22 settembre 2020

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19.04.2020

Interviste

«La mia cucina
pop tra musica
e tradizione»

La voce di sua madre che la chiama a impastare i biscotti e a cantare. Uno dei primi ricordi di Chiara Canzian è legato alla cucina e alla musica. La cantautrice e cuoca, artista e food blogger, figlia di Red dei Pooh e di Delia Gualtiero, ha portato avanti queste due passioni fin da adolescente. Nata nel 1989, ha scritto la prima canzone a 14 anni e nel 2009 è arrivata a Sanremo con un brano scritto per lei da Giuliano dei Negramaro. Da allora, in carriera, due album, vari singoli, concerti e apparizioni, la passione per la cucina vegetariana e vegana, e la collaborazione con molti ristoranti di Milano. E poi il suo locale a Verona, Buns Gourmet Burgers, dove ha lavorato in maniera intensa. Dopo due libri («Sano vegano italiano», scritto con papà Red; e «Radici», romanzo enogastronomico scritto con il marito Sandro Cisolla), attraverso il suo sito Chiaracanzian.com e gli account sociali, ha creato una comunità che la segue con affetto. In questi giorni ha pubblicato il suo primo eBook, «Il cibo del sorriso», ideale per la quarantena, con ricette per pizza e pane senza lievito. E, come dice lei stessa, «con riflessioni, aforismi dedicati al buon umore e persino una canzone cantata e suonata da me!».

Chiara, partiamo da Verona. Com’è stata la tua esperienza in città?

Sono arrivata a Verona nel 2014 e ci ho vissuto per due anni molto intensi, che ho passato al 90 per cento chiusa in cucina, poiché la mia vita girava completamente attorno a quello che era il mio ristorante. Dopo due anni, per una serie di motivi, tra cui sicuramente anche la mancanza di casa e l’ingresso nella mia vita di colui che sarebbe poi diventato mio marito, Sandro Cisolla, ho deciso di mollare il colpo, vendere le quote ai miei soci e tornare a Treviso. Il ristorante si chiamava Buns Gourmet Burgers, e ora diventato solo Buns Verona. Ho portato io tutta la parte legata al vegetariano e vegano, poiché allora erano ancora in pochi ad avere un occhio di riguardo verso questo tipo di alimentazione. I miei soci mi vollero proprio perché conoscevano il lavoro che stavo facendo a Milano, in altre hamburgerie. Per fortuna so che stanno continuando a proporre panini vegetariani e vegani.

Com’è iniziata la storia d’amore con Sandro? E cosa vi accomuna?

Con Sandro ci conoscevamo di vista da molti anni, poiché eravamo entrambi tra i pochi musicisti di Treviso che erano riusciti ad avere un riscontro nazionale. Nel 2015 ci siamo incontrati a Treviso in maniera del tutto inaspettata e ci siamo accorti che ci piacevamo, cosa che prima di allora nessuno dei due aveva preso in considerazione. Da quel momento la lontananza e il mio stare a Verona ha iniziato ad essere sempre più pesante; stare lontani all’inizio di un amore non è mai facile. Dopo poco tempo, quindi, ho scelto di tornare nella mia città natale. Con Sandro, senza ombra di dubbio, ci ha subito accomunato l’amore per musica e cibo che ancora oggi ci accompagna. Anziché regalarci, nelle occasioni importanti, oggetti materiali, preferiamo spesso andare in un ristorante stellato!

Cibo e musica, dunque. Ci sono tre piatti della tradizione che hanno influenzato la sua cucina? E ci sono tre album altrettanto importanti per il suo percorso di cantautrice?

Volendo attingere alla tradizione culinaria italiana, tre piatti che mi hanno ispirato sono: la farinata di ceci, la pappa al pomodoro e la pasta e fagioli. La farinata è deliziosa, trova le sue origini in Liguria (farinata), Toscana (cecina) e Sicilia (panella), e ha un apporto proteico pazzesco! La pappa al pomodoro, invece, è il mio piatto preferito toscano e non mi fa per nulla rimpiangere la fiorentina o i classici secondi di quei luoghi; mi ha insegnato come da tre ingredienti semplici e poveri, come il pane, il pomodoro e l’aglio, si possano ottenere dei risultati davvero deliziosi e nutrienti. La pasta e fagioli, infine, è l’emblema del mio Veneto. Inizialmente veniva servita con un’insalata di radicchio selvatico al posto della pasta e condita con aceto di vino. È ancora più buona mangiata fredda, il giorno dopo, e questo mi ha certamente insegnato a evitare il più possibile lo spreco in cucina. Musicalmente, gli album e i rispettivi autori che hanno cambiato la mia vita, durante l’adolescenza, sono «Grace» di Jeff Buckley, «Tapestry» di Carole King. E poi i Beatles. Un album? No, tutta la loro discografia.

Nel suo blog Radici lei abbina sempre piatti a canzoni. E se volessimo tracciare un percorso gastronomico-musicale primaverile-estivo?

Potremmo partire da una bruschetta primaverile accompagnata da Fred Buscaglione che canta «Love in Portofino», seguita da una Quiche Lorraine vegetariana – e qui servirebbe «La mer» di un chitarrista jazz prodigioso come Django Reinhardt. Per i biscotti limone e pompelmo, scelgo invece una mia canzone, «Camelie e margherite».

In cosa la sua cucina è tradizionale e in cosa, invece, è completamente sua?

Gran parte della mia cucina parte dalla tradizione italiana ma cerco sempre di metterci del mio, cambiare qualcosa o reinventare completamente un piatto rendendolo magari vegano o vegetariano. Non riesco a non mettere la mia creatività in ciò che faccio, posso dire sia questo il mio ingrediente segreto.

Come si passa da onnivori a vegetariani?

Innanzitutto è una cosa che io consiglio, ma sicuramente va fatta nel momento in cui ci si sente pronti. Deve partire da una profonda convinzione. Mio marito è onnivoro e ci rispettiamo a vicenda. Penso sia un percorso fatto di piccole e grandi prese di coscienza. Bisogna percorrerlo con calma, senza fretta di arrivare alla meta e soprattutto attingendo da chi ha le giuste conoscenze, per capire come sostituire nell’alimentazione le proteine animali con quelle vegetali.

E il passo a vegani, come avviene?

Non lo so perché ancora io non l’ho fatto ma ritengo sia come quando si sceglie di diventare vegetariani. È sempre una tappa del percorso ma è un po’ più in là rispetto a quella dove sono arrivata io.

Potrebbe con un ragionamento convincerci che è meglio non mangiare più animali?

Sì, potrei, ma non sono sicura di volerlo fare. Io non devo convincere nessuno e non credo sia il mio ruolo in questo mondo. Ciò che cerco di fare, attraverso il mio blog e i miei libri di ricette, è dare alternative culinarie, buone, saporite ed etiche, a chiunque, anche a chi ancora mangia animali. Per me già scegliere consapevolmente di fare 1 o 2 giorni a settimana seguendo le mie ricette, è una gran cosa.

Molti artisti internazionali considerano (a parte il rock sinfonico italiano anni '70, Pooh compresi) che il vero rock italiano sia il cibo. In cosa la sua cucina è rock? Oppure è pop?

Credo che la mia cucina sia pop. Mi interessa che sia facile da riprodurre, di grande sapore, immediata e accattivante.

Anche lei ora è bloccata in casa. Cosa fa?

Cucino tantissimo! Sto cercando di convogliare tutti i miei pensieri positivi in ciò che faccio. Ho partecipato a qualche canzone collettiva per infondere il buon umore in chi l’ascolterà e ho scritto l’eBook «Il cibo del sorriso», con 10 ricette inedite. E lì c’è anche un video in cui canto e suono. I miei fan di lunga data mi rimproverano spesso di non cantare per loro!

Giulio Brusati
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