunciando al cibo e alla casa, nutrendosi in una vicina discarica, ridotta malissimo ma sempre li. Dentro, o appena fuori, del  cimitero. Estate ed inverno. Accadde 10 anni fa.

Ad Arcole la storia la sanno tutti ma non ne vuole parlare nessuno. Non è  cosa. Una storia da cani insomma. Inutile interpellare i parroci, l’anagrafe, i due affossatori, il postino, le perpetue, i sacrestani, i vecchi del paese, gli ex sindaci. Si sa ma non si fanno nomi.

Con una ricerca non facile abbiamo ricostruito le sue tappe esistenziali. Ci fu chi si prese briga di lei, ridotta all’osso dalla vita costantemente sull’orlo della tomba. Delle sue padrone. Era un cinofilo di Cà Volpìn di San Bonifacio che ne voleva dei cuccioli: ma non aveva il ciclo, non giocava con le altre cagne, sdegnava i maschi. Allora la diede ad un altro appassionato, e questi ad un altro cui piacque molto e che la  unì ad un suo consimile, di pura razza, ai Molini di San Michele Extra, dove nuotava in Adige. Poi arriva a Mario e Francesco Olivieri, agricoltori di Illasi e allevatori di collie che la donano alla moglie di Silvano Lonardelli, Michela Pasquale,  della contrada Ceriani di Colognola ai Colli. Ogni volta un cambio di nome.

“Era sempre triste, si vedeva che pensava al suo passato, stava spesso da sola, o con un cavallino ed una capretta. Tralasciava il cibo e cercava le carezze. – racconta il signor Lonardelli – Mi aspettava ogni sera in piedi sotto il portico. Un giorno scomparve. La trovai lì vicino, era a casa delle signore Vanzetti. Gliela lasciai a patto di poterla andarla trovare quando volevo, gli volevo bene ma lei stava meglio così”.
Zora ha seguito attenta la sua storia, ogni tanto ha rizzato le orecchie, guardando  le sue nuove padrone, poi mette il muso sotto la mia mano, vuol essere rassicurata?
Ricorda il veronese Roberto Piacenza, della dinastia dei fioristi-vivaisti cittadini, che in Croazia ha sempre un branco festante di sei cuccioli che l’aspettano: “Ho conosciuto un anziano pescatore coltissimo, Ivo Rismondo, ex partigiano, perseguitato dai titini, che proveniva dalle falde del monte Velebit ed abitava sull’isola di Uliano. Stava sempre col suo cane, un pastore tedesco di grossa taglia. Parlavamo in dialetto veneziano. L’anno dopo riconobbi il cane a Zara, da solo, e mi raccontarono che  il padrone era morto ed era stato sepolto in città. Il cane, vecchio  anche lui, ogni mattina sull’isola andava al traghetto ( i marinai lo lasciavano salire), a Zara sbarcava, andava in cimitero sulla tomba del signor Ivo, vi rimaneva tutto il giorno e la sera risaliva al bordo e tornava alla loro vecchia casa”.
Achiko, Zora  ed il lupo croato. Storie simili d'affetto inconsolabile. Di bellezza. Lei ora sta bene a villa Vanzetti di Colognola. Glielo si vede dagli occhi, pieni di composta canina serenità.

Bartolo Fracaroli
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