15 agosto 2020

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20.12.2017

Interviste

«Io, Gabriele Volpi e l'Hellas»

Il presidente dell’Hellas Maurizio Setti FOTOSERVIZIO GRIGOLINI
Il presidente dell’Hellas Maurizio Setti FOTOSERVIZIO GRIGOLINI

Sulla scrivania i giornali che parlano dell’ultima vittoria del suo Verona con il Milan. Un paio di campionari da consultare. Mezzo sigaro spento che attende di essere fumato. Un campo di battaglia accuratamente disordinato. Carpi, quartier generale di Manila Grace. E di Maurizio Setti. Una pausa pranzo di ordinaria amministrazione. Arrivano dei tramezzini, qualche sandwich, acqua minerale, rigorosamente naturale. Si parla di calcio, di Hellas. «Tre punti d’oro con il Milan – racconta il presidente gialloblù – ci hanno portato carica, entusiasmo. Però valgono sempre tre punti per la classifica, l’ho detto anche ai ragazzi, a fine partita, quando sono andato negli spogliatoi per fare i complimenti alla squadra. Adesso bisogna fare risultato a Udine, con la Juve…». Si parla anche di altro. Dei rapporti di Setti con Gabriele Volpi, l’imprenditore ligure che ha in mano lo Spezia. «Mettiamo subito in chiaro una cosa – attacca il patron gialloblù – ho letto di tutto e di più in questi giorni ma quello tradito sono io. Chi mi conosce bene sa che vuol dire per me l’amicizia e adesso provo tanta amarezza».

Cos’è successo?

«Tanti anni fa io e Volpi ci siamo conosciuti per lavoro, prima che entrassi nel Verona, e siamo diventati amici. Un rapporto che è sempre andato al di là delle vicende economiche. Vacanze con le famiglie, gite in barca, viaggi e cene… Mi chiamava quattro o cinque volte al giorno per un consiglio, per un confronto, per scambiarci un saluto. Fiorani ha detto che Setti non s’è rivelato la persona che sembrava? Ma è stato Volpi che non s’è fatto più sentire, non ha più risposto. Né alle telefonate, né ai messaggi».

Un rapporto solido anche negli affari…

«Abbiamo fatto cose insieme e altre si potevano fare. Due anni fa, era la vigilia di Natale del 2015, avevo presentato a Volpi un progetto per un intervento importante a Verona: costruire, unitamente al centro sportivo di Forte Lugagnano, anche un stadio, con il centro commerciale, dove c’è l’ex cava Biondani per intenderci. Un progetto da 300 milioni di euro».

E poi?

«Lui si era dimostrato subito entusiasta, pronto a investire nel progetto. Ci eravamo lasciati con l’accordo che io dopo qualche giorno avrei parlato con la famiglia Biondani per capire quali possibilità di sviluppo ci potevano essere. Non l’ho più sentito. All’anno nuovo, inizio 2016, ho cominciato a chiamarlo, a mandare messaggi. Niente di niente. Per settimane, per mesi. Finchè mi hanno risposto i suoi legali che mi hanno diffidato di parlare con Gabriele Volpi, avrei dovuto parlare solo con loro.

Nasce da lì il contenzioso?

«No, una storia diversa. HV7, la società che all’epoca controllava l’Hellas, aveva emesso, ricorrendo a uno strumento di finanziamento tipico delle società per azioni, un prestito obbligazionario di dieci milioni di euro. Volpi mi aveva dato la disponibilità per sottoscrivere una parte del prestito attraverso la società San Rocco Immobiliare. Prima aveva detto sette milioni di euro, ma poi la San Rocco Immobiliare ha sottoscritto cinque milioni del prestito. Scadenza del prestito obbligazionario al portatore il 30 giugno 2019».

Lei però aveva detto che non esiste alcun contenzioso in corso tra Gabriele Volpi e l’Hellas Verona...

«Infatti è così. Ho anche detto che Volpi non ha mai fatto investimenti o finanziamenti nell’Hellas. Magari li avesse fatti! E quante volte gli ho proposto di entrare in società con me. Ha sempre rifiutato. Qualche mese fa gli amministratori della San Rocco – e non Volpi direttamente – mi hanno chiesto di pagare immediatamente gli interessi del prestito e in un secondo momento mi hanno intimato, senza presentare i titoli obbligazionari, di restituirlo prima della scadenza pattuita. Ma la San Rocco era stata messa in liquidazione e il prestito scadeva solo al 30 giugno 2019. Noi ci siamo doverosamente rifiutati di pagare. A quel punto la San Rocco Immobiliare ha promosso una causa avanti il Tribunale di Genova, che va avanti. Ci siamo difesi convinti di aver ragione».

C’è stata anche un’indagine della Finanza e della Procura federale?

«La nostra posizione è stata chiarita, anche in via documentale, in tutte le sedi competenti, anche in quelle sportive».

E adesso...

«Possiamo costruire per l’Hellas un futuro importante, per farlo dobbiamo seguire un modello di business efficace per dare al club la possibilità di autoalimentarsi. Anche agli ultimi auguri di Natale con gli sponsor, alla riunione che abbiamo fatto in Confindustria ho ripetuto che la porta è aperta, tutti quelli che vogliono entrare per dare una mano sono ben accetti, soprattutto gli imprenditori veronesi. Intanto il nostro programma va avanti».

Quali saranno le strade da seguire?

«Vanno considerati due aspetti: quello sportivo e quello finanziario. Quando sono arrivato, la squadra era in B, abbiamo vinto un campionato, fatto tre anni in A, siamo retrocessi e siamo stati promossi. Ho avuto i tre capocannonieri di serie A e B della storia del Verona. Adesso faremo di tutto per centrare questa salvezza. Però siamo molto attenti anche agli altri aspetti. Investiamo ogni anno oltre due milioni di euro nel settore giovanile perché sappiamo che da lì possono arrivare nuove risorse, anche economiche. Abbiamo ristrutturato l’antistadio e dobbiamo completare i lavori; abbiamo speso due milioni di euro per interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza dello stadio Bentegodi, senza contare il canone di affitto. Il progetto del centro sportivo esiste ed è stato presentato all’amministrazione precedente; ha subito un rallentamento prima delle elezioni, ma adesso abbiamo già ripreso i contatti con il sindaco Sboarina, cui abbiamo già illustrato l’intervento. Siamo a pronti a ripartire».

Luca Mantovani
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