30 marzo 2020

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10.02.2020

Interviste

Io, vigile del fuoco e
biker ho conquistato
Madre Natura

Chi ha sposato Madre Natura? La protagonista della copertina di The Week di qualche settimana fa, la modella Flaminia Romeo, già a fianco di Paolo Bonolis in «Ciao Darwin», ci ha rivelato di essersi innamorata del suo eroe, un vigile del fuoco veronese, e di essere diventata sua moglie. «Sì, sono io», sorride Andrea De Beni. «Sono nato a Verona 44 anni fa e sono cresciuto sul lago di Garda. Mi sono trasferito in Valpolicella dopo aver conosciuto mia moglie Flaminia con la quale sono sposato da 5 anni. Abbiamo 2 bambini, Elia e Ryo».

Andrea, quando Flaminia dice che è sposata con un vigile del fuoco, tutti cominciano a tempestarla di domande. E lo facciamo pure noi. Quando ha capito che il pompiere sarebbe diventato il suo lavoro?

Fin da piccolo ero molto affascinato dai pompieri, ma la decisione vera e propria l’ho maturata durante l'anno di leva obbligatoria che ho svolto proprio nel corpo dei vigili del fuoco. Lì ho capito cosa realmente significasse essere il pompiere che sognavo da piccolo.

Che tipo di lavoro è?

Una professione totalizzante: non si fa ma si è nell'animo vigile del fuoco, come per diversi altri mestieri al servizio del prossimo. Prima di essere un lavoro, è una grande passione. Posso tranquillamente affermare che il famoso detto «Fai il lavoro che ami e non lavorerai mai un giorno nella tua vita» mi si addice alla perfezione. In quasi 20 anni di servizio non ricordo di essere andato a lavorare controvoglia. Con questo non voglio assolutamente dire che non sia impegnativo, anzi... Ma lo sforzo fisico e psicologico viene ripagato dalla gratitudine delle persone e dalla gioia di sapere di essere stati di aiuto. Altra cosa che mi fa amare questo lavoro è che le giornate, grazie alle molteplici tipologie di emergenze alle quali siamo chiamati ad intervenire, rendono ogni turno diverso dall’altro. Nonostante i molti anni di servizio, trovo sempre nuovi stimoli.

Com'è la giornata standard di un pompiere?

Durante un turno di lavoro di almeno 12 ore ci sono diverse mansioni da svolgere, ma naturalmente gli interventi di soccorso hanno la priorità su qualsiasi altra attività. Per fortuna, nostra e dei cittadini, non tutte le giornate ci vedono impegnati in emergenze di carattere rilevante, e così troviamo il tempo per eseguire tutti quegli incarichi che ci vengono assegnati all’adunata d’inizio turno. Poi ci sono operazioni come controllare che gli automezzi e la nostra attrezzatura siano efficienti, e addestrarci in simulazioni di intervento.

I suoi colleghi sono solo colleghi o molto di più?

Per rispondere, devo dire che, a differenza di quello che molti pensano, la paura fa parte del nostro mestiere perché siamo esseri umani. Riusciamo però a dominarla proprio grazie al forte spirito di squadra che contraddistingue il corpo dei vigili del fuoco. Siamo infatti l’uno la sicurezza dell’altro; dobbiamo avere completa fiducia nei nostri colleghi e per questo, ovviamente, i rapporti e i legami che si creano sono molto profondi. Entrare in locali invasi dal fumo senza riuscire a vedere a un palmo dal naso o calarsi per decine di metri in un dirupo per recuperare un ferito: sono tutte operazioni complicate e rischiose che riusciamo a portare a termine solo grazie al fatto di sapere di essere un gruppo formato e preparato. Proprio per questo dico che non siamo solo colleghi ma anche amici e, in alcuni casi, una seconda famiglia.

Cosa rappresenta per lei la divisa?

Il realizzarsi di un sogno che avevo da bambino, un desiderio che avevo da adolescente, anni di attesa e speranza di riuscire un giorno a indossarla, la consapevolezza di dover esser sempre pronto quando si viene chiamati e di far parte di una grande famiglia.

Uno dei suoi hobby è la moto: qual è la «motor bike» dei suoi sogni?

Sì, la moto è una mia grande passione, ereditata da mio padre, che ancora oggi si diverte a macinare chilometri in sella alla moto nonostante non sia più un ragazzino. Le moto sono sempre state presenti a casa nostra e sia io che i miei fratelli ne siamo rimasti affascinati già in tenera età. Negli anni ne ho cambiate diverse, passando dalle enduro più estreme alle supersportive, in base a gusti ed esigenze. Non parlerei di moto dei miei sogni, bensì di moto più o meno adatta. Al momento guido una BMW GS, scelta in principio per viaggiare con mia moglie. Ma quando abbiamo avuto i bimbi, non abbiamo molte occasioni di usarla insieme.

C’è un film con un biker protagonista o con delle scene in moto che le sarebbe piaciuto interpretare?

Da adolescente anni ’80, la prima scena in moto di un film cult che mi viene in mente, e che mi sarebbe piaciuto interpretare, è quella in cui Tom Cruise, dopo aver indossato un giubbotto di pelle in «Top gun», saltava in sella a una Kawasaky Gpz 900 sfrecciando sul lungomare al tramonto. Ecco, quella scena mi ha appassionato forse ancor più delle acrobazie sugli aerei. Trasmetteva un senso di pace e libertà assoluta.

Che prospettiva ha del mondo, quando gira in moto?

Ci si sente parte integrante della natura. Il nostro territorio è uno tra i più belli del mondo. Lo posso affermare, avendo avuto la fortuna di guidare la moto in svariate località del pianeta, tra cui un viaggio «on the road» negli Stati Uniti. Non abbiamo nulla da invidiare a nessuno. In moto anche un semplice tragitto casa-lavoro diventa piacevole, si evita il traffico. Si dice: 4 ruote muovono il corpo, 2 ruote muovono l'anima. Ogni motociclista vero si riconosce in questa affermazione. E naturalmente non serve correre per divertirsi.

Ha una bellissima famiglia. C'è un modo per conciliare tutto: lavoro, amore, famiglia, passioni?

Bisogna avere delle priorità e fare delle rinunce, ma tutto può risultare più facile se al proprio fianco si ha una persona con la tua stessa visione della vita. Come nel mio lavoro e nello sport, bisogna fare un gran gioco di squadra, in questo caso con mia moglie. La sua professione la porta da sempre a viaggiare molto, ma riusciamo a gestire tutti gli impegni grazie alla nostra sinergia.

Ecologia, rispetto del prossimo e del più debole, rispetto per le donne, pace... Ci pensa a quale mondo vorrebbe lasciare ai suoi figli?

Diventare genitore è stata, ovvio, l’esperienza più bella e gratificante della mia vita, sensazione che ho avuto la fortuna di vivere due volte. Ma assieme al sentimento di gioia e amore assoluto, che provo ogni qual volta abbraccio i miei bambini, non nego di aver provato fin da subito un senso di vulnerabilità. Pensare di proteggerli da tutti i pericoli di questo mondo sembra un impresa ardua. Ci sforziamo di educarli al meglio, insegnando loro a rispettare le regole e il prossimo, l’importanza di valori come sacrificio e onestà, e che non ci sono scorciatoie alla fatica. Non so che mondo lasceremo noi ai nostri figli, ma son convinto che loro e le prossime generazioni lo miglioreranno.

Giulio Brusati
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