28 marzo 2020

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20.03.2020

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«Festa del papà? Serve un padre...»

Massimo Recalcati, psicoanalista
Massimo Recalcati, psicoanalista

Si è celebrata sottotono sicuramente per colpa dell’epidemia ma la Festa del papà ha sicuramente regalato ieri qualche sorriso alle famiglie preoccupate per il coronavirus. Ma nelle famiglie di oggi, profondamente trasformate, come è cambiata la Festa del papà e soprattutto la figura del padre? Ha senso oggi una festa di questo genere? Lo abbiamo chiesto a Massimo Recalcati, psicoanalista, lacaniano, autore di molti saggi sul rapporto genitori-figli e in particolare ha approfondito il tema del padre ne «Il complesso di Telemaco».

Lei nel libro Il complesso di Telemaco spiega molto bene le tre tipologie di figli e i loro rapporti con i genitori: da Edipo che si scontra con il padre e può essere l'immagine degli anni della contestazione, a Narciso figlio del comfort che rappresenta una figura molto attuale dove non c'è più differenza tra genitori e figli, si è tutti amici e ci si veste anche nello stesso modo, e infine Telemaco figlio di Ulisse e Penelope che attende un padre giusto, che metta ordine nella confusione generazione. Oggi ha ancora un senso la Festa del papà?

Non so se ha ancora senso la festa del papà, ma sono certo che deve avere ancora un senso la figura del padre. Quale è la funzione fondamentale della paternità? Non tanto quella di dire quale è il senso della vita – come accadeva prima del ’68 quando dominava la figura del padre padrone – ma testimoniare che la vita può avere un senso. Ecco quello che secondo me deve restare del padre: mostrare con la propria vita che la vita può avere un senso. Il che non significa porsi come un modello esemplare: nessun padre può dirsi ideale. Anzi i padri ideali sono dei veri incubi per i figli…

Oggi di che padre avrebbero bisogno i giovani? Come dovrebbe essere un buon padre?

Un testimone del desiderio. Qualcuno che vive con passione, slancio, desiderio appunto, ciò che fa. Non c’è bisogno che faccia prediche o che impugni la frusta. Nemmeno però che diventi amico dei propri figli. C’è bisogno che sia animato dal desiderio. E il desiderio non è il contrario del dovere. Un padre è qualcuno che testimonia che il desiderio può essere la vera forma del dovere.

Ma allargando lo sguardo a un figlio inteso come società, che figura di padre ci serve? Autorevole? Autoritaria?

Nel tempo del padre padrone l’ultima parola spettava sempre al padre. Sul senso della vita, su cosa è bene o male, giusto o ingiusto, eccetera. Non credo si debba avere nostalgia per questa rappresentazione patriarcale del padre. Oggi quello che conta è la trasmissione del desiderio da una generazione all’altra. Il grande problema delle nuove generazione è la fatica di desiderare, è l’assenza di vocazioni forti. Un padre dovrebbe essere un testimone di una passione. E’ questo che lo rende autorevole, non la voce grossa o lo sguardo severo.

In questa emergenza sanitaria che ci vede tutti coinvolti, dove molti ascoltano le regole ma tanti altri se ne fregano, non le pare che manchi il rispetto per la parola del padre-governo-autorità?

Le regole vengono disattese perché manca il senso della Legge. Le regole sono impedimenti esterni e uno può provare sempre a fare il furbo cercando di sottrarsi… Ma perché lo fa? Perché il nostro tempo sta perdendo il senso umano della Legge che non può essere ridotto al rispetto delle regole. Il senso umano della Legge non è un impedimento esterno ma si scrive nel cuore dell’uomo. Esso comporta l’acquisizione del sentimento dell’impossibile: non si può avere tutto, essere tutto, godere di tutto, sapere tutto…Perché questo si realizzi c’è però bisogno di testimoni che facilitino la trasmissione del senso della Legge da una generazione all’altra. Ecco cos’è per me un padre: qualcuno che contribuisce a trasmettere da una generazione all’altra il senso della Legge senza il quale le regole vengono disattese. Per questo ad esercitare la funzione del padre può essere anche una madre, un insegnante, un allenatore, un libro…

Tornando alle famiglie che devono trascorrere le loro giornate in casa con i figli per l'isolamento, può essere questa una occasione per recuperare il rapporto padre-figli? E come può essere recuperato e migliorato? La figura del padre vive un periodo di profonda crisi, viene poco riconosciuta, è poco presente, delega molto: può uscirne migliore da un periodo di convivenza forzata in famiglia o questo rischia di peggiorare i contrasti?

Il padre non è un amico, non è papi, non è un compagno di giochi… Io ho due figli adolescenti in casa… Sono come alberi rigogliosi in un serra stretta. Non hanno bisogno di dialogare con me ma vivono con difficoltà la lontananza dai corpi delle loro amiche e dei loro amici. Non possiamo certo sostituirli. Piuttosto io credo che questa sia una grande occasione per diventare civili, per fare sentire ai nostri figli che non ci si salva da soli, che la vita della città implica la solidarietà, che senza solidarietà la libertà è una illusione… Il che non toglie che si possa guardare un film insieme o giocare a carte. Ma i nostri figli non si accontentano mai, giustamente, dello stare in casa, dei legami famigliari. La loro vita esige un ossigeno diverso, esige di andare al di là del recinto della famiglia. Esige il viaggio, la scoperta, l’amore, la conoscenza. 

Maurizio Battista
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