18 agosto 2019

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21.07.2019

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Pau (Negrita): «Al Romano? Mi aspetto sorprese...»

Tutto esaurito, anzi straesaurito, per il concerto dei Negrita di domenica 21 luglio alle 21 per la data finale di Rumors, la rassegna curata da Elisabetta Fadini e inserita nell’Estate Teatrale. Niente biglietti disponibili, dunque, per il gruppo rock di Arezzo, guidato dal cantante Pau e dai chitarristi Drigo e Mac, che festeggia 25 anni di carriera.

Pau, voi Negrita avete suonato varie volte a Verona, tra città e provincia (Teatro Filarmonico, castello di Villafranca), ma questa è la prima volta al Romano, giusto? «Sì, mai stati al Romano. L’ho visto in foto e mi aspetto una bella sorpresa. Tutta la tournée è stata studiato per luoghi storici di grande bellezza. Come il Teatro Romano di Ostia. In posti così pensi: con tutta ‘sta bellezza, devo cantare al massimo».

E ad agosto sarete sulla scalinata del duomo di Noto… «Sì, una meraviglia: l’anno scorso abbiamo visto lì il concerto di Francesco De Gregori. E so già di che vita vivremo».

In questi posti bellissimi, come il Romano, che fate? «Suoniamo meglio che possiamo. C’è una una prima parte in semi-acustico e, verso la fine, una in elettrico. Il nostro è un pubblico inquieto: stanno tutti seduti, poi si alzano e vogliono ballare e cantare. E allora assecondiamo la loro verve».

Durata del concerto? «Oltre due ore e un quarto. Le prime date superavano le due e mezzo. Iniziavamo a vedere la E Streeet Band di Bruce Springsteen; loro viaggiano oltre le tre ore…».

A proposito di lunghe distanze… Con questo tour festeggiate 25 anni di carriera. Dei gruppi rock anni ’90 siete rimasti in pochi, vero? «Sono rimasti quelli con più voglia e con più risultati. Ma in quegli anni, tanti avevano, lasciatemelo dire, la spocchia di essere alternativi. Pochissimi hanno cercato tv o radio; va da sé che il filone si sia esaurito. Negli anni ’70, invece, i gruppi rock erano più in sintonia, anche con la gente e, come i cantautori, hanno trovato l’immaginario popolare».

E per quanto riguarda la generazione- Negrita? «Noi e i Subsonica siamo tra quelli rimasti, forse perché abbiamo avuto più successo commerciale. Se Manuel Agnelli non fosse andato in tv, a X Factor, magari gli Afterhours non avrebbero fatto fatica a raggiungere certi risultati, come il concerto al forum di Assago».

E a te, Pau, non hanno mai chiesto di fare il giudice in un talent? «Oh, sì, varie volte. Ma io non sono ancora pronto. Ho paura del ruolo: lì prendi decisioni su ragazzi che non hai scelto come potrebbe fare un produttore normale; ti vengono assegnati e devi svolgere il tuo lavoro. Magari certe voci non ti piacciono o non le sai “lavorare”; non è che se sei famoso e canti in una rock band, sai fare tutto!»

Eterno dilemma: restare fedeli al proprio sound o cambiare? «Io stimo chi cerca nuove sonorità, come ha fatto David Bowie. Anche noi abbiamo cercato di rinnovarci. Ma mi piace anche chi una personalità così forte da passare attraverso diverse trasformazioni, portandosi dietro il proprio Dna».

Giulio Brusati
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