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Salute & Benessere

10.02.2020

La terapia del canto per restare giovani

Vi piace cantare? Non fatelo da soli, soprattutto se avete i capelli bianchi. Ed anche se non siete propriamente dei grandi artisti, non vergognatevi ed unitevi ad un coro, sia esso quello classico della parrocchia sia quello che riprende le canzoni di montagna. Scegliete insomma ciò che più vi piace e si addice alle vostre corde, ma «occupatevi» con la musica. L’esperienza del coro si può rivelare una panacea per il fisico e per la mente.

 

Ogni emozione influenza infatti il nostro modo di respirare. Quando ci spaventiamo o ci arrabbiamo, per esempio, tratteniamo il respiro. Così facendo non cambiamo le cose, e aggiungiamo problemi, legati soprattutto alla mancata dilatazione dei polmoni e al conseguente ruolo «alterato» del diaframma. Il risultato è che alla lunga questo muscolo rischia di spingere verso il basso gli organi dell’addome e a far lavorare male i muscoli della colonna vertebrale, e si aumenta il rischio di dolori e acciacchi. Prendere respiro dal diaframma, invece, significa mantenersi in forma.

 

Con una corretta respirazione, che occorre imparare, si arriva ad immettere nei polmoni una gran quantità di aria facendo attenzione a non gonfiare troppo la cassa toracica e senza alzare le spalle. L’aria inspirata viene spinta verso la pancia, convogliando così l’aria nella parte bassa dei polmoni e costringendo il diaframma a spostarsi verso il basso sotto la spinta dei polmoni. Risultato: si respira meglio. La scienza conferma il valore dell’originale «terapia»: emettere le note cercando l’aria giù in fondo alle vie respiratorie significa fare una vera e propria ginnastica del respiro. E quindi migliorare il benessere, anche e soprattutto nella terza età. Si tratta infatti di un esercizio in piena regola.

 

Con l’aumentare dell’età cala progressivamente la funzionalità respiratoria e in presenza di patologie molto diffuse, come appunto la Bpco e l’asma, si verifica un’ostruzione dei bronchi attraverso cui l’aria dovrebbe correre liberamente. Il canto diventa quindi una vera e propria ginnastica respiratoria che fa lavorare al meglio i muscoli dei bronchi, favorendone la dilatazione. Ma limitare i benefici del cantare in gruppo al solo aspetto fisico è tremendamente riduttivo. Sotto il profilo emotivo e psicologico, infatti, cantare assieme agli altri, essere «costretti» a seguire timbri e ritmi indicati dallo spartito e dal maestro, mettersi in gioco per rilassarsi regolarmente possono essere armi fantastiche per il morale.

 

Quando cantiamo si attivano nel cervello diverse aree, legate non solo al meccanismo della memoria e dell’attenzione ma anche a veri e propri circuiti emotivi. Ma soprattutto occorre ricordare un fatto: quando una persona canta tende a produrre autonomamente un effetto antidepressivo con miglioramento del tono dell’umore. Grazie al canto infatti si mette in moto un meccanismo che in qualche modo favorisce la secrezione di dopamina: la presenza di questo neurotrasmettitore è ovviamente associata al piacere e questo spiega perché cantando ci si sente meglio.

 

Sintesi rapida: trovarsi assieme agli altri per intonare un canto ci fa sentire meglio. E poi la compagnia del coro, l’impegno per le prove, la necessità di incontrarsi sono tutti meccanismi che fanno partire una serie di aspetti positivi che definirei “effetto socializzazione. Proprio questo particolare impatto è di grande significato: articoli scientifici apparsi sul Journal of Gerontology segnalano come esista la possibilità di migliorare la funzione sociale della persona anziana proprio grazie alle attività di gruppo. E magari, cantando può anche migliorare la memoria: la musica può far riaffiorare ricordi che pensavamo ormai sepolti nella mente.

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