15 dicembre 2019

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04.02.2019

Interviste

Fiducia nell’università?
Qui i ragazzi sono liberi

Nicola Sartor è il rettore dell’Università degli Studi di Verona
Nicola Sartor è il rettore dell’Università degli Studi di Verona

Massima fiducia. Più di molte altre istituzioni, seconda solo a Vigili del Fuoco e Protezione civile, più di sistema sanitario, Unione Europea e le varie forze dell’ordine. Crescono ancora stima e credito da parte degli italiani verso l’università, con un dato che secondo l’ultimo rapporto Eurispes si attesta attorno al 73,5 per cento. Un segnale importante, un dato confortante che non fa altro che confermare le sensazioni che si vivono all’interno degli atenei. Anche in quello veronese, come sottolinea il rettore dell’università scaligera Nicola Sartor.

Professor Sartor, si aspettava questa grande fiducia nei confronti dell’università?
È un dato che mi ha sorpreso positivamente, siamo nelle primissime posizioni della classifica, di fianco a forze dell’ordine che salvano le persone dai pericoli, e quindi il dato è ancora più significativo.

Provando a spiegare il perchè di questi numeri?
L’università è un luogo aperto in cui si approfondiscono tematiche e dove ognuno si sente libero, lontano da fake news e reazioni istintive. Non esiste un pensiero unico e le persone sono esposte a diversi punti di vista, credo che il segreto di questa grande fiducia sia proprio lì: da una parte l’apertura della discussione, dall’altra il fatto che non esista un pensiero unico.

A volte però si dice che tra i giovani ci siano poche speranze nel futuro...
Ma no, la fiducia nel futuro devono averla, certo il contesto generale non è il massimo ed è molto diverso rispetto ad anni fa. Ai nostri tempi c’era un sentiero di crescita aperto, oggi siamo in una fase di stagnazione, però distinguerei anche tra zona e zona: il territorio gioca un ruolo importante e al nord-est si sta bene rispetto ad altre parte, Verona ne è l’esempio.

Il dato sull’università è notevole...
Generalizzare sui giovani è sempre rischioso e all’interno di questa categoria bisogna fare delle distinzioni: gli studenti universitari hanno un disegno in testa, degli interessi e la voglia di realizzare un certo tipo di percorso, lì la fiducia è molto alta.

Il suo bilancio dell’anno accademico fino a questo momento?
Non vado più in aula per gli evidenti impegni come rettore, ma i resoconti sono positivi come pure il rapporto di collaborazione con le rappresentanze degli studenti. In generale sono soddisfatti, le richieste di maggiori spazi per lo studio individuale fanno piacere e sono un bel segnale, significa che vivono l’università a 360 gradi, basta passeggiare in zona anche di sera e vedere quanta gente c’è nei locali e osservare la nascita di nuovi bar come nella zona della Santa Marta, che dire io osservo una realtà molto positiva. Progetti futuri? Ce ne sono, anche che riguardano gli studenti, ma aspettiamo un po’.

I vostri futuri studenti al momento sono preoccupati per il nuovo esame di maturità, cosa ne pensa?
Personalmente ho vissuto l’evoluzione di molti esami, avendo anche fratelli parecchio più grandi di me, che ad esempio avevano portato tutte le materie del triennio, parlo del liceo classico, altro che le novità di oggi. La mia generazione ha vissuto la maturità semplificata con poche materie, credo che chi protesta per il nuovo esame debba aspettare per vedere la sua effettiva realizzazione. In generale credo che non esista alcun apprendimento senza fatica, che i ragazzi debbano avere dei percorsi scolastici seri e che anche le verifiche debbano essere adeguate.

Luca Mazzara
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