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Salute & Benessere

13.05.2019

La soluzione
antistress? Imparare
a respirare

La soluzione antistress? Imparare a respirare
La soluzione antistress? Imparare a respirare

Si calcola che una vita media di 80 anni si componga di circa 650 milioni di respiri. Questo numero incredibile di soffi ripetuti come un mantice, rende attiva la vita dell'uomo, che esalando un ultimo respiro se ne va. La vita è essenzialmente questo: un lungo ripetersi di respiri. Ad ogni pensiero, azione, sogno, attesa. Il processo spontaneo del respiro si adatta al nostro modo di vivere e alle emozioni: accelera, si contrae, sbuffa, si affanna. A volte si spezza. Questa attività dei nostri polmoni coincide, poiché inspirazione ed espirazione sono separate solo nella descrizione verbale, ma sono movimenti di un unico atto, all'unisono e coesistenti: il doppio volto della medesima realtà inscindibile. Si raccoglie ossigeno ed energia, e si rilascia anidride carbonica e scarto.Respirare è il primo dei bisogni fisiologici e se non è soddisfatto lascia il minor tempo di sopravvivenza. E proprio perché è il primo ed indispensabile, la sua armonia o disarmonia è importantissima nel determinare l'equilibrio e la salute del nostro sistema neurovegetativo. «Normalmente respiriamo in modo scorretto, molto simile all'apnea», spiega Luca, operatore olistico, «perché facciamo piccoli respiri corti con la parte alta del torace e non invece lo sforzo di riempire bene i nostri polmoni con un respiro profondo, che parta più giù, dal diaframma. Non abbiamo un'educazione a questo tipo di movimento. Bisognerebbe, in termini pratici, fare quella che io definisco "una bella abbuffata di aria fresca e ossigenata", perché più ossigeno immettiamo nel nostro corpo e più in salute lo conserviamo, dal momento che molte alterazioni si sviluppano in ambiente anaerobico. Allenando il respiro con una certa disciplina», aggiunge Luca, «rivitalizziamo il nostro organismo di energia, liberandolo dalle tossine. Di conseguenza, la rabbia sfuma, la tensione si allenta e si sviluppa maggior propensione al sorriso. L'apertura della gabbia toracica nell'atto della respirazione rivitalizza corpo e mente».E' utilissimo e salutare abituarsi alla respirazione profonda, avvicinandosi a quello che Gurdjeff definiva «il ricordo di sé», ossia un esercizio di presenza. Perché respirare è di per sé un atto meccanico, che avviene naturalmente, ma del quale è sano prendere consapevolezza. Come? Cominciando da semplici accorgimenti. Per esempio, come consiglia Luca, abituandoci a fare un bel respiro alla mattina appena alzati dal letto. O come insegna la Mindfulness attivando a intervalli di tempo il suono di una campanella che, distogliendoci dalla routine, ci «costringa» a fare tre bei respiri profondi. La tecnologia consente, con le App degli smartphone, di essere agevolati in questo. In rete, inoltre, si trovano ottime meditazioni guidate sul respiro, di varia durata: 10, 20 o 30 minuti, da effettuare anche da seduti. Quando la mente vaga e tende a portarci altrove, solo la respirazione consente di entrare in contatto con il nostro essere nella sua totalità, percependo il contenuto dei nostri pensieri. E con gentilezza, come un respiro lieve, siamo in grado di accoglierli, senza combatterli. Di lasciarli andare senza trattenerli, riportando l'attenzione al respiro di questo momento. Perché c'è sempre un nuovo respiro, in ogni momento, a cui possiamo tornare.

Germana Cabrelle
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