20 agosto 2019

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19.01.2019

Interviste

Mulas: «La mafia
è arrivata fin qui
Verona sia attenta»

Quando arrivò a Verona, il 25 maggio del 2015, sapeva bene quali emergenze avrebbe dovuto affrontare: «Profughi e sicurezza». Dopo tre anni e mezzo di lavoro, il bilancio di fine mandato s’è allargato: «Si è aggiunta la ’ndrangheta, l’altra grande priorità di Verona, problema più sommerso degli altri ma da non sottovalutare: a non prendere subito il toro per le corna si rischia di farsi del male. La mafia è arrivata anche qui perché qui c’è ricchezza, c’è un’economia sana, ci sono imprenditori illuminati ed imprese che funzionano. Dove c’è denaro, dove c’è opulenza, i criminali arrivano come api sui fiori, fiutano l’affare e si infiltrano. Guai fidarsi e, se posso permettermi di fare la predica da pater familias, state sempre attenti a scegliere i compagni di viaggio». Salvatore Mulas, il Prefetto antimafia, quello che a Verona ha firmato 17 interdittive a carico di altrettante aziende colluse (il numero più alto di tutto il Nord Italia), in febbraio traslocherà a Roma per il nuovo e ambizioso incarico affidatogli dal Consiglio dei Ministri: sarà il Capo del Dipartimento nazionale dei vigili del fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile.

 

Ne ha fatta di strada, Prefetto, da quando ha lasciato la sua Macomer per andare a servire lo Stato. La sua è stata una carriera costellata di successi e meriti acquisiti sul campo. Dove mette Verona in questo «viaggio»? Sono un “Uomo dello Stato“ e sono pronto ad andare dove lo Stato mi chiede. Il nuovo incarico mi inorgoglisce ma nel contempo sento già tanta nostalgia per questa meravigliosa città: Verona è una delle più belle d’Italia, è speciale e i veronesi sono persone perbene, grandi lavoratori, disponibili, mi hanno accolto nel modo migliore, dal più alto in carica al più anonimo dei cittadini. Verona la porterò nel cuore, sempre, e un pezzo di cuore qui ce lo lascio davvero. Sono stato il Prefetto di tutti, ho cercato di garantire sicurezza, ordine, legalità combattendo con la mia squadra e con tutte le Forze di polizia del territorio per fare prevenzione e permettere alla città di non essere intaccata dal malaffare, dai disordini, dalla crisi economica, dalla criminalità organizzata, dallo spaccio della droga al rischio terrorismo: chiunque abbia avuto bisogno del Prefetto, è stato ascoltato e dato risposte. Lo Stato a Verona c’è, è forte e non abbassa mai la guardia. Ogni segnalazione, anche quella all’apparenza più banale, è valutata e verificata: il lavoro di squadra è l’arma vincente contro i reati.

 

Era nel suo destino venire a guidare la Prefettura scaligera: da neofita dell’anti-terrorismo, ai tempi del sequestro del generale Dozier, lei era qui a fare indagini. Dopo 30 anni ci è tornato da numero uno. E’ vero, (ma come fate a saperlo?), era il 1982, fresco di divisa nell’antiterrorismo di Torino ero stato mandato qui a lavorare sul caso più drammatico del momento, e ricordo che al tempo mi sarei fermato volentieri, ma la mia strada prese altre direzioni. Chi avrebbe mai immaginato che 33 anni dopo sarei diventato il Prefetto di Verona? S’è chiuso un cerchio, no? E poi, comunque, io qui ci tornerò sempre: l’ho detto, ci lascio un pezzo di cuore.

 

Verrà a godersi la pensione, come fatto dal suo collega Giovannucci che ha scelto di vivere a Verona? Questo non lo so, di sicuro qui si sta bene, è una città che si ama a prima vista perchè ancora a dimensione umana, con la gente solidale, disponibile, pronta a darsi da fare quando la comunità chiama. Ho visto in tante occasioni mobilitarsi la piazza per cause importanti. C’è cuore, qui. E ci lascio un pezzo importante del mio: mia figlia sta facendo uno stage, lei intanto starà qui. E noi la raggiungeremo spesso, spessissimo.

 

Cosa si sente di raccomandare, da uomo di polizia, per l’ultima volta ai veronesi? Ripeto quello che negli ultimi tempi è diventato un impegno e una preoccupazione costanti del mio lavoro: la ’ndrangheta ha messo gli occhi su Verona, lo sta facendo in modo sempre più invasivo e bisogna prenderne atto. La gente non se ne rende conto ma deve recepire che il pericolo è reale: l’economia dorata del ricco Nord Est non deve finire nell’orbita di queste organizzazioni delinquenziali. Ritengo davvero che questa sia la situazione al momento più pericolosa per la città: gli altri problemi si risolvono, si combattono, questo qui è invece un cancro che si fatica ad estirpare.

 

Un augurio per i giovani? Che amino la loro città speciale, che ne apprezzino i servizi eccellenti - dalla scuola alla sanità, dai trasporti alla cultura - e che lavorino intensamente per difenderla, per farla crescere sempre più, per portarla nel mondo andando orgogliosi della sua bellezza.

Camilla Ferro
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