02 aprile 2020

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15.11.2019

Interviste

Amitav Ghosh domani a Verona:
«Clima, la cecità ora è pazzia»

Amitav Ghosh e la copertina del libro, Neri Pozza
Amitav Ghosh e la copertina del libro, Neri Pozza

Amitav Ghosh, 63 anni, originario di Calcutta, è in Italia per presentare il suo nuovo romanzo, «L’Isola dei fucili» nel quale la letteratura si intreccia con una fortissima denuncia su cambiamento climatico, incendi, devastazioni, migrazioni e quindi guerre. Se la prima parte del libro è ambientata nelle Sundarban, le foreste di mangrovie del Golfo del Bengala, la seconda parte si svolge tra calli e campielli e canali di Venezia alle prese con l’acqua alta. Ghosh sarà domani,0via San Cosimo, 10, in collaborazione con Feltrinelli, per presentare al pubblico il suo ultimo romanzo pubblicato da Neri Pozza. Lo scrittore indiano, antropologo, è al telefono quando sta guardando in televisione le immagini del disastro di Venezia: «Sì, sto guardando, è qualcosa di agghiacciante e incredibile. Un vero disastro. Ho letto anche i giornali italiani, ottimi reportage.

C’è la responsabilità del cambio del clima, certo, ma anche l’uomo ci mette del suo o no?

Certo, ma è sempre così, c’è sempre la combinazione tra l’uomo e la natura all’origine di questi disastri, come in California con gli incendi, in India con le alluvioni a Mumbai. Da un lato il cambiamento climatico, dall’altro la distruzione provocata dall’uomo.

Nel romanzo «L’Isola dei fucili» proprio l’acqua è il fil rouge che unisce Golfo del Bengala e Venezia: perché?

Perché se Venezia è la città antica più bella del mondo, un gioiello unico, noi nel Goldo del Bengala abbiamo le foreste di mangrovie che sono rimaste selvagge, belle come è bella Venezia, una meraviglia della natura, popolate di tigri, coccodrilli, serpenti e animali incredibili. Ma noi stiamo distruggendo tutto questo.

Cosa si può fare subito?

Cambiare il modo di vivere, il nostro lifestyle. Perché qui non c’è solo il climate change, qui everything change. Tutto sta cambiando quindi da subito dobbiamo affrontare la grande emergenza. Mi sono piaciute le parole del presidente Conte su Venezia.

Il mondo appare fermo su questi temi: ci sono grandi pronunciamenti ma poi i governi non si muovono. O negano addirittura il cambiamento climatico...

È vero. Non stanno facendo niente, il mondo è fermo. L’accordo sul clima fa fatica a partire, mentre siamo di fronte a una crisi globale. Abbiamo molti focolai di crisi che stanno crescendo, simultaneamente: Bolivia, Amazzonia, brasile, Hong Kong, Medio oriente, Libia. Difficile capire come si possa intervenire per risolvere queste situazioni, però non certamente con il negazionismo. Trump continua a negare, persegue la “politica della barca armata”: non vuole farsi carico delle conseguenze di questa situazione e preferisce investire in armi, esercito e difesa.

Lei è stato tra i primi a sottolineare la relazione tra cambio climatico, migrazioni e guerre, ma ci sono Paesi come il nostro che devono affrontare l’emergenza da soli. Tutti vogliono venire in Europa, ma l’Unione europea non è molto attiva su questo fronte...

Le migrazioni per chi si sposta sono sempre una guerra; essere su un barcone e affrontare il viaggio della speranza è come andare in guerra, così è in Turchia, così è in Iran, così è in India. Assistiamo a enormi spostamenti di persone e dobbiamo trovare una soluzione globale. Invece l’Unione europea ha un atteggiamento molto complicato su questo fronte e ha lasciato da sole Italia, Spagna e Grecia.

Nei suoi romanzi lei intreccia grande letteratura a fortissime denunce: è un appello anche ad altri scrittori perché scrivano di questi temi?

Io non faccio romanzi di propaganda, faccio narrativa, scrivo racconti, il mio romanzo è su tutte le crisi del mondo che vediamo ora: migrazioni, incendi, ecologia. Penso sia impossibile scrivere ora dell’uomo di tutti i giorni senza capire le crisi che si stanno affacciando. È chiaro che spero siamo molti gli scrittori a interessarsi di questi problemi.

Lei aveva raccolto saggi e interventi nel libro-denuncia «La grande cecità», cioè la cecità dei grandi del pianeta di fronte a ciò che accade. Che cosa è cambiato?

Che la cecità è diventata pazzia. Solo i giovani e Greta Thunberg affrontano questi temi e sono una speranza per il futuro. E poi c’è papa Francesco con l’enciclica Laudato si’, un grande libro, molto umanistico, sui problemi dell’ambiente. Parole di speranza.

Maurizio Battista
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