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10.02.2019

Norvegia, dopo il boom si comincia a frenare

Christina Bu, segretario generale dell'Associazione Norvegese Veicoli Elettrici. Il Paese ha investito molto nella diffusione delle auto a batteria
Christina Bu, segretario generale dell'Associazione Norvegese Veicoli Elettrici. Il Paese ha investito molto nella diffusione delle auto a batteria

¬ Parlando di auto e di ecomobilità, la Norvegia, a cominciare dal principe ereditario Haakon, si sta spostando sempre più verso l’elettrico, tanto che a fine anno - lo ha dichiarato Christina Bu, segretario generale dell’Associazione Norvegese Veicoli Elettrici - si dovrebbe superare il fatidico 50 per cento delle immatricolazioni di veicoli a propulsione elettrica rispetto alle altre tipologie di motori. E nel 2030 potrebbero esserci in circolazione 1,5 milioni di auto a batteria. Un record in un Paese che ha una popolazione che supera di poco i 5 milioni di abitanti. La Norvegia, paradossalmente, è anche il maggiore produttore europeo petrolio e gas. Gli enormi ricavi legati all’esportazione del greggio permettono al Paese di vantare il Fondo sovrano più ricco del mondo, con un valore di oltre mille miliardi di dollari. Un fiume di denaro, quello garantito dalla produzione di combustibili fossili (da vendere agli altri Paesi) con il quale sono stati finanziati negli anni anche i cospicui incentivi alle auto elettriche. Un rapporto, recentemente pubblicato in Francia da Autoactu, evidenza però un mutamento nell’atteggiamento delle autorità e di molti altri attori della mobilità in Norvegia. È il caso dei pedaggi urbani, che stanno aumentando anche per le auto elettriche: la spesa giornaliera è passata dal corrispettivo di 10 dollari a 15 dollari. E stanno scomparendo alcuni vantaggi specifici, come la sosta gratuita o la ricarica delle batterie nei parcheggi pubblici a costo zero, anche perchè le colonnine di ricarica non bastano mai. Anche il privilegio di usare le corsie dei bus è ora condizionato in alcuni casi alla presenza di almeno due persone a bordo, in quanto le autorità affermano che ci sono troppe auto elettriche nelle ore di punta, e ciò causa ritardi ai mezzi pubblici. Anche le esenzioni fiscali - che erano state garantite fino al 2021 - sono sempre più messe in discussione. Gli incentivi all’acquisto di auto a emissioni zero sono elevati, da 5mila a 10mila euro, ma ci sono anche importanti sconti su tassa di circolazione e agevolazioni sulle assicurazioni. «In Norvegia abbiamo sovvenzionato le auto elettriche perché i loro livelli di emissioni di anidride carbonica sono inferiori rispetto a quelle convenzionali», ha osservato Bjart Holtsmark, ricercatore del Norwegian Institute of Statistics. «Ma ci sono molti altri costi sociali di cui tenere conto, come ingorghi e incidenti, indipendentemente dal tipo di auto». A proposito di emissioni: le vetture elettriche, più pesanti di quelle tradizionali, producono comunque livelli elevati di polveri sottili legati all’usura dei freni e al rotolamento degli pneumatici. Insomma, il motore è verde, ma il resto no: queste polveri inquinanti rappresentano il 50% di quelle prodotte complessivamente da un veicolo. Si scopre anche, secondo il più grande assicuratore norvegese, che le auto elettriche sono coinvolte in incidenti il 20% in più rispetto ai modelli diesel o benzina, a causa della loro capacità di accelerare da fermo molto più rapidamente, ma anche di essere molto silenziose: un paradosso che in realtà impedisce di percepire l’arrivo di un veicolo. I modelli elettrici sono dunque più puliti per quanto riguarda il motore, ma cominciano ad essere messi in discussione. La loro incentivazione ha un costo enorme e il contributo alle entrate fiscali è inferiore: oggi per la Norvegia sono 2,6 miliardi di euro in meno rispetto al 2007.

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