15 dicembre 2019

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14.12.2018

Interviste

«Tezenis, il viaggio va
condiviso. La serie A?
Sostenuta da tutti»

Il presidente Gianluigi Pedrollo FOTOEXPRESS
Il presidente Gianluigi Pedrollo FOTOEXPRESS

Il discorso di Natale. Gianluigi Pedrollo va interpretato. Ma non troppo. Il presidente ama essere sferzante. Ironico e pungente. Spesso sibillino. Lancia messaggi a squadra, staff e città. La Tezenis è patrimonio di tutti. Ma oggi vive grazie al forte impegno del «self made man» di Veronella. E ogni occasione è buona per ricordare che «da solo è difficile fare salti mortali». Per amore, si fa. Ma poi arrivano i numeri con i quali realtà e incanto devono convivere. Dunque, Tezenis quarta, reduce da cinque vittorie di fila. Il clima giusto per affrontare al meglio la delicata trasferta di Ravenna. Alla caccia della sesta vittoria di fila.

Pedrollo, che Natale le regalerà la Tezenis?

«Natale viene dopo la partita di domenica contro Ravenna e quella in casa con Roseto. Aspettiamo i risultati delle due partite e poi vediamo come passeremo il Natale».

Le cinque vittorie di fila che cosa le fanno dire?

«Bello, emozionante, bravi ragazzi. Magari potevamo farne un paio in più».

Messaggio ai ragazzi

«Sempre sul pezzo, non accontentiamoci mai. C’è sempre qualcosa da migliorare».

E a coach Dalmonte?

«No agli schemi complicati. “Butela dentro“ e basta. Il gioco è semplice: serve buttarla dentro una in più degli altri».

Il palazzetto di domenica, nella gara vinta all’ultimo istante con Montegranaro, l’ha emozionata?

«Certo, l’esplosione del pubblico sull’ultimo tiro di Henderson mi ha regalato un’emozione forte. Ma, lo sapete, sono freddo».

Presidente, allora: che cosa la può emozionare veramente? Una promozione? O qualche cosa di diverso, che ci sfugge?

«La promozione? E poi chi paga?».

È una sorta di messaggio alla Nazione. Sente di dover aggiungere qualcosa?

«Tutti vogliamo la serie A, sia inteso. Io lo voglio. Perché vincere è bello. Ma poi si fanno i conti con la realtà. I costi, in A, raddoppiano. Quindi: servono sponsor, serve fiducia da parte dei tifosi. E quando parlo di fiducia parlo di abbonamenti, di presenze di chi trova il piacere di pagare per venire a vederci e sostenerci. Altrimenti, che senso ha vivere una serie A non all’altezza, magari dove finisci per perderle tutte? Per questo dico spesso: meglio una serie A2 da protagonisti. Che andare in A, per sprofondare ed essere ultimi senza vittorie».

Quindi, il senso ultimo qual è?

«C’è voglia di fare il salto di qualità. Ci prepariamo a farlo. Ma tutti sappiano che Pedrollo ha bisogno di sostegno da parte di tutti. Da parte di chi soprattutto ama la Scaligera Verona. Io voglio vincere il campionato. Gli investimenti si fanno, però, se sono produttivi. Faccio i conti su quello che ho e non so quello che potrei avere. Per andare in A, tutta Verona dev’essere pronta per andare in A. E oggi molto dev’essere ancora fatto. Soprattutto a livello di volontà. La A va presa ma soprattutto va meritata e mantenuta».

Gli auguri sotto l’albero portano un ultimo messaggio?

«E tutta una questione di soldi. Il basket è uno sport super venale. Hai soldi da spendere, prendi i migliori, aumenti il livello qualitativo della squadra. Mi sembra facile. Poi, magari, ci sta anche di perdere. Ma almeno hai la materia prima in mano. La materia prima sono i soldi, non i giocatori. Di giocatori ne trovi quanti ne vuoi. Quindi: io arrivo fino a dove posso arrivare. Questo oggi è il senso».

Come finisce il campionato?

«Arriviamo quarti. E dopo proviamo a vincere il più possibile ai play off». •

Simone Antolini
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