Animali&Co

26.03.2020

Meno persone in giro, gli animali selvatici «conquistano» zone mai battute prima

Ci è pervenuta la foto di quello che sembra essere un lupo su una strada che attraversa i vigneti: si tratta della zona al confine fra Lavagno e Mezzane, nel territorio di quest'ultimo, poco distante dalla cantina Sant'Antonio a circa 2-300 metri d'altezza.

Una zona insolita per questi avvistamenti. Interpellati alcuni esperti sia della Forestale sia cinofili, quello nella foto non è al cento per cento un lupo: difficile avere la certezza osservando solo questa foto, resta il dubbio che possa essere un cane lupo cecoslovacco, anche se i più propendono proprio per l'ipotesi del lupo.

 

Quello che è certo è che, come accaduto in diverse altre zone, la minor presenza di umani a causa delle misure anticoronavirus, sta spingendo molti animali selvatici a frequentare zone poco battute in precedenza (a Venezia e in molti porti italiani si sono rivisti i delfini), come il caso di questo ungulato immortalato martedì mattina fra i vigneti sotto il santuario di San Giacomo, sempre a Lavagno.

 

 

AQUILA REALE AD AVESA (di Valerio Locatelli)

 

E un appassionato di avifauna ha avvistato un'aquila reale ad Avesa. Protagonista è Andrea Mosele, 45 anni, impiegato, autore del volume scritto a quattro mani con Vanni Carletto "Campagnamagra, forme e colori della natura", 285 pagine sulla flora e sulla fauna di questa amena zona di Vigasio. «Essendo costretti a rimanere a casa - afferma Mosele - ognuno di noi cerca di far trascorrere le giornate in modo costruttivo, se si ha la fortuna di stare bene: c’è chi cucina, chi dipinge, chi legge e chi come me fa birdwatching». Proprio ier, ad Avesa, mentre Mosele stava comodamente seduto sulla sua veranda che guarda a nord, verso Montecchio, con a est il monte Arzan e a ovest il monte Ongarine, ha scorto una sagoma di un rapace assolutamente inaspettato a queste quote: un’ aquila reale, con la sua impressionante apertura alare che sfiora i 2,5 metri di lunghezza.

«Era disturbata, o come si dice, mobbata, alternativamente da colombacci e da cornacchie grigie, intenti a scacciarla dal loro territorio - continua Mosele -. Dagli spot bianchi presenti sul sopra ala, dalla banda terminale scura della coda e dallo specchio alare chiaro, sono riuscito a determinare che si trattava di un soggetto nato lo scorso anno. Nel Veronese è nota la presenza di coppie di aquile reali sia in Lessinia che sul monte Baldo e probabilmente questo soggetto, così giovane, è da considerarsi un erratico, un esploratore di nuovi territori ed è per questo motivo che si è spinto fuori dal suo areale tipico, in genere caratterizzato da alte cenge rocciose dominanti su prati e pascoli situati tra gli 800 e 2.400 metri di quota».

 

Riccardo Verzè (ha collaborato Vittorio Zambaldo)
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