14 dicembre 2019

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09.05.2019

Interviste

L’obiettivo al Giro?
Due vittorie. Il rivale
più pericoloso è Gaviria

L’esultanza di Elia Viviani dopo una vittoria. Il veronese spera di ripetersi al Giro
L’esultanza di Elia Viviani dopo una vittoria. Il veronese spera di ripetersi al Giro

Elia Viviani ha lasciato anzitempo il Giro di Romandia «per un forte raffreddore con mal di gola». Ma «ora sto meglio e conto di essere a posto per il via del Giro da Bologna». Intanto, mercoledì scorso è andato a fare un sopralluogo sulle salite della tappa di Fucecchio, quella di domenica, «per verificare se sia possibile arrivare in volata». «Ci sono due salite prima del finale pianeggiante», spiega Elia. «Il San Baronto non mi preoccupa perché va su regolare, ma non conosco il Castra, che viene prima. Domenica, su quel percorso, potrebbe anche muoversi gente importante. Nibali, ad esempio, potrebbe anche attaccare. Tra l’altro, quest’anno, non ci sono velocisti tipo Sagan o Colbrelli che vanno forte anche in salita».

Con quali obiettivi va al Giro?

Partire bene. L’avvio del 2018 è stato da sogno. Se la tappa di Fucecchio non sarà con arrivo in volata, ci sarà subito quella di Orbetello. Vincere la prima volata o prendersi subito la rivincita nella seconda significhebbe avere più tranquillità per il resto del Giro».

Rispetto all’anno scorso, la Deceuninck-Quick Step ha anche un uomo da classifica...

Bob Jungels è stato in rosa nei due Giri disputati. Potrebbe già fare un buon prologo. L’obiettivo massimo per lui sarebbe entrare nei primi cinque, con tre crono a disposizioni può pensarci».

Lei, comunque, ha i suoi uomini per gli sprint...

Ho Sabatini e Sénéchal, ma lo stesso Jungels, visto che dovrà stare davanti anche nelle tappe piane, è uno che può fare grandi menate negli ultimi due chilometri.

Volate sicure o in dubbio?

Dubbi su Fucecchio e Frascati, dove un anno ha vinto Cipollini. Sicure Orbetello e Terracina. Più avanti potrebbe esserci Pesaro, di certo Modena e Novi Ligure. Delle altre, più Fucecchio di Frascati.

L’avversario più tembile è Gaviria?

È l’avversario numero uno, il più pericoloso. Se sta bene e non sbaglia è fatica batterlo. Ha con lui Consonni e in certe volate sarà importante che il mio Sabatini salti da una ruota all’altra.

E gli altri?

Abbiamo visto che Evan va neglio nelle tappe più impegnative, meno in quelle piatte. Ackermann ha un buon treno e a Francoforte ha fatto una bellissima volata. E poi c’è Demare: viene con Guarnieri e, a mio avviso, sarà un bel rivale non solo allo sprint, ma anche per la maglia ciclamino. È vero che dal Tour è sempre tornato a casa prima, ma se ha l’obiettivo di arrivare a Verona, è uno dei candidati. Poi c’è Nizzolo, tornato a suoi livelli.

Mi spiega che motivo avrebbe un velocista per proseguire il Giro dopo Novi Ligure o Santa Maria di Sala?

Con un Giro che, dopo Novi Ligure, presenta una sola occasione, chi è in maglia ciclamino a quel punto avrebbe ottime probabilità di portarla sino in Arena, perché non credo ci sarà uno scalatore in grado di vincere tutto: Yates, nel 2018, l’ha fatto, ma non ha nemmeno sfiorato la maglia ciclamino. C’è da dire che, se nel 2018, ci siamo divisi tutto io e Sam Bennett, questa volta c’è un maggior numero di velocisti di livello. A mio parere, il 90 per cento dovrà darsi un’organizzazione perché arrivare a Verona sarà dura. Se poi diversi velocisti andassero a casa, sarebbe più difficile per chi resta fare gruppetto in fondo per evitare di andare fuori tempo massimo nella tappe di montagna. Dopo Novi Ligure, per i velocisti sarà dura, ma da veronese ho le motivazioni per arrivare in Arena”.

Uscirà dal Giro contento se…

So che ripetere il 2018 è difficile. L’obiettivo minimo è vincere due tappe. Poi è vero che se ne vinci due, puoi arrivare a quattro. Se perdi le prime, invece, ti innervosisci e tutto diventa più difficile.

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