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Viaggi & turismo

25.01.2019

Templi, pagode
ed equilibrismi
nel Paese d'oro

Gli equilibrismi dei pescatori del lago Inle, una delle immagini-simbolo del Myanmar. FOTO TREVISANI
Gli equilibrismi dei pescatori del lago Inle, una delle immagini-simbolo del Myanmar. FOTO TREVISANI

I pescatori del lago Inle, che volteggiano sulle loro piccole piroghe, maestri nell'arte di stare in equilibrio, remando e raccogliendo i pesci nelle reti. La piana di Bagan, una distesa di oltre 3mila templi buddisti, pagode, dette anche «stupa», e altre rovine, datate tra il XI e XII secolo. E poi la Shwedagon Pagoda, a Yangon, meraviglia di armonia e splendore, soprattutto la sera, quando le ultime luci del tramonto accendono il colore dell'oro. Sono molti i tesori da scoprire del Myanmar e quello che un tempo era noto come Birmania, Paese dalla grande spiritualità, legato alle tradizioni, ancora per lo più sconosciuto al turismo di massa.

 

Tra le mete che più facilmente riescono a conquistare un pezzo di cuore c'è senza dubbio il lago Inle, raggiungibile attraverso l'aeroporto di Heho, nel Myanmar orientale. Un tranquillo specchio d'acqua, lungo 22 chilometri e largo 11, su cui si affacciano paludi e orti galleggianti, coltivati ad arte dagli abitanti dei villaggi locali, tutti rigorosamente su palafitte, e poi ancora isolette con tempi buddisti, mercati itineranti dove scoprire gli usi e i costumi birmani. Dal paese di Nyaungshwe, o in uno qualsiasi degli alberghi che costeggiano il lago, si può partire per una gita in barca alla scoperta dei vari villaggi, come quello di In Phaw Khone, dove sorgono laboratori tessili che ricavano tessuti dai fiori di loto, oppure Nampan, noto per le fabbriche di sigari, ma anche per la presenza delle «donne giraffa», appartenenti alla piccola comunità di Padaung.

 

Ma il villaggio più suggestivo è sicuramente Inthein, raggiungibile sempre in barca attraverso uno stretto canale che si snoda in mezzo a paludi, canneti e fitta vegetazione. È sulla collina di questo villaggio che sorge la Shwe Inn Thein Paya, un complesso di 1.054 stupa, molti dei quali segnati dal tempo.Imperdibile, nel viaggio in Myanmar, anche la piana di Bagan, al centro del Paese, a cui si accede tramite l'aeroporto di Nyaung U. Il giornalista e scrittore Tiziano Terzani scrisse: «Ci sono viste al mondo dinanzi alle quali uno si sente fiero di appartenere alla razza umana: Bagan all'alba è una di queste. Nell'immensa pianura, segnata solo dal baluginare argenteo del grande fiume Irrawaddi, le sagome chiare di centinaia di pagode affiorano lentamente dal buio e dalla nebbia: eleganti, leggere; ognuna come un delicato inno a Buddha». E, in effetti, proprio così si mostra Bagan alle prime luci dell'alba.

 

A fare da corollario, ora, anche il dispiegarsi di decine di mongolfiere, che solcano il cielo, rendendo l'atmosfera ancora più suggestiva. Dalla poesia di Bagan si passa a Yangon, la più grande città del Myanmar con oltre 4,5 milioni di abitanti, ma non priva di fascino. Oltre al tradizionale mercato Bogyoke Aung Sang Market, ai laghetti Kandawgy e Inya, tappa imprescindibile è la Shwedagon Pagoda, uno dei luoghi più sacri del buddismo, un maestoso complesso religioso dove sorge uno «stupa» interamente ricoperto d'oro, diamanti e pietre preziose, che svetta a 98 metri d'altezza dominando la città.

Manuela Trevisani
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