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Salute & Benessere

06.10.2019

Il bambù risorsa per l’ambiente

Fabrizio Pecci, presidente del Consorzio Bambù Italia, le nostre zone sono molto vocate
Fabrizio Pecci, presidente del Consorzio Bambù Italia, le nostre zone sono molto vocate

Può essere utilizzato per preparare deliziosi manicaretti, ma anche per costruire mobili, produrre energia e catturare le polveri sottili. Sono circa 1.500 le applicazioni del bambù, pianta dalla diffusione crescente, coltivata anche in diverse località del Vicentino, del Veronese e del Bresciano, lungo una fascia di territorio che si identifica con la Pianura Padana, territorio vocato alla coltivazione di questa pianta dalle mille proprietà. Il bambù trova applicazioni nei campi più disparati: i suoi germogli sono molto apprezzati nel settore alimentare, ma può essere utilizzato anche per la cosmetica, la produzione di filati o per impieghi architettonici e ornamentali. Senza contare l’impiego nell’eco-industria: la biomassa originata dal bambù è utilizzata per la produzione di cellulosa, agroenergia e mangimi. La pianta è poi una risorsa per l’ambiente: molti esperti ritengono che un ettaro di coltivazione di bambù assorba una quantità di anidride carbonica pari a quella di 5 ettari di bosco. Le foglie catturano le microparticelle di polveri e pulviscolo presenti nell’aria. L’apparato radicale tiene compatto il terreno, prevenendo frane e smottamenti, mentre la pianta trasforma eventuali contaminanti presenti nella terra, rendendoli meno tossici. Le prime piantagioni in Italia nascono tra il 2015 e 2016; oggi i “bambuseti” sono diffusi da nord a sud, su circa 2 mila ettari. «La coltivazione di bambù è un'alternativa alle colture tradizionali – spiega Fabrizio Pecci, presidente del Consorzio Bambù Italia, realtà nata nel 2014 assieme al progetto Onlymoso con l’obiettivo di diffondere le piantagioni di bambù gigante -. Attraverso un unico investimento iniziale, che tramite il consorzio viene supportato con importanti contributi e agevolazioni, si può costruire un bambuseto il quale, durando in media oltre 100 anni, può garantire una diversificazione di produzione agricola. Se le coltivazioni seguono il giusto protocollo, si possono raggiungere rese annuali importanti, valorizzabili tra i 20 mila e i 40 mila euro per ettaro». La diffusione del bambù ha una richiesta sempre maggiore da parte di agricoltori anche nel Vicentino. «Questo territorio si adatta molto bene alla caratteristiche richieste dal bambù – sottolinea il responsabile marketing del Consorzio Bambù Italia, William Casadei -. In molte di queste aree ci sono stati danni a diverse colture a causa di tempeste e acquazzoni. Il bambù, invece, non soffre di fronte a fenomeni atmosferici drastici, in quanto si comporta come un cammello: immagazzina l’acqua nei periodi di pioggia, la trattiene e la rilascia gradualmente, autoalimentandosi, nelle fasi di siccità. Inoltre stiamo puntando sulla produzione di biomassa e qui al nord ci sono molti stabilimenti che utilizzano questo tipo di materiale per produrre energia».

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