Animali&Co

31.03.2020

Parco Natura Viva,
un grido d’aiuto
«Animali a rischio»

Botsman, maschio di tigre del Parco Natura Viva
Botsman, maschio di tigre del Parco Natura Viva

Aveva aperto solo per due giorni, a inizio marzo, il Parco Natura Viva, che cominciava con speranza il primo anno della sua seconda metà di secolo, quando sono arrivati i provvedimenti restrittivi per il contenimento del contagio da Covid-19. Chiusa l'entrata al pubblico e chiuse anche le entrate che arrivavano dai visitatori per il buon funzionamento della struttura protetta di conservazione delle specie a rischio di estinzione.

 

«Il Parco Natura Viva è chiuso dall'inizio di marzo», ricorda Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico della struttura, «e lo rimarrà per tutta la durata che il governo riterrà opportuna. Oggi la previsione è di rimanere chiusi sicuramente per tutto il mese di aprile e forse anche in parte per quello di maggio. Gestire animali così delicati e importanti ha dei costi molto molto alti e quanti lavorano per il funzionamento e il mantenimento del Parco sono persone specializzate, con un'alta qualifica, ma tutto questo si ripercuote ovviamente sul costo giornaliero di gestione. Inoltre anche l'energia gioca un ruolo importante: questo Parco ha bisogno di energia elettrica e di riscaldamento per alcune specie molto delicate e particolari. Andiamo verso la buona stagione - e speriamo che questo costo si abbassi - però resta sempre piuttosto elevato».

 

Oggi sono circa 10mila euro giornalieri di costo di gestione, considerando non solo lo stipendio e i contributi per tutte le persone che lavorano, ma anche l'energia elettrica, il cibo per gli animali e tutto quello che serve per mantenere il Parco.«Chiuso al pubblico e aperto agli animali: non abbiamo i costi dei bar, non abbiamo quelli dei chioschi che sono ahimè, desolatamente spenti e chiusi, però facciamo un appello alla solidarietà, perché credo che sia importante tenere in vita un patrimonio come quello che abbiamo. Non appartiene al Parco Natura Viva, ma ci è stato affidato, in parte dallo Stato e in parte da quegli enti europei che hanno deciso di affidarcelo», aggiunge Avesani Zaborra.

 

«Per cinquant'anni abbiamo gestito specie rare e importanti per la conservazione della biodiversità. Quindi io credo che il Parco sia patrimonio di tutti e come tale nell'interesse generale mantenerlo al meglio».«Nei cinquant'anni che sono passati dall'apertura, abbiamo fatto tutto quello che era necessario, anche di fronte alle crisi che ci sono state. Penso ad esempio all'epoca di Chernobyl e penso alle crisi energetiche: abbiamo fatto fronte a tutto, ma questa situazione si protrae troppo a lungo perché una piccola società privata sia in grado di fronteggiarla a tempo indeterminato. Quindi abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti coloro che sono convinti del nostro lavoro, a favore di un patrimonio collettivo», conclude il direttore

Vittorio Zambaldo
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