22 luglio 2019

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31.12.2019

Interviste

«Io commendatore? Un premio
da dividere con la mia squadra»

Don Renzo Zocca è diventato commendatore per volontà del presidente Mattarella
Don Renzo Zocca è diventato commendatore per volontà del presidente Mattarella

Quando don Renzo Zocca ha ricevuto la telefonata dalla «segreteria del presidente Mattarella», ha pensato inizialmente che si trattasse dello «scherzo da prete» di qualche burlone. E quasi quasi c’è stato il rischio che riagganciasse, trovandosi in quel momento in Vaticano, nella dimora papale di Santa Marta, per far dono a Francesco del vino, dell’olio e del miele prodotti dagli ex carcerati e da altre persone con un passato difficile ospitati nella tenuta di Marzana, gestita dalla fondazione L’Ancora.

EMOZIONI. «Sono rimasto stupito, incredulo; assolutamente non me l’aspettavo. Al telefono mi è stata comunicata l’intenzione del presidente della Repubblica di conferirmi l’onorificenza di commendatore, insieme a una trentina di altri cittadini meritevoli, e mi è stato raccomandato di tenere riservata la notizia, fino a quando gli uffici romani non l’avessero divulgata tramite i canali ufficiali», racconta il fondatore de L’Ancora. La cerimonia di investitura si terrà in febbraio.

IL GRUPPO. «Questa gratificazione mi dà grande gioia, ma non solo per me. È un riconoscimento alla squadra. Da un lato la attribuisco ai miei genitori, le radici da cui ho sempre attinto la forza per andare avanti; dall’altro la dedico ai miei numerosi e valenti collaboratori. Gente motivata, di ogni età, che gratuitamente ci fa dono del tempo e delle energie per far crescere i nostri tanti progetti. Come si dice: l’allenatore deve essere bravo, ma se i giocatori sono scarsi non si va lontano».

PROGETTI. Appunto, i progetti. Settantacinque anni suonati, ma don Zocca non ha ancora finito di inventarsi sempre nuovi modi per fare del bene. E adesso rilancia: «Sarebbe magnifico se ci fosse data l’opportunità di replicare la bella esperienza del fondo rustico di Marzana anche a villa Are, sulle Torricelle. Attraverso l’ospitalità e il lavoro agricolo, si potrebbe contribuire al riscatto e alla rinascita di tante persone ai margini della società che, da sole, non riescono a risollevarsi». Una proposta lanciata dal neo-commendatore al Comune, che di villa Are e dei circostanti otto ettari di terra è proprietario. La tenuta, dopo l’abbandono da parte della precedente cooperativa che la gestiva, risulta inutilizzata e minacciata dal degrado.

SPERANZA. Anni fa Palazzo Barbieri aveva provato a vendere villa Are, ma il sindaco Sboarina non ha insistito nel tentativo. Pare che, sulla possibilità di insediamento dell’Ancora, don Zocca abbia già scambiato qualche parola con l’amministrazione comunale. «Sono fiducioso», conclude don Zocca. «Del resto, per ottenere buoni risultati ci vuole progettualità, ma anche un pizzico di pazzia. E io sono un pazzo che ha sempre creduto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lorenza Costantino
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