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Viaggi & turismo

22.09.2019

Trekking in
Islanda tra
fuoco e ghiaccio

Come dei pionieri. I primi esploratori di un universo primordiale, di un mondo ancora immacolato. Questa la sensazione degli escursionisti che scelgono come vacanza un trekking in Islanda. Turisti in cerca di un’esperienza unica, fuori dalle rotte tradizionali e tutta da raccontare. Perché un viaggio nella Terra dei ghiacci è sinonimo di pace dei sensi. Significa riconciliarsi con il Creato, scoprire un’energia inattesa che consente di camminare senza sosta per ore, per scoprire il più possibile, ancora e ancora, correndo incontro a quegli orizzonti mai interrotti.



NATURA E PUREZZA La nostra «immersione» in questa natura davvero insolita e nell’aria purissima della parte più settentrionale dell’emisfero Boreale, comincia dalla capitale, Reykjavík. Da qui parte il percorso (55 chilometri nella parte sud-occidentale del Paese da coprire in quattro giorni, con cinque rifugi per rifocillarsi), da Landmannalaugar a Þórsmörk: il Laugavegur Trail, «Il sentiero delle sorgenti calde» da molti considerato il trekking più spettacolare del mondo. Provare per credere. A testarlo per noi sono stati Riccardo Orlandi, Riccardo Melotto e Stefano Guariento.


SORGENTI CALDE Dormiamo in centro al Kex Hostel, altamente consigliato. A dieci minuti a piedi dall’ostello c’è la fermata dell’autobus di Reykjavik Excursions in direzione Landmannalaugar, da dove parte il trekking. Pronti, via: quattro ore di autobus ci proiettano nell’Islanda più vera. Il primo giorno prevede una «passeggiata» tra vulcani e distese di lava fino a Hrafntinnusker, una montagna con in cima un piccolo ghiacciaio.


> GUARDA L'ISLANDA VISTA DAL DRONE


PANORAMI «FLUO» Il secondo giorno di cammino prevede partenza da Hrafntinnusker per giungere ad Álftavatn, attraverso una grande conca ricoperta di pietra lavica. A poche ore dall’arrivo, durante la discesa a valle, ecco aprirsi il panorama che mai dimenticheremo: un verde acceso, solcato dai fiumi e interrotto solo dalle acque del lago Álftavatn (adiacente all’omonimo rifugio), tra sfumature fluo e dolci formazioni montuose. Terza tappa: si parte da Álftavatn, ci attende Emstrur. E quando pensiamo di esserci abituati a questi sentieri delle meraviglie, la sorpresa: a pochi minuti a piedi dal rifugio, il canyon Markarfljótsgljúfur. Non segnalato nel percorso, è un vero spettacolo, quasi un regalo della natura. Partiti dalle pendici del vulcano Hekla, dopo quattro giorni di itinerario «epico», raggiungiamo la valle di Þórsmörk, tra i ghiacciai Tindfjallajökull e Eyjafjallajökull. E per chi ancora non ne avesse abbastanza, metta in conto qualche giorno in più proprio a Þórsmörk, circondata da fiumi, boschi (un panorama che qui non è così frequente), montagne e ghiacciai. Quello che si dice un paradiso terrestre. (e.pas.)

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