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27.05.2019 Tags: Gosaldo , cerbiatto partorito sulle scale

Cerbiatto partorito sulle scale di casa, il paese si mobilita: è salvo

Quando ha sceso le scale per andare a scuola, Valentina, sei anni, si è fermata incredula su uno degli ultimi gradini: seduto in fondo alla rampa c’era un cerbiatto appena nato. Il primo ad imbattersi nell’inatteso ospite era stato il fratello Alessandro, che fa le medie e che era uscito per primo per a prendere la corriera. Il cucciolo respirava a fatica, gli occhi semiaperti, attorno a lui i segni del parto avvenuto da poco.

A Gosaldo, paese delle dolomiti bellunesi al confine con il Trentino, vedere un cervo vicino alle case non è affatto inconsueto: che un cucciolo venga partorito sugli scalini di casa, lo è decisamente di più. Probabilmente la cerva aveva cercato un luogo più caldo per partorire, dopo una primavera fredda (qui siamo a oltre mille metri sul livello del mare e c’è ancora neve a bassa quota). Ma, sentendo i primi rumori della casa che si risvegliava, aveva deciso di abbandonare lì il cerbiatto. Per la «famiglia adottiva» l’emozione era tanta, ma anche la preoccupazione per il destino del piccolo «Bambi».

La gente di montagna sa che i piccoli trovati da soli non vanno accarezzati: se la mamma dovesse fiutare l’odore dell’essere umano, non se riprenderebbe più con sè. Davanti alla casa dov’era nato il cucciolo, è cominciato il viavai dei paesani, tutti attenti a non disturbare o ad avvicinarsi troppo al nuovo nato, «protetto» dalla famiglia di Valentina. Sono venuti in gita persino i bimbi della scuola primaria del paese, 14 in tutto, e quelli del catechismo.

Bambi piano piano cominciava a respirare meglio e teneva gli occhietti aperti. E dopo qualche ora è riuscito ad alzarsi sulle zampe e a bere dal piattino che gli era stato messo vicino.

Nel frattempo era stata allertata la Forestale: sono arrivati due agenti e hanno cercato di portare il piccolo verso il bosco, sperando che la mamma venisse a prenderlo. Un’operazione non facile, con il cucciolo che ha cominciato a fare avanti e indietro tra il fitto degli alberi e il giardino della casa dove era nato.

 

 

E nel pomeriggio la mamma è stata finalmente avvistata: si è avvicinata sospettosa, prima di allontanarsi di nuovo fra gli alberi. Bambi l’ha aspettata paziente e quando è calato il buio è arrivato anche il lieto fine.

«Verso le 21», racconta la nonna di Valentina, «si sentiva che il cucciolo emetteva richiami quasi di continuo. Fino alle 22 circa... poi più niente. Durante la notte siamo usciti sul terrazzo ma nessun rumore ! Al mattino idem... . Noi abbiamo provato un misto di tristezza e di felicità, perché la sua mamma lo aveva recuperato!».

Riccardo Verzè
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