22 settembre 2020

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28.04.2020

Interviste

John, il cacciatore
di petrolio sulle
piattaforme nell’oceano

Giovanni Reniero
Giovanni Reniero

In giro per il mondo ad inseguire i suoi sogni. E così, dopo essere riuscito a realizzare il desiderio di lavorare su una piattaforma petrolifera, il veronese Giovanni Reniero non ha rinunciato alle altre passioni della sua vita: i viaggi, la moto e la fotografia. Le condizioni meteo estreme, l’isolamento sociale, la lontananza dagli affetti e le scarse comodità quotidiane non hanno mai spaventato il 54enne nato a Vicenza, ma che ha trascorso la giovinezza nella città scaligera, dove si è diplomato all’Istituto tecnico Marconi, prima di iscriversi all’Università.

GLI STUDI A PADOVA
«Ho frequentato la facoltàdi Geologia a Padova», racconta. «Durante il corso universitario ho preso parte a un seminario dove un geologo dell’Agip descriveva il lavoro e la vita sulle piattaforme. È stato una sorta di colpo di fulmine: in quell’istante ho capito che era la carriera che avrei voluto intraprendere. Ho iniziato a studiare e a visionare le prime trivelle e dopo la laurea ho seguito alcune aziende del veronese che, nel settore dell’agricoltura, trivellavano il terreno per trovare, ad esempio, acqua per i vigneti».

IL COLPO DI FULMINE
«Si parlava di trivellazioni di qualche centinaio di metri, ma un giorno ho conosciuto una persona che lavorava proprio sulle piattaforme petrolifere. Dopo la chiacchierata nella mia testa è tornato vivo il sogno iniziale; ho quindi fatto il possibile per realizzarlo tanto che nel 2000 mi hanno chiamato per una piattaforma offshore sulla costa olandese». In quegli anni Giovanni Reniero, semplicemente conosciuto come John, si occupava delle analisi dei frammenti di roccia portati in superficie dalle trivelle; l’obiettivo era capire se presentavano tracce di gas o di petrolio, per indirizzare le trivellazioni.

A CACCIA DEL PETROLIO
«Ad oggi seguo le traiettorie del pozzo sottoterra, questo perché spesso la trivella non si trova esattamente sopra al giacimento», prosegue Reniero. «La vita su una piattaforma è paragonabile a quella in caserma: ci si alza, si fa colazione e si lavora per 12 ore prima di lasciare la postazione a un collega, questo perché la trivella non si ferma mai. Ci si aggiunge un po’ di palestra e la lettura di qualche libro; spesso dopo una videochiamata con le persone care si chiude la luce e si dorme. La stanchezza è tanta. Bisogna infatti pensare che le condizioni climatiche in cui si lavora non sono sempre favorevoli; si parla di temperature sottozero e di venti violentissimi. Mi è capitato anche di avere paura, ma è la vita che ho scelto».

IMPEGNO MASSACRANTE
«I turni durano in genere tre settimane, chi ha più anzianità fa il turno di giorno, mentre i giovani lavorano di notte, ma dipende anche da quando si arriva sulla piattaforma. E se c’è più lavoro o meno personale si può rimanere anche di più: a me è capitato di restare in mezzo al mare 60 giorni continuativi, e poi maturare un mese di riposo. Il ritorno sulla terraferma? Avviene attraverso un elicottero».

LA PASSIONE PER I VIAGGI
Giovanni Reniero ha lavorato spesso all’estero, tra Sud America, Asia e Nord Europa, e questo gli ha consentito di coltivare una delle sue più grandi passioni: viaggiare. «Quando ero più giovane nei periodi di riposo mi piaceva esplorare le terre dove lavoravo», racconta il veronese. «Ho visitato praticamente tutto il mondo, anche se negli ultimi anni ho iniziato a tornare di più a casa, forse anche per amore. Non è semplice trovare una compagna, con un lavoro come il mio: bisogna imbattersi in una donna capace di gestire una relazione che comporta lunghi periodi di solitudine. In passato la carriera mi è costata molto sul piano affettivo, ma oggi sono felice perchè ho al mio fianco una persona che sa essere autonoma e indipendente».

IL MARE DEL NORD
In questo momento «John» Reniero si trova in Norvegia, su una piattaforma di trivellazione, anche per lui la vita è cambiata con l’emergenza sanitaria legata al Covid-19. «Chi viene da fuori deve stare 15 giorni in quarantena prima di essere ammesso al lavoro, per questo mi sto organizzando per avere dei turni doppi di modo da gestire l’isolamento in quarantena meno volte possibile», conclude. «La mia società ci ha messo a disposizione un struttura sulla terraferma dove trascorrere i 15 giorni di stop, si lavora al computer, si legge e si cerca di tenersi in forma».

LAVORARE SU UNA PIATTAFORMA
«Cosa consiglio a coloro che mirano a lavorare su una piattaforma petrolifera? Prima di tutto è necessario conoscere bene l’inglese, laurearsi in geologia o in ingegneria ed infine avere la voglia di lasciare l’Italia per la Scozia o per la Norvegia; lì cercano sempre queste figure professionali. È meglio recarsi in loco per fare i colloqui con le società, come ho fatto io. Infine esistono dei corsi sulla sopravvivenza offshore: sono costosi, ma se ci si presenta con uno di questi certificati si ha già una marcia in più al momento del colloquio. Un pizzico di fortuna alla fine non guasta, io l’ho avuta, il lavoro a me non pesa, anzi».

Sara Marangon
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