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27.03.2019 Tags: Walt Disney , Roberto Benigni , Eva Green , Alice , Colin Farrell , Danny DeVito , Michael Keaton , Alan Rickman

Dumbo torna a volare nel remake di Tim Burton

A Roma Tim Burton è arrivato nella doppia veste di regista in promozione e premiato. Ai David di Donatello 2019 riceverà il Premio alla Carriera dalle mani di Roberto Benigni e da giovedì 28 marzo nelle sale italiane arriverà, distribuito in 700 copie, Dumbo, versione live action del classico Disney del 1941 con Colin Farrell, Danny De Vito ed Eva Green. Non poteva che essere Dumbo? Il regista risponde annuendo: «era quello che più mi permetteva di fare qualcosa di valido, per una serie di motivi, perchè c’erano delle tematiche che mi erano vicine. La mia scelta era tra Dumbo o Il gatto venuto dallo spazio». Burton torna a lavorare con la Walt Disney Company dopo Alice in Wonderland in un rapporto con la casa di Topolino che descrive come familiare: «Loro sono come la mia famiglia, hanno degli aspetti buoni e altri negativi». 

A proposito di famiglia, in Dumbo sono presenti nel cast vecchie conoscenze dei film di Burton a partire da Michael Keaton fino ad Alan Rickman: «Proprio perchè si parlava di famiglia e fare un film ricrea questa condizione, per me era importante lavorare con figure che conoscevo bene e che avevo frequentato in passato» commenta Burton e aggiunge un parallelismo: «il circo è un po' come un film, un gruppo di persone non po' strane che cercano insieme di realizzare qualcosa». Il circo è un tema ricorrente nel cinema di Burton anche se il regista ammette di non amarlo: «Pur avendo fatto un film sul circo devo dire che non l’ho mai amato, fin da piccolo i clown mi facevano terrore e non mi piaceva vedere gli animali esibirsi nel circo» commenta il regista divertito e su Danny De Vito aggiunge: «Con Danny riflettevamo sul fatto che abbiamo fatto tre film con un’ ambientazione circense e il circo non ci piace nemmeno». Gli occhi sono da sempre un aspetto sul quale Burton si concentra molto e su Dumbo conferma: «poichè si tratta di un personaggio che non parla, le emozioni dovevano essere espresse in maniera diversa. La cosa migliore per esprimere queste emozioni era attraverso gli occhi».

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