01 ottobre 2020

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19.05.2020

Interviste

C’era tutta la città allo stadio
Verona visse una vera favola

L'ala gialloblù si sta presentando solo davanti a Coccia
L'ala gialloblù si sta presentando solo davanti a Coccia

Piero sei contento che riaprono i parco giochi? La battuta è di capitan Tricella con la regia di Volpati, visto che Fanna, il turbo dello scudetto è super impegnato in questo momento. «È proprio così» ride l’ex ala gialloblù, «Leonardo, Tommaso e Alice. Sono loro i miei marcatori oggi. Sì, sì fanno li spiritosi, gli ho visti in tv quando hanno fatto là il collegamento, dei vecchietti», racconta Pierino.

È arrivato il 19 maggio...
Trentacinque anni giusti. Che emozione. Già un’ora prima eravamo entrati in campo e c’era uno stadio tutto gialloblù. Una domenica da favola per la città.

Con quale stato d’animo, visto che l’Inter...
Guarda ho fatto una settimana con gli occhi lucidi. Chiedete a mia moglie. Avevo un vulcano di sentimenti dentro. La mia famiglia, i miei compagni, tre anni stupendi, il mister Bagnoli e i tifosi. Dall’altra parte però la carriera e l’Inter. Avesse chiamata un’altra non ci sarei andato. Scelta molto difficile.

Scudetto vinto anche a Milano...
Si, ma il più bello resta il nostro a Verona. Neanche quelli con la Juve..

Già la Juventus, come andò?
Volevo giocare con continuità e accettai il Verona. Bagnoli mi capì al volo. Poche cose e semplici. Svariavo a destra e sinistra, grazie anche a compagni forti e intelligenti.

Con la Stella Rossa la miglior gara?
Si, sono d’accordo. Giocai a tutto campo e feci una grande serata. Ricordo l’applauso dei compagni nello spogliatoio. Poi segnai il rigore della vittoria. Certe giocate le ricordo ancora, sembra impossibile ma è così. E poi il gol a Zoff contro la Juve. Avevamo perso con Inter e Roma, pur non meritando. C’erano già delle voci strane su Bagnoli. Arrivava la Juventus. Avevo l’argento vivo addosso. Segnai e poi replicò il “Trice“. Anche quella fu importante, perchè poi partimmo e facemmo 17 risultati utili consecutivi.

Quella determinante?
Con la Lazio in casa nel 1985. C’era venuto il braccino, come si dice nel tennis. Eravamo vicini al traguardo e quindi tesi e in più venivamo dal ko col Toro e dal pari col Milan. E poi la Lazio, che ha picchiato dal primo all’ultimo minuto. Loro hanno fatto la partita dell’anno anche se ormai erano praticamente retrocessi. È stato un incontro molto duro. Tra l’altro, se non ricordo male, Torrisi si mangiò una rete clamorosa.

Dopo il gol, ti hanno raggiunto quasi in curva...
È vero. Ho corso come un matto perchè quella rete lì, significava aver vinto lo scudetto. Quel gol è stato il più importante della mia carriera.

Bagnoli ieri, Bagnoli oggi...
Di quel gruppo mi sa che sono il giocatore che è stato più con lui. Perchè pure a fine carriera, quell’anno disgraziato, tornai al Verona. Me lo sono goduto anche da giocatore. Lui ci teneva moltissimo. Con i vecchi gialloblù ha giocato sino a 70 anni. Ed abbiamo fatto tante partite insieme. Adesso almeno una volta ogni dieci giorni ci facciamo una bella camminata insieme. È stato il mio papà calcistico

Cosa fa ora la Serie A, riparte o no?
La sicurezza dei calciatori non ci sarà mai, come del resto quella delle persone. Se si vuol chiudere questo campionato lo si chiuderà in qualche maniera. Si è persa la poesia, però. I tifosi non ci sono, i club sono divisi e tanti giocatori hanno paura. E poi non ci sono date precise. Non sarà nulla come prima, troppo timore. Come fai a distanziare i calciatori sui corner. Chi si prende le responsabilità? Quello che conta è salute. Dispiace molto per il campionato bellissimo che stava facendo il Verona.

Gianluca Tavellin
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