20 agosto 2019

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26.01.2019

Interviste

«Porno contro
amore»: la storia
del rocker Pupo

Pupo sarà stasera al Salieri (foto Roberto Guberti)
Pupo sarà stasera al Salieri (foto Roberto Guberti)

Gioco d’azzardo, sesso, trasgressioni, cadute e risalite: e se Pupo fosse una rockstar? Il cantante toscano porta il suo nuovo spettacolo, «Porno contro amore» – dove parlerà anche della sua vita scapestrata – stasera alle 20.45 al teatro Salieri di Legnago. «Ma alle 20, prima dello spettacolo – annuncia - ci sarà nel foyer il dialogo Pupo con Pupo, cioè io con Pupo (Federico), il direttore del teatro».

 

Ma alla sua bella età (63 anni), un nome d’arte come Pupo va ancora bene? Nel 1975, quando ho inciso il mio primo disco per la Baby Records, il fondatore di quell’etichetta disse che il mio vero nome, Enzo Ghinazzi, era sbagliato. Mi guardò: avevo 20 anni ma ne dimostravo 14 e così mi disse che ero un pupo. “Sarai il primo Pupo della Baby!” All’inizio mi faceva schifo ma non avevo voce in capitolo e ho dovuto accettare. Nel ’92, in un periodo di crisi, andai a Sanremo rinnegando Pupo e finii tra i Big come Enzo Ghinazzi, ed è stata una delle cazzate più grandi della mia vita.

E all’estero come nome Pupo funziona? È perfetto! In Russia sembra più Pupa, come suono.

Da cosa è determinato il suo successo nei Paesi dell’Est? La nostra musica anni ’80 ha impattato con il cambiamento politico e sociale avvenuto in quei Paesi. Certi cantanti anni ’60 in Italia se li ricordano tutti, perché quella decade ha rappresentato il Boom, e certe canzoni sono indelebili. A noi – Toto Cutugno, Al Bano, i Ricchi e Poveri e tanti altri – è capitato lo stesso nei Paesi dell’ex Unione Sovietica. E il fenomeno ancora dura.

Lo spettacolo si intitola “Porno contro amore”. Perché? Tutto oggi è pornografia. La politica, la cucina, tutto… Porno per me significa l’eccesso e dunque Porno contro Amore, che è anche il mio ultimo disco – nel senso che non ne farò più – racconta di un uomo che ha avuto molto a che fare con la pornografia. Io sono stato un uomo di grandi eccessi. Niente droga, lo confesso, ma gioco d’azzardo, sesso occasionale… Sono andato spesso oltre i limiti. Alla fine mi ha salvato l’amore.

Certo che a sentirla, viene da pensare che lei sia più trasgressivo di un rocker, per dire, come Ligabue… Ciò che un artista esterna in una canzone non sempre assomiglia a quello che è in realtà. Non è un limite, però. A me Ligabue non piace; preferisco Vasco Rossi, ma sono solo gusti. Ma se uno ama la musica di Ligabue, non deve preoccuparsi del fatto che lui sia ragioniere, come davvero è – e io lo conosco. Non importa che il Liga sia più posato e inquadrato di me. Per evitare delusioni, però, meglio non conoscere intimamente il proprio artista preferito: spesso scopri cose che non hanno niente a che fare con la musica che hai amato.

In un altro spettacolo, lei legge Pinocchio con un’orchestra. Lei si sente un po’ il burattino di Collodi? Sì, e non solo perché sono toscano. Ho saputo che il regista Matteo Garrone sta preparando il suo Pinocchio e mi è dispiaciuto che non sia riuscito a trovare un ruolo per me. La mia storia ha molti punti di contatto con quella di Pinocchio. Negli anni ho incontrato Mangiafuoco, vari Gatti e Volpi che mi hanno ammaliato e truffato. Ma quando sono diventato un bravo ragazzo, tutto è cambiato. E in meglio. •

Giulio Brusati
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