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01.02.2009

Solingo, non solo «Rockpolitik»

Lo hanno chiamato in mille maniere: artista, fumettista e regista, ma «il termine che più si avvicina a quello che sono è art director, perché è quello che so fare meglio: sviluppare vari talenti fra loro e dirigerli in un'unica direzione».
Questo è Solingo, nome d'arte di Elia Cristofoli, veronese, classe 1979; uno che, partito come disegnatore («Avevo 15 anni quando la Pigna ha pubblicato la mia prima linea di cartotecnica»), è arrivato a creare l'immagine tra manga e cartoon del Celentano di «Rockpolitik«, collaborando con aziende e case di produzioni quali Media Group, Run Multimedia e Kappapiù.
«Ho lavorato a diversi video, sia musicali (Laura Pausini, Piero Pelù, Omar Pedrini) che commerciali, nel ruolo di direttore artistico, animatore e graphic-designer. Dal 2004 sono titolare della Solingo Visual Arts, dove mi occupo di immagine a 360° per gruppi e artisti di ogni livello e genere, creando photoset, videoclip, artwork e cover di dischi, oltre che siti web. Oggi sono direttore artistico di TheLab, la divisione dello studio Kappapiù (del regista Giangi Magnoni, altro director veronese di livello nazionale, ndr), dedicata al settore discografico».
Dalla sua, Elia/ Solingo ha una marcia in più. «Mi contraddistingue, presumo, la mia cultura musicale. Molti discografici e registi fanno quello che fanno solo per mestiere ma di musica non ci capiscono granché. Io sono cresciuto con la musica nel sangue. Rock, blues, jazz, metal, hardcore: adoro tutti i generi, a parte il reggae, e li conosco molto bene. So di cosa sto parlando se una band suona prog piuttosto che post-rock o EBM. Questo rassicura i gruppi che vengono da me perché, se mi danno dei nomi di riferimento, di sicuro ce li ho nella mia collezione di dischi. Di fondo ascolto sempre la musica dell'artista di cui mi occupo. La ascolto così tanto da poterne fare una recensione. Leggo i testi, faccio domande e voglio sapere le emozioni e le sensazioni delle band con cui lavoro. Cerco di entrare nella loro musica e di inquadrarne l'estetica adatta. Ovvio, ci sono delle variabili. Avere a che fare con le case discografiche, per esempio, limita la mia libertà d'azione».
Il lavoro di cui va più fiero «è il primo videoclip da regista per la metal band Riul Doamnei»; quello che migliorerebbe «è senza dubbio "Rockpolitik" di Celentano. Se l'avessi seguito come direttore artistico anziché come disegnatore/ animatore, avrei dato il meglio di me, fornendo al prodotto un'immagine più omogenea».
Quello con il Molleggiato, però, resta «un progetto molto importante per la mia crescita. Ci ho lavorato con la Run Multimedia di Morbioli, un lavoratore instancabile (ma non capisco perché si ostina ad usare il Quantel per montare) ed è stata una bella esperienza, soprattutto quando siamo andati negli studi Rai di Cologno Monzese dove ho conosciuto Celentano. Un mito». G.BR.

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