24 settembre 2020

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21.03.2018

Interviste

Da Bagnoli al Trap,
il viaggio nei ricordi
di Piero Fanna

«Sono qua. Mi ha telefonato l’Elena del Verona e provo a dare una mano ad Alberto per la radiocronaca». Chi parla è Piero Fanna, dei due dipendenti gialloblù, uno non era ancora nato e l’altra era poco più di una bimba quando l’ala friuliana vinceva il campionato di B con l’Atalanta di Titta Rota. Fanna da un nerazzurro all’altro, visto che si riprenderà con l’Inter, dopo il ko di domenica. «L’avevo detto agli amici» racconta Pierino, protagonista dello scudetto gialloblù, «l’Atalanta ormai è da considerarsi una grande del nostro campionato e non una media-piccola. L’abbiamo visto contro l’Hellas. Società forte, tecnico capace e gruppo consolidato con Papu Gomez e Ilicic che sono di un’altra categoria». Fanna già nell’intervallo al Bentegodi aveva il capo chino, figurarsi dopo. «Non c’è stato nulla da fare, troppo forti» racconta il numero 7 di Osvaldo Bagnoli, «però bisognava magari perdere in maniera diversa. Cinque reti in casa sono davvero tante. Mi è capitato una o due volte in carriera, non ci ho dormito la notte».

DIMENTICARE IN FRETTA. Fanna però invita il gruppo a lasciarsi alle spalle tutto della domenica bestiale con l’Atalanta. «Dimenticare» dice, «e velocemente perchè l’Hellas ha già dimostrato di sapersi rialzare da batoste simili. E poi dopo l’Inter inizierà un mini campionato per il Verona con almeno quattro o cinque squadre alla portata dei gialloblù. Adesso conta restare uniti e lavorare meglio di gruppo».

MATOS E PETKOVIC. Piero Fanna che qualche «golletto» l’ha pure fatto in carriera non si sente di puntare il dito sui due attaccanti che devono ancora segnare. «Loro fanno un buon lavoro per la squadra. L’Hellas con gennaio ha chiuso anche un percorso fatto di alcune individualità come Caceres, Bessa, Pazzini e Zuculini. Ha ragione il mister, conta il gruppo. Ritrovarsi e ripartire.

L’INTER. Fanna ha vinto cinque scudetti suddivisi fra Juventus, Verona e Inter. Quello che sente più suo è senza dubbio quello con la maglia gialloblù. «Non bisogna andare a Milano da battuti. L’Hellas deve giocarsela. Anche all’andata per poco non riesce a strappare un punto alla squadra di Spalletti. Icardi al Real Madrid? Non lo so. Lui è una grande attaccante ma per diventare un campione deve lavorare anche per i compagni. Ultimamente la formazione di Spalletti si è ripresa. Candreva è un giocatore che mi piace molto come Perisic del resto ma per puntare al titolo serve ancora qualcosa ai nerazzurri».

IL TRAP E BREHME. L’Inter di Pellegrini e Castagner prsee Fanna il giorno dopo la vittoria dello scudetto del Verona di Bagnoli. In nerazzurro poi arrivò Trapattoni che non ebbe mai feeling con l’ala friulana. Fanna comunque l’anno del tricolore con l’Inter collezionò 14 presenze. «L’ho vinto non da protagonista diciamo» ammette con sincerità Pierino, «però ho giocato le Coppe ed ho militato insieme a gente come Matthaus e Brehme. Quest’ultimo secondo me un giocatore formidabile. Mai visto un terzino con la tecnica di Andreas. Per niente andò lui a tirare il calcio di rigore ad Italia ’90 che diede il mondiale ai tedeschi. Purtroppo con il Trap non c’è mai stata sintonia. A me piaceva correre, lui aveva un’altra idea di ala. Ugualmente sono riuscito ad avere una carriera fortunata».

VERONA SPUNTATO. Fanna ha un’idea. «Mi piacerebbe, finchè non tornano Kean e Cerci, vedere un giocatore come Verde più vicino all’area di rigore. Ha un sinistro micidiale e potrebbe fare qualche gol. Dietro sono convinto che si sistemerà tutto. Vukovic è stato un buon acquisto. L’Hellas per me è ancora in corsa per la salvezza».

NONNO HELLAS. «Ora appena posso corro dai figli. Faccio il nonno e sono contento. Mi tengo in forma correndo e giocando con gli ex gialloblù. Sarei davvero felice se il mio Verona si salvasse. Non vedo l’ora che rientri Cerci, ha i numeri per aiutarci a centrare l’obiettivo». Piero Fanna si sistema il berretto e se ne va. Ad un vecchio collega bergamasco racconta come a fine anni settanta il suo soprannome fosse «Vichingo». «E si» ride Piero, «all’epoca avevo i capelli biondi e numerosi».

Gianluca Tavellin
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