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Salute & Benessere

06.05.2020

Occhio ai vostri occhi

Il boom dello smart working legato alla diffusione della pandemia può diventare un problema per la salute dei nostri occhi
Il boom dello smart working legato alla diffusione della pandemia può diventare un problema per la salute dei nostri occhi

Smart working. Ci siamo abituati a ripetere questa parola, in questo periodo di blocco totale per la pandemia. Il lavoro agile per qualcuno era già una realtà, per altri lo è diventata viste le regole che segnalano l’importanza del distanziamento sociale. Stare a casa, specie se si lavora ma non solo, può avere comunque ripercussioni sul benessere degli occhi. Perché se prima c’era comunque la pausa caffè o una breve passeggiata con i colleghi per rilassarsi, ora c’è il rischio di rimanere a lungo davanti a Pc, tablet o simili, anche perché l’ansia di avere informazioni su quanto sta avvenendo ci tiene davvero incollati agli schermi, che in genere sono più piccoli di quelli disponibili in ufficio. Così, in epoca di smart working, non dobbiamo dimenticarci di fare una manovra tanto semplice quanto banale, di cui spesso ci dimentichiamo perché manteniamo le palpebre sbarrate nello sforzo di non perdere nemmeno una lettera dell’email che riceviamo, nel leggere un articolo o nel guardare un breve video. Continuando in termini anglosassoni, la parola magica è Blink. Ovvero ammiccare, aprire e chiudere gli occhi a cadenza fissa e strizzare le palpebre, se proprio non riusciamo a ricordarci di farlo, presi dall’attività lavorativa o, per qualcuno, ludico-informativa. Se è vero quindi che la quarantena ci permette di cambiare spesso aria, aprendo le finestre, è altrettanto innegabile che dobbiamo trovare i giusti spazi per preservare i nostri occhi. A tutte le età. Perché quando leggiamo con attenzione da vicino senza prestare attenzione all’ammiccamento, possiamo rischiare di più di andare incontro al problema dell’occhio secco, come bruciore e fastidi vari. «L’esposizione prolungata a schermi digitali determina una più rapida evaporazione del film lacrimale, quel sottile strato di liquido che riveste la superficie oculare», spiega Stefano Barabino, responsabile del Centro Superficie Oculare e Occhio Secco dell’Ospedale Sacco di Milano. «Il motivo risiede proprio nello scarso o incompleto ammiccamento. Gli occhi vengono strizzati meno di frequente e questo rallenta la diffusione del film lacrimale sulla superficie dell’occhio con conseguenze che vanno dall’affaticamento al bruciore, dall’irritazione al dolore. Se lo stimolo persiste a lungo questo provoca una infiammazione che può diventare cronica. Studi hanno dimostrato che la visione di fronte a schermi digitali determina una diminuzione del rateo di ammiccamento del 40%». Insomma: anche nel lavoro agile, o comunque nelle letture a casa, ricordiamoci di sbattere le palpebre. Questo meccanismo naturale serve a mantenere intatto il film lacrimale, un sottile strato di acqua e grassi sulla superficie dell’occhio che ci fa vedere nitidamente e ci protegge da corpi estranei e sostanze irritanti. Fissare gli schermi per periodi prolungati significa sbattere le palpebre meno di frequente e quindi può aumentare il rischio di sviluppare i sintomi dell’occhio secco. Come detto, se questa regola vale per gli adulti e gli anziani – la sindrome diventa particolarmente frequente con l’avanzare dell’età e nelle donne dopo la menopausa - non si debbono dimenticare i giovani. «Basti pensare che ogni minore di 18 anni accede ai social media innumerevoli volte al giorno e anche i contenuti video che prima erano fruiti in televisione oggi si vedono sugli schermi degli smartphone», conclude Barabino. «Questo significa una enorme quantità di visione da vicino che porta a stanchezza oculare e disturbi della visione di varia entità che possono avere un impatto sullo sviluppo fisico, sociale ed emotivo». Occhio agli occhi, insomma. E non dimentichiamoci di ammiccare, per il benessere della vista.

Federico Mereta
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