29 maggio 2020

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27.03.2020

Interviste

Solidarietà e propaganda

Dario Fabbri, esperto di geopolitica per Limes
Dario Fabbri, esperto di geopolitica per Limes

Aerei cargo con medici esperti di coronavirus, materiale sanitario, aiuti di ogni genere arrivano dalla Cina; la Russia manda in Italia forniture sanitarie e soprattutto militari che faranno base a Bergamo; da Cuba è sbarcata una equipe medica specializzata in lotta batteriologica e virus. E dagli Usa? Un aereo partito dalla Germania e sbarcato ad Aviano con materiale sanitario. Una ong allestisce un ospedale da campo a Cremona. Qualche aiuto sotto traccia. Stop. Chi ha i capelli grigi si sarebbe aspettato un ponte aereo dagli Stati Uniti, non dalla Cina. Segno dei tempi: il coronavirus sta cambiando anche gli equilibri internazionali della geopolitica? Cosa vorranno in cambio tutti questi Paesi che si prodigano con tanta generosità? «È una solidarietà un po' pelosa», taglia corto Dario Fabbri, analista di geopolitica per Limes, con il quale abbiamo voluto capire se il quadro internazionale di rapporti politici e alleanze storiche sarà rivoluzionato da questa pandemia.

Fabbri, ma cosa sta accadendo? La Cina vuole scrollarsi di dosso l'immagine di epicentro della pandemia che sta colpendo il pianeta e rinvigorire il suo soft power, le sue pubbliche relazioni. Ha tenuto tutto al suo interno, il suo silenzio ha aiutato la diffusione del virus, ma ora che sembra abbia superato il contagio, sta facendo questa propaganda evidente non solo in Italia, ma anche in Serbia, Spagna, Sudamerica. Come sempre in questi casi, le grandi potenze sfruttano le crisi umanitarie per mostrarsi da un lato come esperti di sanità e ricerca e dall'altro dal punto di vista umano: non siamo solo dominatori, dicono, ma aiutiamo anche gli altri

Espansionismo imperialista? Del resto, gli imperi vivono di queste categorie: stare con il nostro impero è utile, funzionale, perché vi vogliamo bene. È una evidente campagna di propaganda. La Russia è un caso a sè, diffonde dati insignificanti sull'epidemia e questo è impossibile. Se la passa male dal punto di vista economico ma ha una tradizione medica importante, quella sovietica, perciò vuole mandare aiuti e anche questa è una forma di propaganda: voi occidentali, filoamericani, che ci punite perché ve lo impongono gli americani, guardate come vi aiutiamo e ricordatevelo quando dovrete decidere ancora sulle sanzioni

E Cuba? Cuba ha una tradizione e una competenza medica enormi, ma non si prodiga certo con intenti di propaganda o di dominio imperiale: i cubani lo fanno per sopravvivere, sperando che esportando la sua eccellenza l'Europa si ricorderà di loro.

E gli Usa, invece? Gli Usa sbagliano perché si concentrano molto su se stessi in questa fase, con un finto isolazionismo diffuso dalla retorica trumpiana, perchè non dimentichiamoci che invece era in atto l'esercitazione militare Defender Europe in tutto il nostro continente. Gli Stati Uniti non mandano gli aiuti ma provano a comprarsi un vaccino in Germania contro il coronavirus, comprano i tamponi in Italia, lanciano messaggi egoistici che un impero non può permettersi. Le grandi potenze hanno un atteggiamento diverso, fasullo ma diverso: cinesi e russi ti dicono "sono qui per aiutarti perchè devi stare con me". L'America invece sta sbagliando tutto: ha inviato un aereo ad Aviano con un po' di materiale sanitario e c'è una Ong che sta costruendo un ospedale da campo a Cremona: tutto passa sotto traccia, senza il battage retorico trumpiano, che continua a parlare male dell'Unione europea e della Germania, vero obiettivo della loro ostilità. Vorrebbero che azzerasse la sua economia e si mettesse in quarantena. Un errore di soft power, di pubbliche relazioni da parte degli Usa che in questa fase vengono superati da cinesi e russi.

C'è un forte attivismo sui social dell'ambasciata cinese, ogni consegna di mascherine è un evento.... I cinesi hanno vari obiettivi, il primo è non passare come la culla del virus e poi approfittano della situazione per rinforzare la realizzazione delle "nuove vie della seta della salute". Vogliono cioè superare la diffidenza che c'è in Italia anche nei confronti della via della seta. Stanno utilizzando da tempo i nostri porti marittimi e sfruttano questa crisi per segnalarci che loro sono indispensabili. Di conseguenza l'altro obiettivo della Cina è rianimare i rapporti con Roma a un anno dalla nostra adesione alla Bri, Belt and Road Initiative. Dal punto di vista scenografico, vogliono infatti fare arrivare un carico di aiuti in Spagna lungo la ferrovia che dovrebbe passare dall'Asia centrale fino in Europa, la via della seta terrestre.

Quando questa emergenza sarà finita avremo un ridisegno degli equilibri internazionali o tutto tornerà come prima? Non ci credo molto, viviamo questo momento con grande suggestione, perché è una crisi grave che produrrà delle evoluzioni, ma è difficile che, anche durasse tre, quattro o sei mesi, un contesto simile vada a incidere e modificare equilibri internazionali. Grazie a dio non è una guerra, noi stiamo comodi in casa, non ci cadono le bombe in testa. Difficile che uno scenario che dura qualche mese possa stravolgere gli equilibri mondiali. Le grandi potenze non intendono rimanere a lungo sotto scacco per il virus: Trump ha detto che entro Pasqua gli Usa devono tornare alla normalità, costi quel che costi. Hanno un rapporto con l'epidemia e la potenziale morte, particolare: per una grande potenza abituata a fare la guerra vera, come americani, cinesi e russi, è normale anche fare violenza anche a se stessi e decidere quando a un certo punto la situazione non è più sopportabile e si deve ripartire. Quindi non bastano questi mesi di emergenza a cambiare i rapporti di forza.

Le grandi potenze, insomma, decidono anche quando uscirne? Decidono quando trovare l'equilibrio tra la loro sofferenza che possono sopportare e i rischi che non possono più permettersi. Non possono restare fermi sei mesi perché allora sì che la loro egemonia potrebbe venire messa in pericolo da qualcun altro che se ne approfitta. E allora agiscono prima. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Maurizio Battista
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