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11.03.2019

Addio al pastore
tedesco eroe
di Rigopiano

Addio al pastore tedesco eroe di Rigopiano
Addio al pastore tedesco eroe di Rigopiano

Falco aveva scavato a lungo tra la neve e le macerie, a Rigopiano, cercando vite da salvare sotto quella maledetta valanga che il 18 gennaio del 2017 era scesa dalle pendici del Gran Sasso, travolgendo l'albergo resort e le 40 persone che in quel momento erano all'interno. Il bilancio finale della tragedia era stato di 29 morti e 11 sopravvissuti. Fra questi ultimi anche tre bambini: Ludovica, Edoardo e Samuel, rimasti incastrati nella sala da biliardo dell'hotel e raggiunti in tempo dai soccorsi.

 

Difficile dimenticare le immagini di quei bambini estratti da un buco nero tra la neve e i detriti e confortati tra le braccia dei vigili del fuoco.A indicare ai soccorritori il punto dove si trovavano Ludovica, Edoardo e Samuel ci aveva pensato Falco, un pastore tedesco da anni "in servizio" ai vigili del fuoco di Latina. E da quel momento diventato uno degli eroi di Rigopiano.

 

Ma anche gli eroi si ammalano. Mielopatia degenerativa, nel caso di Falco, una malattia che non lascia scampo e che negli ultimi tempi lo aveva privato dell'uso delle zampe posteriori. Ora l'eroe se n'è andato, addormentato per mettere fine alla crescente sofferenza alla quale da tempo era ormai condannato. Ad annunciare sui social la morte del pastore tedesco è stato Fabrizio Cataudella, il vigile del fuoco che fa parte della squadra specializzata USAR Lazio (Urban search and rescue), caposquadra dell'unità cinofila dei Vigili del fuoco di Latina. Cataudella, uno degli "angeli" di Rigopiano, ha lavorato per 9 anni con Falco e ha spiegato su facebook come alla fine sia stato necessario sopprimere l'animale, di fronte a un peggioramento progressivo delle sue condizioni, impossibile da rallentare.

 

Nel post sul social network il vigile si è rivolto direttamente al cane che, per tutta la sua vita, lo ha affiancato in tante attività di soccorso.

 

«La belva, indolore, ti ha portato alla paralisi degli arti posteriori in troppo poco tempo e, per te, abituato a stare tra boschi e campi aperti, non era più una vita degna. Guardarti venirmi incontro, festoso come sempre, ma percepire giorno per giorno il tuo peggioramento ed essere impotente è stato straziante. Mentre scrivo piango, perché forse avrei dovuto farlo prima, ma non trovavo il coraggio per tale gesto. Abbiamo avuto momenti duri in cui potevamo fidarci solo l'uno dell'altro e mi sei sempre stato a fianco. Siamo stati operativi in interventi delicati, dove spesso sentivamo addosso la responsabilità di dare una risposta a chi da noi aspettava buone notizie. A volte è successo e altre invece no. Abbiamo spesso interagito coi bambini e tu, coi tuoi 38 chilogrammi, passeggiavi tra loro, paziente a farti accarezzare. Per te era tutto un gioco. I tuoi occhi erano la tua voce e so che ti rendevi conto di tutto, ma, come sempre hai fatto, hai lottato con me».Di certo, oltre che nel cuore di Cataudella e degli altri vigili del fuoco di Latina, Falco resterà sempre in quelli di tre bambini riemersi dal buio e dal gelo grazie al suo fiuto e alla sua tenacia.

Stefano Tomasoni
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