01 ottobre 2020

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19.07.2020

Interviste

Questo mio
ritorno sul palco
dietro un muro
di plexiglas

Dopo tre mesi di chiusura e tanto teatro web, il Teatro Nuovo è stato tra i primi teatri in Italia e il primo in Veneto a riaprire la sala al pubblico. Lo ha fatto con uno spettacolo attualissimo, che affronta insieme temi che vanno oltre l’attualità. Parlando di passioni e ossessioni, di umanità incapace di comunicare, divisa da sentimenti che, oggi, metaforicamente, possono essere rappresentati da un muro di plexiglas. Stiamo parlando dello spettacolo portato in scena per ben undici repliche dal direttore del Teatro Stabile di Verona Paolo Valerio, direttore anche del teatro Nuovo, che la sera del 15 giugno, giorno fissato dal Governo come data della riapertura ufficiale dei teatri, ha debuttato con «Il muro trasparente. Delirio di un tennista sentimentale», spettacolo che ha avuto al centro, appunto, un muro trasparente in plexiglas, il muro dei tempi del Coronavirus. Uno spettacolo capace, anche in questo momento così difficile, di portare i veronesi a teatro, e che ora si appresta a uscire dalla nostra città per una tournée in Italia. Come ci spiega Valerio.

Valerio, aprire il teatro (un teatro come il Nuovo, un teatro al chiuso) il 15 giugno è stata una sfida non da poco. Come è andata?

È andata benissimo, tanto che rispetto al progetto iniziale abbiamo aggiunto altre repliche allo spettacolo. Abbiamo riaccolto il nostro pubblico con la massima attenzione alla sicurezza, ma anche con il desiderio di offrire a quanti ce lo chiedevano da tempo una prima occasione di tornare a teatro. Siamo stati premiati. Ora «Il muro trasparente. Delirio di un tennista sentimentale» è invitato al festival di Asti, dove andrà in scena il 4 settembre, mentre l’1 e 2 settembre tornerà al Nuovo. Confidiamo anche in una tournèe in Italia: c’è la possibilità che vada in scena a Roma in occasione degli Internazionali d’Italia previsti dal 21 al 28 settembre.

Ma lo spettacolo è nato nel tempo del lockdown o si è trattato di un progetto per così dire profetico?

Profetico, anche se poi ovviamente, vista la situazione attuale, abbiamo insistito su questa componente diciamo attuale che è il muro di plexiglas, materiale diventato in questo tempo simbolo insieme del cosiddetto distanziamento sociale ma anche di un possibile contatto, sia pure «distanziato». L’idea cui lavoravo da tempo era portare in scena il «delirio» di un uomo in crisi, minato da due passioni-ossessioni: il tennis e l’amore per una donna, Giulia, lui che è sposato ma vive ormai il matrimonio come un tran tran tanto stretto quanto alla fine rassicurante.

Lo spettacolo è una novità del Teatro Stabile di Verona - Centro di Produzione Teatrale. L’ultimo lavoro presentato era stato «Jezabel»: tornerà in scena?

Ripartirà in tournée nella prossima stagione. «Jezabel», dal romanzo di Irène Nèmirovsky con l’adattamento di Francesco Niccolini e la mia regia, è andato in scena al Nuovo a febbraio, ultimo spettacolo prima della chiusura del teatro per l’emergenza sanitaria. Si tratta di un romanzo crudele, umano e sublime. Il sentimento di smarrimento che ci attraversa, leggendo Irène Némirovsky, è l’immagine da cui sono partito per il progetto di regia. Sette attori sempre in scena che entrano ed escono dalla vita di Jezabel – le donne amiche ma rivali, gli uomini, mariti e amanti, la figlia risoluta, il ricordo di una madre assente ed egoista – ed Elena Ghiaurov che incarna un’eroina tragica, antica e contemporanea. Una scena che racconta oggetti che oscillano nell’incessante scorrere del tempo. E per ogni persona o cosa, l’ineluttabile paura della perdita. L’ istante, come il piacere, non si può fermare.

Altre produzioni in cantiere per il 2020-21?

Intanto, oltre a «Jezabel», sarà in tournèe anche «Misura per misura» di Shakespeare con Massimo Venturiello, che ha debuttato nella scorsa edizione dell’Estate Teatrale al Romano. Poi abbiamo in cantiere «Alla stessa ora, il prossimo anno» di Bernard Slade con Alberto Giusta e Alessia Giuliani per la regia di Antonio Zavatteri: una commedia molto divertente su amore e adulterio, ma ancor di più un “viaggio nel tempo” che noi spettatori facciamo seguendo le vicende dei due amanti che ogni anno si ritagliano una pausa dalla consuetudine delle loro vite, incontrandosi clandestinamente in una stanza d’albergo per trascorrere una notte di passione, e per guardare l’altro e immaginarsi una vita diversa. Noi, con loro, attraversiamo un periodo di venticinque anni e vediamo, attraverso le loro storie, il passaggio del nostro tempo provando quel brivido e quella vertigine che si prova nel fare un bilancio delle propria vita. Ultimo progetto, un monologo dal «Deserto dei tartari» di Dino Buzzati, tratto dal «Poema a fumetti» allestito in occasione del quarantesimo della scomparsa dello scrittore, che si avvale delle videoproiezione delle immagini originali del “poema” buzzatiano uscito in libreria con grande scalpore nel settembre del 1969, un raffinato poema sperimentale che anticipò il graphic novel.

Tra i progetti di maggior successo lanciati dal teatro Stabile, nell’estate veronese, c’è da decenni il «Romeo e Giulietta itinerante». Sarà possibile riproporlo anche in questa estate post Covid-19?

Giunto nel 2020 alla sua trentaduesima edizione, «Romeo e Giulietta itinerante» può fregiarsi del titolo di secondo spettacolo più longevo di Verona dopo l’Aida areniana messa in scena nel 1913. Da anni, nei luoghi affascinanti del centro storico scaligero, Romeo, Giulietta e Mercuzio accompagnano gli spettatori in un meraviglioso viaggio nella storia d’amore più famosa di tutti i tempi. Lo spettacolo è, com’è consuetudine da oltre vent’anni, itinerante: parte dal famoso Cortile di Giulietta, prosegue sulla suggestiva Terrazza di Giulietta del Teatro Nuovo, attraversa le piazze più belle nel cuore della città di Verona e torna al Teatro Nuovo per la parte finale del dramma. Sto lavorando per cercare di portare in scena almeno nel mese di settembre questo progetto: la mancanza di turisti cui assistiamo ancora in questo momento rende difficile pensare di poterlo riproporre prima. Ma conto che almeno una parte della stagione si salverà.

E per la stagione invernale al teatro Nuovo siete pronti alla ripartenza, sempre nella speranza che il virus lo consenta?

Sicuramente il teatro riaprirà per portare ancora una volta a Verona, nel teatro dei veronesi, il meglio delle proposte della stagione. Il Nuovo sarà pronto ad accogliere il suo pubblico affezionato e tutti gli spettatori garantendo la massima sicurezza. Noi ce la stiamo mettendo tutta.

Un altro progetto molto interessante dello scorso anno è stato «Silent Dante», anche questo uno spettacolo itinerante sulle tracce di Dante che partendo dal Teatro Nuovo portava il pubblico fino al chiostro della Biblioteca Capitolare a ridosso della chiesa di Sant’Elena. Pensa di riprenderlo?

Certamente sì, vediamo se anche per questo lavoro saranno possibili delle repliche a settembre. Abbiamo voluto portare il pubblico a percorrere le tante “tracce” lasciate da Dante a Verona dove visse tra il 1303 e il 1304 e tra il 1313 e il 1318. Per seguirle, il pubblico al seguito di Beatrice ha in dotazione delle cuffie “whisper-radio” che permetteranno di sentire – oltre alle voci recitanti – suoni, musiche e suggestioni che rendono lo spettacolo un vero e proprio percorso sensoriale. Abbiamo trovato risposte più che positive dal pubblico: per questo certamente Silent Dante verrà riproposto.

Alessandra Galetto
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