11 dicembre 2019

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18.11.2019

Interviste

«Il Nordest? È inconsapevolmente
al centro di una contesa»

Dario Fabbri, esperto di geopolitica per Limes
Dario Fabbri, esperto di geopolitica per Limes

Il Nordest diventa terra contesa, magari a sua insaputa, sul fronte geopolitico. Un territorio storicamente caratterizzato dall’export verso la Germania, viene «conquistato» dai cinesi che entrano attraverso il porto di Trieste con l’irritazione degli usa che vedono come il fumo negli occhi gli orientali (vedi la guerra dei dazi) e puntano a indebolire la potenza della Germania per indebolire di conseguenza l’Europa. È la lettura che Dario Fabbri, analista di geopolitica per Limes, compie in queste ore sulla guerra dei dazi tra vecchie e nuove potenze.

Nordest terra di conquista? Il Nordest in questo momento diventa cruciale, perché la Cina ha puntato il porto di Trieste con l’ostilità degli americani, e questa regione è inconsapevolmente al centro di una contesa. Da sempre molto legato alla Germania, le cui condizioni economiche preoccupano, con gli Stati Uniti che in questo momento non vedono di buon occhio l’economia tedesca, se inseriamo anche il nodo delle sanzioni e controsanzioni alla Russia, ecco che il quadro è completo, cruciale e non sempre ottimistico.

A proposito di Germania, sono stati festeggiati i 30 anni dal crollo del muro di Berlino: nelle mille contraddizioni, c’era una stabilità che reggeva? E ora qual è la nuova stabilità? E’ questo il tema del numero di Limes in edicola. La contrapposizione tra i due blocchi gestiva il Continente in modo fisso, immobile. Era una drammatica stabilità, con due blocchi contrapposti. Oggi l’Europa vive invece uno stato maggiormente gassoso dove le istanze dei vari popoli si scontrano in modo più libero. Gli Usa gestiscono attraverso la Nato l’aspetto securitario, ma i movimenti delle Nazioni europee, delle collettività sono nettamente aumentati e la stabilità è diminuita visto che all’orizzonte non ci sono né gli Stati uniti d’Europa né la nascita di un popolo europeo che resta una chimera.

L’ingresso nella Ue dei Paesi dell’Est ha dato stabilità o complicato le cose? Ha sicuramente complicato le cose. Sono Paesi emersi dal tallone sovietico che vivono un nuovo risorgimento e non intendono cedere nulla della loro sovranità, tantomeno a Bruxelles. Si sono inseriti in un contesto molto complesso con una idea molto particolare di cosa doveva essere l’integrazione: avere i sussidi e stare sotto l’ombrello americano. Non avevano certo in testa gli Stati uniti d’Europa e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

A proposito di Stati Uniti, è partita la procedura di impeachment Trump: quanto può essere uno show e quanto invece è fondato? Se l’economia americana regge, Trump non rischia di essere rimosso; può darsi che l’impeachment ci sia alla Camera che è a maggioranza democratica, ma il Senato a maggioranza repubblicana lo lascerà in sella salvo incredibili sorprese. I repubblicani potrebbero voltargli le spalle confermando lo stato d’accusa solo se Trump diventasse tossico, cioè di fronte a un decadimento netto dell’economia statunitense nei prossimi mesi. Allora in questo caso il suo nome agli occhi delgi elettori diventerebbe molto negativo. Ma per è fantascienza; questo è uno show che serve a democratici e repubblicani per la raccolta di finanziamenti elettorali. E Trump dovrà sottoporsi a questo doloroso passaggio di stato in messa d’accusa per poi essere salvato dai repubblicani; lui è convinto di farcela.

I nostri militari in Iraq sono stati attaccati dall’Isis: è un ritorno sulla scena dei terroristi? Stabilire oggi le capacità specifiche dell’Isis è molto difficile, perché molto fluida, composta da cellule slegate tra loro che si intestano la bandiera in franchising. Certo è che l’insurrezione sunnita parzialmente incarnata proprio dall’Isis è viva e vegeta. Siamo in un territorio a cavallo tra Iraq e Siria e i sunniti se la passano molto male: sono sotto gli sciiti in Iraq e sotto gli alawiti in Siria, una situazione che non riescono a tollerare. I militari italiani che sono in quei territori per aiutare e addestrare i curdi che combattono l’insurrezione sunnita, cioè i peshmerga, sono percepiti inevitabilmente come nemici da questa insurrezione. •

Maurizio Battista
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