23 settembre 2019

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02.09.2019

Interviste

E al Teatro Romano arriva
la «Transiberiana» del
leggendario Banco

Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso
Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso

Un'anteprima dal vivo del nuovo disco. Un concerto unico con un ospite speciale. Il Banco del Mutuo Soccorso, storica formazione progressive rock, riparte da Verona, dal Teatro Romano, dove questa sera alle 21 presenterà il nuovo album, "Transiberiana", uscito in tutto il mondo per l'etichetta internazionale Inside Out Music - Sony Music Group. A fare d'apertura, un ospite speciale che poi affiancherà la band romana: sarà Gianni Nocenzi, fratello di Vittorio, tastierista e compositore, fondatore anche lui del gruppo rock di "Darwin!", tra fine anni '60 e inizio anni '70.

Vittorio, perché ancora un concept album come "Transiberiana"?

«Perché volevamo che ci fosse una continuità con il formato delle nostre opere. La copertina di questo nuovo disco è una mappa a forma di salvadanaio e richiama la cover del nostro disco del '72, proprio a forma di salvadanaio. Da allora è il nostro simbolo in tutto il mondo».

"Transiberiana" è stato accolto bene all'estero, vero?

«La risposta della critica e del pubblico è stata entusiasmante: gli inglesi del mensile Prog, la bibbia del progressive, hanno scritto: "Gli italiani sono meglio... Questo è un disco che travalica il linguaggio". Sono dovuto arrivare a 70 anni per leggere "italians are better"! Fantastico!».

Ma i testi di "Transiberiana" sono anche in inglese?

«All'inizio li avevo fatti tradurre da un cantautore australiano e Tony D'Alessio (la nuova voce solista dopo la scomparsa di Francesco Di Giacomo, ndr) aveva cominciato a cantarli. Poi ho pensato: sono decenni che cantiamo in italiano in tutto il mondo e, a parte il primo disco, abbiamo sempre pubblicato gli album nella nostra lingua. Perché dovremmo cantare in inglese adesso?».

Vi considerate la parte colta del rock?

«Le nostre nonne, quando facevamo apprezzamenti sulla loro cucina, rispondevano: "Se ce lo metti, ce lo ritrovi". Cioè: se ci metti materia prima di qualità, il piatto esce buono e ritrovi quella qualità nel gusto. Lo stesso succede nella musica. Colto o non colto? Non so, entriamo in un campo difficile: cos'è cultura e cosa no? Meglio dire che il prog rock ha da sempre in odio e avversione la banalità e il luogo comune. Cercare una forma espressiva originale, mai superficiale, come idee e come scrittura, è uno degli scopi del progressive. Di sicuro nei nostri dischi ci abbiamo messo molto. E c'è molta sostanza anche in "Transiberiana". Ho selezionato con molta cura i nuovi elementi del Banco. Dovevano avere i miei stessi riferimenti, non solo musicali. A priori dev'esserci armonia fra tutti noi, per poter poi suonare insieme».

Qual è la prima domanda che ha posto ai nuovi musicisti?

«Ti piace l'amatriciana? È una domanda fondamentale perché la condivisione inizia a tavola e continua sul palco».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

G.BR.
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