Animali&Co

05.07.2012

Tre uccelli feriti sono tornati a volare sul Baldo

Fabrizio Croci mentre libera l'allocco FOTO AMATO|
 Maria Teresa Trivella
Fabrizio Croci mentre libera l'allocco FOTO AMATO| Maria Teresa Trivella

Sono tornati a volare. Chissà da quale nido o cielo della nostra provincia erano piombati a terra, qualche mese fa. Ma, da ieri, le loro ali si librano nell'aria del Baldo. Tre uccelli, tra cui due rapaci, un gheppio diurno e un allocco notturno, e una cornacchia, sono stati rimessi in libertà da Fabrizio Croci e Maria Teresa Trivella, volontari dell'organizzazione «Verde blu» di Verona. Sono stati loro a portarli nell'Oasi del Baldo, a quota 1500, dopo averli curati al centro di recupero di Castel D'Azzano, dove erano giunti in brutte condizioni.
La liberazione è stata fatta davanti a 9 bambini tra gli 8 e i 10 anni, che partecipano ad un campo didattico estivo al Centro di educazione ambientale che Legambiente conduce al Forte di Naole, ex caserma ristrutturata, a 1650 metri. Il gruppetto è infatti giunto al punto pattuito alle 11 con quattro educatori ambientali, mentre la presidente, Stefania Leoni, ha aiutato la Verde Blu nel trasporto degli animali in quota su un fuoristrada salito da località Due Pozze, in Prada. Come hanno spiegato Croci e Trivella, il gheppio, uccello predatore, noto perché vola bloccandosi a mezz'aria con le ali spalancate - cioé a «spirito santo» - era rimasto traumatizzato per aver sbattuto contro una vetrata: barriera, che, nonostante la vista acuta, i volatili non distinguono. «Lo aveva recuperato il Corpo forestale di Tregnago e i nostri volontari lo hanno portato al centro di recupero».
La sua liberazione, alle 11.17, è stata per la giovane platea, una novità: «Lo avevo visto farlo solo in un documentario», ha detto un ragazzino.
Poi è toccato all'allocco, recuperato con un'ala spezzata, adulto. «Le cure hanno avuto successo e così lo re-immettiamo in natura», ha detto Trivella. Poi è stato il turno della cornacchia, che non la smetteva di beccare e gracchiare. «È stata trovata molto piccola e senza un zampa», ha spiegato Croci, mostrando il moncherino. La madre, vedendola diversa dagli altri, aveva forse deciso di lasciarla morire. Ma qualcuno l'ha portata alla Verde Blu. «L'abbiamo liberata nell'Oasi dove troverà abbondante cibo». Così non dovrà razziare nelle aziende agricole. Mentre infatti i due rapaci si cibano d'insetti, la cornacchia ama frutta e uova, anche quelle dei pollai. Liberata, se n'è andata senza ripensamenti, diversamente dal gheppio che, verso le 13, ha fatto una mezzo giro di ritorno.
Se l'immissione in libertà è stata veloce, molto tempo è stato però dedicato alle spiegazioni ai ragazzi, che erano pieni di curiosità. Uno di loro voleva sapere che fare trovando un riccio sull'asfalto, un altro dove portare un piccolo merlo caduto, un altro ancora come muoversi davanti ad un grosso animale in pena.
«La regola aurea è non spostarlo: se è piccolo, la madre è vicina, se è adulto il dolore potrebbe renderlo pericoloso.Telefonate a noi: 334.184.09.50», ha raccomandato Croci, aggiungendo che gli animali selvatici sono bene pubblico di proprietà dello Stato: «Perciò l'attività che svolgiamo con Legambiente per sensibilizzare i ragazzi, avviene con l'autorizzazione dell'assessorato all'Ambiente della Provincia», ha precisato Croci che è poi passato a fare un bilancio delle attività nel primo semestre 2012: «449 ricoveri, 171 liberazioni, 76 animali ancora in cura, 202 decessi per le gravi condizioni in cui sono stati ritrovati». Il prossimo ad essere liberato sarà, domenica, a Peschiera, un cigno reale, trovato ferito l'1 aprile davanti alla chiesa parrocchiale.
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Barbara Bertasi
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